giovedì 4 dicembre 2014

My Wedding Present / #loudnotes

La notizia è che la Edsel ha ristampato l'intera discografia degli Wedding Present (l'operazione è stata curata personalmente da David Gedge) in formato 3CD+DVD, corredando gli album ufficiali di un sacco di cosine sfiziose quali singoli, b-sides, John Peel Sessions, live, video, etc etc.

La non-notizia è che sto inchiodato a questo dischetto - Seamonsters - da circa un'ora, a rimuginare su quanto suoni fresco, diretto, grezzo, praticamente perfetto e su quanto sia stata determinante la produzione di Steve Albini.

E penso pure a quanto mi manca quella cittadina lì, alle facce mai più riviste, ai pensieri che lentamente e dolcemente si aggrovigliano, alle paranoie brutte e appiccicose, a quei viaggi in treno attraverso pianure infinite e giornate irrimediabilmente grigie, al teatro drammatico e burlesco del mio primo incontro gli Wedding Present, con questo dischetto qua.

martedì 16 settembre 2014

Les Big Byrd - They Worshipped Cats (A, 2014) / #review

La scena rock svedese - e quella nordeuropea più in generale - ha prodotto, nell'ultima manciata di anni, alcuni dei migliori esemplari di psichedelia di questo inizio di secolo: si pensi all'ultima elefantiaca opera dei Movements, all'esordio dei Goat - di ritorno la prossima settimana con un'altra bella prova, Commune - o a quello del ragazzo prodigio Jacco Gardner.
Ed è di un altro esordio che ci apprestiamo a parlare, quello degli svedesi Les Big Byrd, quartetto in cui militano ex membri di Fireside e The Caesars, accasatosi presso la A Records di Anton Newcombe.

La copertina è orrenda, ok, e pure quel titolo non è che acchiappi grazie, ma insomma, quel che conta è la musica no?, e su quel piano They Worshipped Cats risulta (quasi) inattaccabile, regalando un felice assortimento di rock psichedelico in salsa krauta ben scritto, composto e arrangiato (c'è pure, in qualche traccia, lo zampino di Zio Anton, al quale i Nostri hanno restituito il favore suonando in Revelation, NdR), suonato come il TripdiDio comanda e prodotto con indicibile maestria. Tanto indicibile che mi vedo costretto - in mancanza di competitori degni di nota, a parte il forse inarrivabile Dude Incredible degli Shellac, ad additarlo come uno degli album meglio prodotti del 2014.

La qualità balza subito alle orecchie dopo i primi secondi di Indus Wave e si ripropone prepotente con la successiva Tinnitus Aeternum, una coppia di pezzi piuttosto affiatata (davvero difficile disgiungerli) vestita di beat motorik anfetaminici, vischiosi riverberi e wah wah, melodie appiccicose e riff chitarro-sintetici ripetuti fino allo sfinimento: una mista perfetta per un'ideale dancehall psichedelica.

Si prosegue su livelli alti con la title-track, un estasi elettronica alla Kraftwerk che sfocia in uno space rock alla Hawkwind, e con Vi Borde Prata, Men Det Är För Sent, una suadente e bellissima ballata psych-pop che porta l'impronta dell'ultimo Newcombe.
La magia si perde un poco con il dream pop di Just One Time (che palle, il dream pop!) e la strumentale White Week, ma torna fiammante e piena di sé con il bel psych-pop sintetico di War In The Streets, che mescola sapientemente un registro musicale solare e dreamy con un testo acido, crudo ed essenziale; poi, infine, con la fiammata kraut in riverbero di 1,2,3,4 Morte (titolo geniale) e il bel rock acido e oscuro di Back To Bagarmossen (qua sotto il video ufficiale), che chiude con fare da primi della classe questo bell'esordio.
   

sabato 30 agosto 2014

Apache Dropout - Heavy Window (Magnetic South, 2014) / #review

Dopo un discreto LP d'esordio* che tradiva un amore sincero ma ancora troppo reverenziale per Velvet Underground Roky Erickson e la feccia garage rock grezza e lo-fi (l'omonimo del 2011 su Family Vineyard & Magnetic South), e un tuffo a candela in una melma bubblegum psych tinta di nero e sporcata di garage noise qua e là (Bubblegum Graveyard del 2012 su Trouble In Mind) gli Apache Dropout hanno provato a mischiar su tutto, han premuto il tasto loud e ne sono usciti fuori con il loro miglior disco.

