giovedì 27 febbraio 2014

Sneers - For Our Soul-Uplifting Lights To Shine As Fires (Brigadisco, 2013) / #review

Gli Sneers sono un duo italiano formatosi in esilio a Berlino nel 2011 per opera di Maria Greta Pizza (voce e chitarra) e Leonardo Stefenelli (batteria), che giunge oggi, grazie alla collaborazione con Brigadisco Records, all'esordio discografico.  

For Our Soul-Uplifting Lights To Shine As Fires, introdotto dalla bella copertina disegnata in olio su tela da Leonardo, suona come i Sonic Youth dei primi anni '80 (quelli del "Sonic Youth" EP, di "Confusion Is Sex" e "Bad Moon Rising") ma più scheletrici e cupi. Quasi doom, oserei dire. Come un ideale jam tra gli Swans e Miss Lydia Lunch.

Il loro è un noise rock minimale dalle tinte oscure, che circuisce e tormenta timpani e neuroni senza curarsi troppo degli effetti (ed è un bene); un bad trip colmo di pathos e angoscia, una collezione di inni al peccato e alla blasfemia (un titolo come As A Creator, I Bet You Did Create Disease dice tutto) intrisi di calda umanità (il grande maestro Nietzsche avrebbe gradito senz'altro). La struttura delle canzoni è semplice e ripetitiva (ossessiva è il termine più appropriato), con la batteria e la chitarra a disegnare apocalittici scenari (dark)ambientali e noise-wave, venendo in rilievo a tratti, per sporcare e arringare le intense performance vocali di Maria. Per dilaniarne le preghiere. Quando i due strumenti "sbroccano", le canzoni si trasformano in rigidi e turgidi noise rock che sembrano sempre sul punto di deflagrare incontrollati, litanie no-wave adagiate su tappeti sonori sinistri e rumorosi. 

Fatevi largo tra le piaghe oscure di For Our Soul-Uplifting Lights To Shine As Fires e concedetegli un attento ascolto, e alla fine vedrete che non riuscirete a liberarvi tanto facilmente di pezzi come As A Creator, I Bet You Did Create Disease (uno dei pezzi più violenti del lotto), la no-wave doom di Shrieks o la spastica preghiera in odor di Sonic Youth di Growth, che racchiude uno dei momenti più melodici dell'album. Che forse difetta in luce e melodia, ma le buone idee e la buona musica, quelle davvero non mancano.

lunedì 24 febbraio 2014

James Leg - Oh, Sinner Man / #songs #streaming

Non fregherà un cazzo a nessuno, o bene che vada a pochi perdenti innamorati dell'anima sporca e marcia del rock'n'roll, che si entusiasmano per oscuri blues urbani che scalciano e vomitano bile a ogni passo di danza. Ecco, io sono uno di quelli, i dischi dei Black Diamond Heavies sono stati a lungo una colonna sonora necessaria delle mie giornate provinciali e un nuovo disco di Mister Raucedine James Leg è un piccolo evento.

Uscirà a maggio per i tipi della Alive Naturalsound, titolo ancora da definire, e questa Oh, Sinner Man è il primo estratto. 
Il classico soul blues di Nina Simone viene violentato e trasformato in un horror blues ruvido e marcissimo, tormentato dal solito inseparabile fender rhodes e dalla voce post-waitsiana di Leg. Ascoltiamo e riascoltiamo e ne vogliamo di più, crrrristo!

lunedì 17 febbraio 2014

AA.VV. - Loves You More, a tribute to Elliott Smith (Niegazowana, 2013)

I tribute albums non fanno per me, devo ammetterlo. Sarà per via della mia naturale avversione alla nostalgia, senza dubbio. Sarà per via del fatto che se mi metto ad ascoltare un tributo è perché sono fan del tributato, e allora preferisco andare ad ascoltarmi gli originali. 
Fatto sta che, scavando tra i buchi della memoria, faccio una gran fatica a scovare qualcosa. Sforzandomi un poco e gugolando come se non ci fosse un domani, riporto alla mente The Jeffrey Lee Pierce Sessions Project, Nativity In Black, This Is Where I Belong, Radiodread e The Song Ramones The Same (l'unico  degli elencati di cui posseggo l'originale). Poca roba, anche bella per carità, ma che il mio incoscio si rifiuta di catalogare e posizionare al livello delle collezioni di originali.

