lunedì 17 febbraio 2014

AA.VV. - Loves You More, a tribute to Elliott Smith (Niegazowana, 2013)

I tribute albums non fanno per me, devo ammetterlo. Sarà per via della mia naturale avversione alla nostalgia, senza dubbio. Sarà per via del fatto che se mi metto ad ascoltare un tributo è perché sono fan del tributato, e allora preferisco andare ad ascoltarmi gli originali. 
Fatto sta che, scavando tra i buchi della memoria, faccio una gran fatica a scovare qualcosa. Sforzandomi un poco e gugolando come se non ci fosse un domani, riporto alla mente The Jeffrey Lee Pierce Sessions Project, Nativity In Black, This Is Where I Belong, Radiodread e The Song Ramones The Same (l'unico  degli elencati di cui posseggo l'originale). Poca roba, anche bella per carità, ma che il mio incoscio si rifiuta di catalogare e posizionare al livello delle collezioni di originali.

Stesso destino, probabilmente, toccherà a questo Loves You More (pubblicato dall'etichetta indipendente pavese Niegazowana) che, a quanto mi risulta (o meglio, a quanto risulta a wikipedia), è il settimo album di tributi collezionato dal grande songwriter americano a dieci anni dalla tragica scomparsa. Ciònonostante, l'adorazione per il tributato e la curiosità derivata dal fatto che mi trovo di fronte, in questo caso, ad un album tutto interno alla scena indie rock italiota (scena? boh!), mi spingono ad andare avanti. E faccio bene. Perché alla fine, a prescindere dalla dispensabilità del progetto, il disco merita, ed è una buona occasione (lo dico da fan, ma una capatina la consiglio a tutti) per (ri)ascoltarsi brani entrati a tutto diritto nel novero delle canzoni pop più belle di sempre. 

Non dirò una parola, per evitare di sciorinare rosari di bestemmie, degli stravolgimenti. Saluto, invece, con vivo compiacimento le interpretazioni che mostrano personalità pur restando in qualche modo aderenti alle originali: vi segnalo, in particolare, la bella versione beatlesiana di Waltz #2 proposta da Dellera, il folk rockeggiante di Son of Sam dei C+C=Maxigross, la Little One di Dilaila, che perde un poco l'afflato psichedelico diventando quasi un merseybeat (e qui la voce femminile rende davvero bene), il gentile e ispirato trattamento elettronico riservato a Bottle Up and Explode da Emil feat I Cani Giganti... Bellissima anche The White Lady Loves You More, che i Jennifer Gentle spogliano dello spirito folk e rivestono di un'attraente aurea teatrale, e Between The Bars, ammantata di oscurità e perdizione da Mr. Henry, con banjo e voce sussurrata a dirigere l'orchestra. Infine, i Vanillina (il chitarrista/cantante Davide Lasala è l'ideatore del progetto, NdR), ai quali spetta il compito più difficile, quello di renderci il pezzo più famoso di Smith, Miss Misery. Promossi a pieni voti, essendo riusciti a trasformare la canzone in un brano rock senza farne scempio.

Poco importa, al sottoscritto, delle decisioni che hanno spinto questi artisti a coverizzare un brano piuttosto che un altro, e non andrò certo a lamentarmi della mancanza di pezzi che amo giusto per dare fiato al palato e mostrare quanto sono figo, quanto ne so IO della bellezza di Elliott Smith, io so io e voi non siete un cazzo! Però tutto questo risentire Elliott mi ha riportato alla mente il piccolo tributo che gli aveva dedicato qualche anno fa il romano Sterbus. Non c'entra un cazzo con l'album in questione, non essendo la canzone tra quelle compilate, ma vorrei condividerla lo stesso. Diciamo che sarebbe potuta essere una buonissima bonus track di Loves You More (potete accaparrarvi l'album qui), non credete?

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