Heavy Window - che vede il ritorno dei Nostri alla Magnetic South - ha un cuore pulsante fatto di melodie bubblegum, invelenite da sacre botte garage rock, fluidi acidi di psichedelia texana (13th Floor Elevators certo, ma anche Golden Dawn) e assalti frontali noise. Una rude mistura rock'n'roll niente originale sulla carta, resa convincente e incisiva da un buon songwriting, un'esecuzione urgente e trascinante (davvero bello il lavoro delle chitarre di Mr. Sonny Blood), e una registrazione come dio comanda (e, udite udite, finalmente in stereo). Vi basterà ascoltare lo stomp heavy-psych-boogie-noise della title-track, il bubblegum rock di Movie Magic, costruito sul riff di Sister Ray, il rock'n'roll magnetico di Little Georgie e il garage psych chitarristico di Radio Double Agent, per rendervi conto di non aver sbagliato partito. E di esservi imbattuti in uno dei dischi più freschi e goderecci dell'anno.

L'esordio vero e proprio, in realtà, è la cassettina/mini-album Chachacha, uscita nel 2009 per Magnetic South e oggi pressoché introvabile.

lunedì 23 giugno 2014

Guided By Voices annata 2014 / #review

Il titolo canta: nessuna retrospettiva, nessun cenno agli album che fecero la gloria della band negli anni 90 e primi anni zero, solo qualche noticina sui Guided By Voices annata 2014: due album pubblicati nel giro di qualche mese (uno a febbraio, l'altro a maggio) e ancora un sacco di cose da dire.

Buono, direi anzi buonissimo il primo, Motivational Jumpsuit, probabilmente la miglior release della seconda vita dei GBV.
Stanno lì a dimostrarlo pezzi bellissimi e trascinanti come I Am Columbus, le grungiose Zero Elasticity e Bullettin Border, i due singoloni Littlest League Possible e Vote For Me Dummy, capace quest'ultima di suonare sghemba e melodica, malinconica e rissosa, pop e grunge. O ancora il folk lo-fi di Until Next Time e A Bird With No Name, il rock scontroso, scostante e autoironico di Writer's Bloc (Psycho All The Time), la ruvida Child Activist, il bel power pop anthemico di Planet Score, lo psych pop di Jupiter Spin e via dicendo.
Un album davvero bello, che farete davvero fatica a togliervi dalla testa.

Non puoi fare due album buonissimi in un anno cazzo, e infatti il successivo Cool Planet scende di una tacca e suona un po' meno a fuoco, come fosse la b-side version del precedente.
Non male, comunque, il folk di Costume Makes The Man, il rocketto psichedelico di Psychotic Crush, che sfoggia uno degli assoli più riusciti del lotto, il rock serio e oscuro di These Dooms e quello più adrenalinico di Table At Fool's Tooth. O ancora il power pop di Bad Love Is Easy To Do, il bel grunge pop di The Bone Church, la lunga (per gli standard dei GBV) scorribanda acid-pop di All American Boy.
Poi, come al solito, ci sono i pezzi inutili: quelli che, parlando di un'altra band, chiameremmo facilmente riempitivi, e che invece al cospetto di Pollard & Co. ci tocca considerare come frutti acerbi di un songwriting non maturato al punto giusto e logica conseguenza della folle tendenza a mettere su disco qualsiasi cosa passi per l'anticamera del cervello.

La scrittura dei brani è divisa tra il generale Robert Pollard e il colonnello Tobin Sprout, il primo più incline al rock e al power pop, il secondo al pop più etereo e alla psichedelia beatlesiana. Una divisione per nulla eguale, sbilanciata verso il grande guru (soprattutto in Motivational Jumpsuit), che il sottoscritto approva senza indugi, preferendo senza dubbio gli anthems indie rock di zio Robert alle sviolinate pop del colonnello.


lunedì 16 giugno 2014

Spider Bags - Back With You Again In The World & Japanese Vacation / #songs #streaming

Solo qualche riga, qualche parola ben spesa per riportare sulle pagine di Loud Notes le gesta e la musica degli Spider Bags, grande ma misconosciuta, (scommetto ancora per poco) rock'n'roll band di Chapel Hill. Si narra (e potete crederci) che la band abbia firmato un contratto con la Merge Records e che il prossimo 5 agosto uscirà il suo quarto album, intitolato Frozen Letter.

