lunedì 14 aprile 2014

The Movements - Like Elephants 2 (Crusher/Sunrise Ocean Bender, 2014) / #review

poco più di un mese fa la crusher records ha pubblicato like elephants 2, quinta prova lunga di questi svedesacci col rock'n'roll nel sangue e gli acidi nel cervello, e secondo tomo dell'opera like elephants (a maggio entrambi i tomi usciranno su LP per sunrise ocean bender).
l'aver trattato e ritrattato la materia the movements innumerevoli volte (se fossi stato immensamente pigro avrei aperto una parentesi e l'avrei riempita di piccoli avverbi di luogo qui, qui e qui) ha fatto sì che mi trovassi il disco tra le mani (trad: gli mp3 sullo schermo) quasi un mese in anticipo sull'uscita ufficiale.
il che fa due mesi.

due mesi che lo ascolto a ripetizione, potrei mentire: due mesi che provo ad ascoltarlo sarebbe senz'altro più corretto...
e che accadrebbe se ci provassi seriamente? 

lo metto la prima volta e non mi piace, esco deluso dall'ascolto. ci provo e ci riprovo infinite volte finché alla fine, una di quelle infinite volte, con il volume un po' più alto del solito, mi entra dentro con prepotenza poetica.  

(love, who, neil young, byrds, steppenwolf, baby woodrose, soundtrack of our lives, e nominateli voi che mi annoia e voglio godermi il disco)

...yesterday, now and forever pesta che è una bellezza, pesta sfrontata con grazia e sguaiatezza, e il sangue che ribolle e le slides e i colori del farfisa, è dura come una roccia e calda come l'inferno la stronza (e davvero, a voler sindacare, ne avremmo ascoltate volentieri altre, di quest'ardente risma). l'epica rock, psichedelia #westcoast e #pacificnorthwest di six feet under regala brividi: la band c'è tutta, macina chilometri di grano giallo oro e scrive cose davvero belle e le arrangia con maestria.

...e gli acidi sussurri di stolen love, e quella voce che si stacca da terra e vola alta a tirar su un rock'n'roll da urlo; e quell'assolo, quello sporco ruvido epico fottutissimo assolo... e la ballata la ballata amici miei, che si realizza dolcemente nel piano acre e oscuro di icecold. e i krauti in salsa inglese di give it to me: che mangiata porco il cane, con quel metronomo al collo e gli acidi che spingono forte!

...e il quadretto younghiano di redemption, struggente da far schifo e da lasciar di stucco, pretende solo silenzio e rispetto. e il prisma di winter's calling, una scrosciante cascata di colori suadenti, che mirano allo spazio con nenie smielate e livide scorribande rockblues.

un discone, al quale manca giusto un pizzico di impura e grezza energia, di ansia e pericolo insomma, per sfondare adeguatamente le casse ed entrare nella lista dei dischi memorabili.
ma soprassederò, ché di classici di questo calibro ne ho sempre più bisogno.

(e ho scritto una recensione - ma davvero questa roba era una recensione? - di minuscole, perché di maiuscolo c'è solo l'ELEFANTE)

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