Stesso destino, probabilmente, toccherà a questo Loves You More (pubblicato dall'etichetta indipendente pavese Niegazowana) che, a quanto mi risulta (o meglio, a quanto risulta a wikipedia), è il settimo album di tributi collezionato dal grande songwriter americano a dieci anni dalla tragica scomparsa. Ciònonostante, l'adorazione per il tributato e la curiosità derivata dal fatto che mi trovo di fronte, in questo caso, ad un album tutto interno alla scena indie rock italiota (scena? boh!), mi spingono ad andare avanti. E faccio bene. Perché alla fine, a prescindere dalla dispensabilità del progetto, il disco merita, ed è una buona occasione (lo dico da fan, ma una capatina la consiglio a tutti) per (ri)ascoltarsi brani entrati a tutto diritto nel novero delle canzoni pop più belle di sempre. 

Non dirò una parola, per evitare di sciorinare rosari di bestemmie, degli stravolgimenti. Saluto, invece, con vivo compiacimento le interpretazioni che mostrano personalità pur restando in qualche modo aderenti alle originali: vi segnalo, in particolare, la bella versione beatlesiana di Waltz #2 proposta da Dellera, il folk rockeggiante di Son of Sam dei C+C=Maxigross, la Little One di Dilaila, che perde un poco l'afflato psichedelico diventando quasi un merseybeat (e qui la voce femminile rende davvero bene), il gentile e ispirato trattamento elettronico riservato a Bottle Up and Explode da Emil feat I Cani Giganti... Bellissima anche The White Lady Loves You More, che i Jennifer Gentle spogliano dello spirito folk e rivestono di un'attraente aurea teatrale, e Between The Bars, ammantata di oscurità e perdizione da Mr. Henry, con banjo e voce sussurrata a dirigere l'orchestra. Infine, i Vanillina (il chitarrista/cantante Davide Lasala è l'ideatore del progetto, NdR), ai quali spetta il compito più difficile, quello di renderci il pezzo più famoso di Smith, Miss Misery. Promossi a pieni voti, essendo riusciti a trasformare la canzone in un brano rock senza farne scempio.

Poco importa, al sottoscritto, delle decisioni che hanno spinto questi artisti a coverizzare un brano piuttosto che un altro, e non andrò certo a lamentarmi della mancanza di pezzi che amo giusto per dare fiato al palato e mostrare quanto sono figo, quanto ne so IO della bellezza di Elliott Smith, io so io e voi non siete un cazzo! Però tutto questo risentire Elliott mi ha riportato alla mente il piccolo tributo che gli aveva dedicato qualche anno fa il romano Sterbus. Non c'entra un cazzo con l'album in questione, non essendo la canzone tra quelle compilate, ma vorrei condividerla lo stesso. Diciamo che sarebbe potuta essere una buonissima bonus track di Loves You More (potete accaparrarvi l'album qui), non credete?

sabato 15 febbraio 2014

The shape of rock'n'roll to come / #newreleases

Lunedì ho resuscitato la pagina google plus di Loud Notes dal sonno prodondo nel quale era caduta e nel quale sembrava destinata a rimanere. Non c'è un cane da quelle parti, direte voi. Me ne sbatto, dico io che mal sopporto la massa, la ggente!!!11! e i "flussi principali".

Al momento, avendo abbandonato la pagina facebook al suo giusto destino di mero contenitore dei feed del blog (che neanche funzionano bene, li mortacci loro!), quella di g+ è l'unica pagina di Loud Notes attiva in socialnetworklandia (per il resto ci sono i miei profili personali su facebook e twitter).