Registrato in soli tre (3) giorni dal produttore, tecnico del suono e musicista Wesley Wolfe, con la partecipazione come guest lead guitar del frontman dei Superchunk e cofondatore della Merge Mac McCaughan, l'album esce a due anni esatti dal precedente e ottimo Shake My Head.

In attesa di averlo tra le mani per intero possiamo ascoltarci in anteprima le due tracce che vedete qui sotto: due canzoni in pieno stile Spider Bags, in bilico tra sfrontatezza garage punk e solide emergenze roots rock.


giovedì 5 giugno 2014

Spiders - Mad Dog / #songs #streaming #video

Egniente, stamani ho scoperto per puro caso questa hard-rock band svedese (aridaje co 'sti svedesi!) con bassista italiano, gli Spiders, un quartetto che ha la carica rock'n'roll punk degli MC5 e dei Radio Birdman (ascoltatevi Fraction), il chitarrismo e la sfrontatezza dei Motörhead (Hang Man), l'appeal rock-blues dei Free e una voce femminile da sturbo a metà strada tra Grace Slick e le Girlschool! E scusate se è poco...

I Ragni hanno all'attivo 4 singoli, un EP omonimo e un album, Flash Point, uscito nel 2012 per la Crusher Records, etichetta tra le più attente ed attive della scena rock svedese (è la stessa, per dire, che ha pubblicato l'ultimo album dei Movements, l'esordio dei Dean Allen Foyd e il primo EP dei Blues Pills). 
La settimana scorsa, il 27 maggio per essere precisi, la Reaktor Recordings ha pubblicato (in digitale) il loro nuovo singolo, Mad Dog, accompagnato a stretto giro dal videoclip che potete vedere qui sotto. Un nuovo album è previsto per il prossimo autunno, ed è una buonissima notizia.
  

mercoledì 28 maggio 2014

Loud Notes on indefinite hiatus (ma anche no) or How I Spent My Springtime / #loudnotes #cassettine

Sì, insomma, il lavoro si è moltiplicato e il tempo neanche per il cazzo, e il risultato è che Loud Notes è fermo da quasi due mesi ormai (me ne scuso con chi ha inviato materiale digitale e si aspettava una recensione, purtroppo è andata così).

Considerata la pausa, mai così lunga da quando ho messo in piedi il blog, ho passato gli ultimi giorni ad arrovellarmi su dubbi e domande: che fare, chiudere?, cambiare "profilo"?, far come nulla fosse e attendere tempi migliori per tornare a scrivere? Poi come un lampo è arrivata la risposta: prendersi un po' meno sul serio, comprendere ed utilizzare i propri limiti; che poi, nella sostanza, significa scrivere in totale libertà, quando il tempo e la voglia lo concedono.

In fondo Loud Notes è sempre stato un bastardino, strano ibrido tra una webzine e un blog, tra l'ordine e il caos, lontano anni luce da qualsiasi ambizione di notorietà, un piccolo bloc notes di recensioni e appunti rumorosi, chi li vuole leggere li legga altrimenti affanculo.
E allora perché non continuare così, rafforzando e completando questa linea di caos e totale libertà "redazionale" (perché mai, in fondo, dovrei piegare la linea editoriale alle sollecitazioni esterne, al mercato, così veloce, saturo e pieno di spazzatura?)?

Punto e a capo, dunque. Si riparte verso nuovi lidi, con più lentezza, consapevolezza e tranquillità, in compagnia del solito vecchio amico e compagno di viaggio, il rock'n'roll; con in testa i versi di un pezzo enoooorme, che sembra aver indicato la strada da percorrere:

Well, I'm not in a hurry
No, I ain't in a rush
That rock is such a gift
So make it last 

Ma bando alle ciance, perché giusto ieri è uscito uno degli album più belli, freschi e intensi che abbia ascoltato in questi due mesi di ritiro lavorativo. Si tratta di Third Time To Harm, terzo album in studio dei texani OBN IIIs, personalissima creatura di quel geniaccio di Orville Bateman Neeley III (anche negli ottimi Bad Sports, NdR) e fiore all'occhiello del catalogo Tic Tac Totally.
Third Time To Harm è un geniale e impetuoso mix di garage punk dal volto sixties, psichedelia nineties dalle forti tinte hard e qualche sputazzo di punk '77. Una collezione di pezzi duri, armoniosi e ballabili, che non conoscono noia o cadute di stile. Un gioiellino grezzo davvero prezioso, che potete strimmarvi nella sua interezza qui.

A fargli compagnia nella #cassettina qui sotto, ho messo una manciata di pezzi tratti da quelle che considero le migliori release degli ultimi mesi (di altre molto buone ne ho già parlato sul blog).

Majestico - When Kingdome Come (ATO)
Stephen Malkmus & The Jicks - Wig Out At Jagbags (Matador) 
Protomartyr - Under Color of Official Right (Hardly Art)
Sleaford Mods - Divide and Exit (Harbinger Sound)
The Afghan Whigs - Do To The Beast (Sub Pop)
Temples - Sun Structures (Fat Possum)
Mudhoney - Live At Third Man Records (Third Man)
The People's Temple - Musical Garden (HoZac)
Ex-Cult - Midnight Passenger (Goner)
Swans - To Be Kind (Young God)
Guided By Voices - Motivational Jumpsuit (Fire)
Micah P. Hinson - Micah P. Hinson and The Nothing (Talitres)


lunedì 14 aprile 2014

The Movements - Like Elephants 2 (Crusher/Sunrise Ocean Bender, 2014) / #review

poco più di un mese fa la crusher records ha pubblicato like elephants 2, quinta prova lunga di questi svedesacci col rock'n'roll nel sangue e gli acidi nel cervello, e secondo tomo dell'opera like elephants (a maggio entrambi i tomi usciranno su LP per sunrise ocean bender).
l'aver trattato e ritrattato la materia the movements innumerevoli volte (se fossi stato immensamente pigro avrei aperto una parentesi e l'avrei riempita di piccoli avverbi di luogo qui, qui e qui) ha fatto sì che mi trovassi il disco tra le mani (trad: gli mp3 sullo schermo) quasi un mese in anticipo sull'uscita ufficiale.
il che fa due mesi.

due mesi che lo ascolto a ripetizione, potrei mentire: due mesi che provo ad ascoltarlo sarebbe senz'altro più corretto...
e che accadrebbe se ci provassi seriamente? 

lo metto la prima volta e non mi piace, esco deluso dall'ascolto. ci provo e ci riprovo infinite volte finché alla fine, una di quelle infinite volte, con il volume un po' più alto del solito, mi entra dentro con prepotenza poetica.  

(love, who, neil young, byrds, steppenwolf, baby woodrose, soundtrack of our lives, e nominateli voi che mi annoia e voglio godermi il disco)

...yesterday, now and forever pesta che è una bellezza, pesta sfrontata con grazia e sguaiatezza, e il sangue che ribolle e le slides e i colori del farfisa, è dura come una roccia e calda come l'inferno la stronza (e davvero, a voler sindacare, ne avremmo ascoltate volentieri altre, di quest'ardente risma). l'epica rock, psichedelia #westcoast e #pacificnorthwest di six feet under regala brividi: la band c'è tutta, macina chilometri di grano giallo oro e scrive cose davvero belle e le arrangia con maestria.

...e gli acidi sussurri di stolen love, e quella voce che si stacca da terra e vola alta a tirar su un rock'n'roll da urlo; e quell'assolo, quello sporco ruvido epico fottutissimo assolo... e la ballata la ballata amici miei, che si realizza dolcemente nel piano acre e oscuro di icecold. e i krauti in salsa inglese di give it to me: che mangiata porco il cane, con quel metronomo al collo e gli acidi che spingono forte!