Il benvenuto ai lettori presenti e futuri è questa roba che vedete qua sotto, una lista (con introduzione in english per i miei innumerevoli fan che parlano la lingua d'Albione) di nuove uscite da tenere d'occhio, un listone di consigli for you e un remainder per il sottoscritto; e potenzialmente, vista la mia scostante riluttanza a utilizzare servizi di streaming quali Deezer e Spotify, una lista della spesa. Non esitate, vi prego, a rimpinguarla con musica incredibilmente figa che io ignoro (attenzione però: ci sono cose che ignoro volutamente) e, nel caso lo trovaste necessario, a infamarmi pesantemente per eventuali imperdonabili dimenticanze (qui o su google plus, doesn't matter).

martedì 11 febbraio 2014

Le cose importanti: il nuovo album dei Radio Moscow / #news

Vi rubo solo un minuto per annunciare la buona novella: i Radio Moscow (sì, loro) pubblicheranno un nuovo album, il seguito dell'immenso capolavoro The Great Escape of Leslie Magnafuzz, a maggio (la data esatta ancora non c'è, non vi scaldate tanto!).
Il nuovo parto era già nell'aria, si sapeva che la band aveva terminato le registrazioni e il missaggio, ma la notizia ufficiale dell'uscita è stata data solo oggi.

Il disco s'intitolerà Magical Dirt, e uscirà per la mitica e fidatissima Alive Naturalsound. Intanto, la prossima settimana, per non stare con le mani in mano, i tre heavy-rockers partiranno per un tour di undici date (ampliabile) negli States, delle quali sette saranno di supporto ai Pentagram (sì, loro).

E vi pare poco?

lunedì 10 febbraio 2014

Throwing Muses - Purgatory/Paradise (The Friday Project, 2013) / #review

Uscito mentre il 2013 si avvicinava al tramonto, Purgatory/Paradise segna il ritorno dei Throwing Muses su formato lungo, dopo l'esperienza delle sessioni "stagionali" di tre-quattro anni fa e a ben dieci anni di distanza dal precedente LP omonimo, cha a sua volta arrivava a interrompere un altro lungo riposo.

L'urgenza e l'immediatezza di quell'altro ritorno hanno lasciato il posto, in Purgatory/Paradise, a un alternative rock pensieroso, notturno, groovy e profondamente pop, più orientato verso strambe costruzioni arty, spigolose e scarne, a volte dolci altre volte rabbiose, dal retrogusto squisitamente folk.

Trentadue frammenti di alt rock rumoroso e melodico, incredibilmente ispirato e passionale, sospesi tra cambi di tempo e di umore (Opiates, Lazy Eye), distorsioni spesse, bridge finissimi e arpeggi di chitarra acustica, tenuti insieme dall'incredibile lirismo di Kristin; trentadue piccoli componimenti (spesso non raggiungono il minuto e mezzo, e solo sei superano i tre minuti) che formano una splendida silloge art-rock, un album costruito come un lungo poema, che riesce ad emozionare ed eccitare sia quando ci culla con ballate notturne (la coppia Freesia e Curtains 1) e siparietti pop (Triangle Quantico, Walking Talking) che quando decide di tirare fuori gli artigli e tornare a far male (il noise-pop di Morning Birds 1 e Sleepwalking 2, la ballata rabbiosa di Sunray Venus, gli splendidi art-rock di Slippershell e Speedbath), o di regalare lunghe ballatone folk rock (Milan).

L'album, racchiuso all'interno di un artwork curatissimo, opera del batterista Dave Narcizo, è accompagnato da un libro di 60 pagine contenente le liriche delle canzoni, piccoli saggi della Hersh e tante bellissime foto. È pubblicato dalla casa editrice The Friday Project. Un prodotto indubbiamente coraggioso, nell'era dell'ascolto uso e getta, che per nessuna ragione al mondo mi lasciarei sfuggire.

mercoledì 5 febbraio 2014

The Dirty Streets - One For You / #songs #streaming

Le "Scion Rock Show" 7-inch series (una serie di split 7 pollici prodotti e pubblicati dalla Scion A/V - tra le uscite precedenti vi consiglio di recuperare lo split di Lecherous Gaze e Hot Lunch, uscito lo scorso dicembre, e quello di Fu Manchu e Moab, uscito a ottobre) si arricchiscono del prezioso apporto dei Dirty Streets, che tornano a farsi sentire a qualche mese di distanza dal buon Blades of Grass, con il ruggito di One For You.