...e il quadretto younghiano di redemption, struggente da far schifo e da lasciar di stucco, pretende solo silenzio e rispetto. e il prisma di winter's calling, una scrosciante cascata di colori suadenti, che mirano allo spazio con nenie smielate e livide scorribande rockblues.

un discone, al quale manca giusto un pizzico di impura e grezza energia, di ansia e pericolo insomma, per sfondare adeguatamente le casse ed entrare nella lista dei dischi memorabili.
ma soprassederò, ché di classici di questo calibro ne ho sempre più bisogno.

(e ho scritto una recensione - ma davvero questa roba era una recensione? - di minuscole, perché di maiuscolo c'è solo l'ELEFANTE)

mercoledì 26 marzo 2014

Butthole Surfers - Locust Abortion Technician (Touch & Go, 1987) / #review #retro

In un'ideale classifica de "i dischi più folli della storia del rock" Locust Abortion Technician si piazzarebbe certamente molto in alto, su questo non c'è alcun dubbio.

(In barba al falso adagio secondo il quale "l'abito non fa il monaco", i due simpatici pagliacci - tre, se si conta il cane - che campeggiano sulla bella copertina disegnata dall'artista Arthur Sarnoff anticipano in modo egregio i contenuti del disco)

Ma non è solo la follia, a fare del terzo album dei texani Butthole Surfers (letteralmente, quelli che fanno surf sul buco del culo), pubblicato dalla Touch & Go nel marzo del lontano 1987, un disco straordinario. 
Deve essere, piuttosto, quella mistura originale ed effervescente di teatralità zappiana, oscurità sabbathiana (Sweet Loaf è costruita sull'indimenticabile riff di Sweet Leaf), progressive, sludge, psichedelia (o meglio, acidità), grunge, demente furia ramonesiana e noise a farne quel che è. Un capolavoro, o poco meno. O un casino assurdo, dipende dai punti di vista.

Urticante e per nulla incline al compromesso, indisposto a concedere alcunché in termini di orecchiabilità, Locust Abortion Technician (registrato e autoprodotto nello studio casalingo dei nostri cinque adorabili pagliacci) procede a testa bassa nel suo assurdo trip acido attraverso generi musicali apparentemente inconciliabili, spiazzando persino l'ascoltatore più abituato a stranezze d'ogni sorta.

Il bello è che, alla fine, dopo aver sguazzato nella melma rock acida di Pittsburg To Lebanon, aver cavalcato il rock'n'roll punk recalcitrante di Human Cannonball, esservi violentati le orecchie con il noise-sludge-wave e le urla strazianti di USSA, esservi invischiati nel non-so-cosa metallico di The O-Men, esservi ubriacati con 22 Going On 23 (della quale Hay è la versione al rovescio), uno sludge rock che fa da colonna sonora a una conversazione telefonica (si tratta della testimonianza di una donna vittima di molestie sessuali, intervallata da quella di un uomo che descrive le frustrazioni di un matrimonio senza amore) ne uscirete fuori divertiti e scioccati, convinti che mai più, di lì in avanti, riuscirete ad ascoltare una tale commistione di generi e idee strampalate compresse in un solo disco (di appena 32 minuti di durata). E mai più, forse, le troverete tanto idiote e allo stesso tempo tremendamente eccitanti come in questo caso.

lunedì 24 marzo 2014

Big Ups - Eighteen Hours of Static (Tough Love, 2014) / #review

Eighteen Hours of Static è l'esordio lungo dei Big Ups (su Tough Love), un giovane quartetto newyorkese che bazzica palchetti, piccoli locali fumosi e fetenti sobborghi dal 2010, brandendo come un glorioso vessillo un generoso, sporco, consunto, nichilista e furente post-hardcore che produce istantanee e foto ricordo di Chicago e Washington DC. 

Eighteen Hours of Static è un disco che suona ardente e bellicoso, persino bastardo, come una bomba lanciata nel mucchio, in mezzo alla folla che si trascina cieca, indolente, schizzata e mediocontenta tra le strade che odorano di puttana delle grandi città. 
Un disco che potrebbe essere uscito all'inizio degli anni '90 ma invece è uscito oggi, nel 2014, mentre un occidente al tramonto (la nostra cara vecchia stronza decadente Europa a fare da capofila) si avvita su se stesso e si va abituando a vivere in un'epoca di crisi permanente. Proprio oggi, in un'epoca in cui il rock alternativo tutto-o-quasi, quello che una volta chiamavano giustamente e con orgoglio indie e che oggi faremmo meglio a scaricare velocemente nel cesso per evitare che i muri auricolari si impregnino del suo fetido olezzo, ha imboccato strade sicure e trafficate, dimenticando l'indimenticabile, il sempreverde e cocente bisogno di abbattere i muri. Di produrre controcultura. 

I Big Ups non sono in grado di abbattere i muri (non da soli, quantomeno), ma ci provano con coraggio e determinazione, e per lo meno si sforzano di erigere infuocate barricate (Justice, TMI, Atheist Self-Help), che pure ne abbiamo un disperato bisogno. 

Eighteen Hours of Static soffre di retromania e sudditanza spirituale, di scrittura uniforme, a volte (poche, a dir la verità) persino di mancanza di idee e di scarsa originalità. Soffre tantissimo, lo si sente, come un cane bastonato. Ma tiene la rivolta in pugno, graffia e spacca di brutto e fa male. Ed è meglio, tanto meglio, della maggior parte della merda che circola indisturbata ogni santo giorno.

giovedì 27 febbraio 2014

Sneers - For Our Soul-Uplifting Lights To Shine As Fires (Brigadisco, 2013) / #review

Gli Sneers sono un duo italiano formatosi in esilio a Berlino nel 2011 per opera di Maria Greta Pizza (voce e chitarra) e Leonardo Stefenelli (batteria), che giunge oggi, grazie alla collaborazione con Brigadisco Records, all'esordio discografico.  

For Our Soul-Uplifting Lights To Shine As Fires, introdotto dalla bella copertina disegnata in olio su tela da Leonardo, suona come i Sonic Youth dei primi anni '80 (quelli del "Sonic Youth" EP, di "Confusion Is Sex" e "Bad Moon Rising") ma più scheletrici e cupi. Quasi doom, oserei dire. Come un ideale jam tra gli Swans e Miss Lydia Lunch.

Il loro è un noise rock minimale dalle tinte oscure, che circuisce e tormenta timpani e neuroni senza curarsi troppo degli effetti (ed è un bene); un bad trip colmo di pathos e angoscia, una collezione di inni al peccato e alla blasfemia (un titolo come As A Creator, I Bet You Did Create Disease dice tutto) intrisi di calda umanità (il grande maestro Nietzsche avrebbe gradito senz'altro). La struttura delle canzoni è semplice e ripetitiva (ossessiva è il termine più appropriato), con la batteria e la chitarra a disegnare apocalittici scenari (dark)ambientali e noise-wave, venendo in rilievo a tratti, per sporcare e arringare le intense performance vocali di Maria. Per dilaniarne le preghiere. Quando i due strumenti "sbroccano", le canzoni si trasformano in rigidi e turgidi noise rock che sembrano sempre sul punto di deflagrare incontrollati, litanie no-wave adagiate su tappeti sonori sinistri e rumorosi. 

Fatevi largo tra le piaghe oscure di For Our Soul-Uplifting Lights To Shine As Fires e concedetegli un attento ascolto, e alla fine vedrete che non riuscirete a liberarvi tanto facilmente di pezzi come As A Creator, I Bet You Did Create Disease (uno dei pezzi più violenti del lotto), la no-wave doom di Shrieks o la spastica preghiera in odor di Sonic Youth di Growth, che racchiude uno dei momenti più melodici dell'album. Che forse difetta in luce e melodia, ma le buone idee e la buona musica, quelle davvero non mancano.

lunedì 24 febbraio 2014

James Leg - Oh, Sinner Man / #songs #streaming

Non fregherà un cazzo a nessuno, o bene che vada a pochi perdenti innamorati dell'anima sporca e marcia del rock'n'roll, che si entusiasmano per oscuri blues urbani che scalciano e vomitano bile a ogni passo di danza. Ecco, io sono uno di quelli, i dischi dei Black Diamond Heavies sono stati a lungo una colonna sonora necessaria delle mie giornate provinciali e un nuovo disco di Mister Raucedine James Leg è un piccolo evento.