La canzone, tratta dallo split con gli Indian Handcrafts in uscita il prossimo 11 febbraio, è un potente hard rock blues dai lineamenti funk, reso attraente e coinvolgente da una band che appare, ora come mai prima, padrona dei propri mezzi. Lo stato di grazia nel quale il trio di Memphis sguazza ormai da qualche anno, viene sugellato sui solchi di questo singolo da un songwriting eccelso, una performance straordinaria e una registrazione in grado di esaltarne tutte le potenzialità. La voce di Toland, che in passato aveva sì mostrato qualità ma anche sin troppe deferenze, suona ora, finalmente, orgogliosamente personale.

Un graditissimo ritorno e un buon auspicio per il futuro.

Potete ascoltare e scaricare il suddetto pezzone direttamente qua sotto.

sabato 1 febbraio 2014

Chi l'ha detto che l'inverno è una merda? / #cassettine #newreleases

Il 2014 è entrato nel periodo caldo (sì vabbè, si fa per dire, qui è iniziata la stagione delle pioggie): negli ultimi giorni mi sono imbattuto in una serie di anticipazioni di album che verranno o in veri e propri singoli che valeva davvero la pena condividere e farne una bella cassettina per Loud Notes.

Iniziamo senza indugiare troppo bussando alla porta di casa HoZac Records, che è in procinto di metter fuori due uscite niente male.
Ci accoglie Handsome Nick dei People's Temple, tratta da Musical Gardner, l'imminente nuovo album (il terzo) del combo di Lansing (Michigan), che costituirà il seguito del bel More for the Masses uscito nel 2012 sempre per la stessa etichetta.

La successiva Positive Feedback, invece, è il terzo singolo dei Radar Eyes, dei tipi strani che un paio d'anni fa avevano esordito con un album omonimo davvero folle e promettente e che ora, bontà loro, minacciano di farci ballare sul serio.

Cambiamo etichetta, andando ad esplorare due nuove uscite dell'insostituibile e incomparabile Trouble In Mind
Ve li ricordate i MMOSS? Bè, loro putroppo non hanno passato la soglia del secondo album, lasciandoci con un palmo di naso, ma il loro cantante Doug Tuttle ha deciso di proseguire come solista, ammorbidendo un po' i toni e dando vita ad una bella suite psych-pop. Questa è Turn This Love, tratta dal suo album omonimo uscito martedì scorso.

Obstacle Eyes, invece, è tratta dal recente LP di debutto di Morgan Delt, uscito in contemporanea con quello del suo collega qua sopra, che si presenta come una delle uscite psichedeliche (e non solo) più interessanti dell'anno. Da avere ABSOLUTELY!

Facciamo un salto a casa nostra per incontrare due uscite dal timbro garage e psych-punk che portano il marchio delle gloriose etichette Goodbye Boozy e Bubca.
La prima è TV Suicide dei Wet Blankets, seconda traccia del singolo Dieter Caught My Bus (non lato B, il 7 pollici è single-side) uscito per Goodbye Boozy e Anti Fade.
L'altra è Colors in the Black, tratta dall'omonimo EP 7 pollici del Trio Banana (che sarà in tour per lo stivale nelle prossime settimane), di prossima uscita congiunta per i tipi di Goodbye Boozy & Bubca.

Proseguiamo pimpanti e vogliosi andando ad incontrare una delle ultime uscite di quei cassettari incalliti della Burger Records (che, per non farsi mancare nulla, hanno recentemente ristampato su cassetta "Group Sex", il mitico esordio dei Circle Jerks). Loro sono i Night Sun, un "supergruppo" nel quale militano un certo Curtis Harding (pure lui prossimo all'esordio su Burger), Cole e Joe Bradley dei Black Lips e Danny Lee dei Night Beats. Questa è No Pressure, tratta dal loro omonimo singolo di debutto.

Terminiamo la carrellata di nuove uscite andando a riposare le ossa e i neuroni sulle note folk di On the Way Home, il singolo che segna il ritorno sulle scene del grande Micah P. Hinson (qualcuno se lo ricorda?): il suo nuovo album uscirà il prossimo 10 marzo per Talitres Records e che ve lo dico a fare?