Uscirà a maggio per i tipi della Alive Naturalsound, titolo ancora da definire, e questa Oh, Sinner Man è il primo estratto. 
Il classico soul blues di Nina Simone viene violentato e trasformato in un horror blues ruvido e marcissimo, tormentato dal solito inseparabile fender rhodes e dalla voce post-waitsiana di Leg. Ascoltiamo e riascoltiamo e ne vogliamo di più, crrrristo!

lunedì 17 febbraio 2014

AA.VV. - Loves You More, a tribute to Elliott Smith (Niegazowana, 2013)

I tribute albums non fanno per me, devo ammetterlo. Sarà per via della mia naturale avversione alla nostalgia, senza dubbio. Sarà per via del fatto che se mi metto ad ascoltare un tributo è perché sono fan del tributato, e allora preferisco andare ad ascoltarmi gli originali. 
Fatto sta che, scavando tra i buchi della memoria, faccio una gran fatica a scovare qualcosa. Sforzandomi un poco e gugolando come se non ci fosse un domani, riporto alla mente The Jeffrey Lee Pierce Sessions Project, Nativity In Black, This Is Where I Belong, Radiodread e The Song Ramones The Same (l'unico  degli elencati di cui posseggo l'originale). Poca roba, anche bella per carità, ma che il mio incoscio si rifiuta di catalogare e posizionare al livello delle collezioni di originali.

Stesso destino, probabilmente, toccherà a questo Loves You More (pubblicato dall'etichetta indipendente pavese Niegazowana) che, a quanto mi risulta (o meglio, a quanto risulta a wikipedia), è il settimo album di tributi collezionato dal grande songwriter americano a dieci anni dalla tragica scomparsa. Ciònonostante, l'adorazione per il tributato e la curiosità derivata dal fatto che mi trovo di fronte, in questo caso, ad un album tutto interno alla scena indie rock italiota (scena? boh!), mi spingono ad andare avanti. E faccio bene. Perché alla fine, a prescindere dalla dispensabilità del progetto, il disco merita, ed è una buona occasione (lo dico da fan, ma una capatina la consiglio a tutti) per (ri)ascoltarsi brani entrati a tutto diritto nel novero delle canzoni pop più belle di sempre. 

Non dirò una parola, per evitare di sciorinare rosari di bestemmie, degli stravolgimenti. Saluto, invece, con vivo compiacimento le interpretazioni che mostrano personalità pur restando in qualche modo aderenti alle originali: vi segnalo, in particolare, la bella versione beatlesiana di Waltz #2 proposta da Dellera, il folk rockeggiante di Son of Sam dei C+C=Maxigross, la Little One di Dilaila, che perde un poco l'afflato psichedelico diventando quasi un merseybeat (e qui la voce femminile rende davvero bene), il gentile e ispirato trattamento elettronico riservato a Bottle Up and Explode da Emil feat I Cani Giganti... Bellissima anche The White Lady Loves You More, che i Jennifer Gentle spogliano dello spirito folk e rivestono di un'attraente aurea teatrale, e Between The Bars, ammantata di oscurità e perdizione da Mr. Henry, con banjo e voce sussurrata a dirigere l'orchestra. Infine, i Vanillina (il chitarrista/cantante Davide Lasala è l'ideatore del progetto, NdR), ai quali spetta il compito più difficile, quello di renderci il pezzo più famoso di Smith, Miss Misery. Promossi a pieni voti, essendo riusciti a trasformare la canzone in un brano rock senza farne scempio.

Poco importa, al sottoscritto, delle decisioni che hanno spinto questi artisti a coverizzare un brano piuttosto che un altro, e non andrò certo a lamentarmi della mancanza di pezzi che amo giusto per dare fiato al palato e mostrare quanto sono figo, quanto ne so IO della bellezza di Elliott Smith, io so io e voi non siete un cazzo! Però tutto questo risentire Elliott mi ha riportato alla mente il piccolo tributo che gli aveva dedicato qualche anno fa il romano Sterbus. Non c'entra un cazzo con l'album in questione, non essendo la canzone tra quelle compilate, ma vorrei condividerla lo stesso. Diciamo che sarebbe potuta essere una buonissima bonus track di Loves You More (potete accaparrarvi l'album qui), non credete?

sabato 15 febbraio 2014

The shape of rock'n'roll to come / #newreleases

Lunedì ho resuscitato la pagina google plus di Loud Notes dal sonno prodondo nel quale era caduta e nel quale sembrava destinata a rimanere. Non c'è un cane da quelle parti, direte voi. Me ne sbatto, dico io che mal sopporto la massa, la ggente!!!11! e i "flussi principali".

Al momento, avendo abbandonato la pagina facebook al suo giusto destino di mero contenitore dei feed del blog (che neanche funzionano bene, li mortacci loro!), quella di g+ è l'unica pagina di Loud Notes attiva in socialnetworklandia (per il resto ci sono i miei profili personali su facebook e twitter).

Il benvenuto ai lettori presenti e futuri è questa roba che vedete qua sotto, una lista (con introduzione in english per i miei innumerevoli fan che parlano la lingua d'Albione) di nuove uscite da tenere d'occhio, un listone di consigli for you e un remainder per il sottoscritto; e potenzialmente, vista la mia scostante riluttanza a utilizzare servizi di streaming quali Deezer e Spotify, una lista della spesa. Non esitate, vi prego, a rimpinguarla con musica incredibilmente figa che io ignoro (attenzione però: ci sono cose che ignoro volutamente) e, nel caso lo trovaste necessario, a infamarmi pesantemente per eventuali imperdonabili dimenticanze (qui o su google plus, doesn't matter).

martedì 11 febbraio 2014

Le cose importanti: il nuovo album dei Radio Moscow / #news

Vi rubo solo un minuto per annunciare la buona novella: i Radio Moscow (sì, loro) pubblicheranno un nuovo album, il seguito dell'immenso capolavoro The Great Escape of Leslie Magnafuzz, a maggio (la data esatta ancora non c'è, non vi scaldate tanto!).
Il nuovo parto era già nell'aria, si sapeva che la band aveva terminato le registrazioni e il missaggio, ma la notizia ufficiale dell'uscita è stata data solo oggi.

Il disco s'intitolerà Magical Dirt, e uscirà per la mitica e fidatissima Alive Naturalsound. Intanto, la prossima settimana, per non stare con le mani in mano, i tre heavy-rockers partiranno per un tour di undici date (ampliabile) negli States, delle quali sette saranno di supporto ai Pentagram (sì, loro).

E vi pare poco?

lunedì 10 febbraio 2014

Throwing Muses - Purgatory/Paradise (The Friday Project, 2013) / #review

Uscito mentre il 2013 si avvicinava al tramonto, Purgatory/Paradise segna il ritorno dei Throwing Muses su formato lungo, dopo l'esperienza delle sessioni "stagionali" di tre-quattro anni fa e a ben dieci anni di distanza dal precedente LP omonimo, cha a sua volta arrivava a interrompere un altro lungo riposo.

L'urgenza e l'immediatezza di quell'altro ritorno hanno lasciato il posto, in Purgatory/Paradise, a un alternative rock pensieroso, notturno, groovy e profondamente pop, più orientato verso strambe costruzioni arty, spigolose e scarne, a volte dolci altre volte rabbiose, dal retrogusto squisitamente folk.

Trentadue frammenti di alt rock rumoroso e melodico, incredibilmente ispirato e passionale, sospesi tra cambi di tempo e di umore (Opiates, Lazy Eye), distorsioni spesse, bridge finissimi e arpeggi di chitarra acustica, tenuti insieme dall'incredibile lirismo di Kristin; trentadue piccoli componimenti (spesso non raggiungono il minuto e mezzo, e solo sei superano i tre minuti) che formano una splendida silloge art-rock, un album costruito come un lungo poema, che riesce ad emozionare ed eccitare sia quando ci culla con ballate notturne (la coppia Freesia e Curtains 1) e siparietti pop (Triangle Quantico, Walking Talking) che quando decide di tirare fuori gli artigli e tornare a far male (il noise-pop di Morning Birds 1 e Sleepwalking 2, la ballata rabbiosa di Sunray Venus, gli splendidi art-rock di Slippershell e Speedbath), o di regalare lunghe ballatone folk rock (Milan).

L'album, racchiuso all'interno di un artwork curatissimo, opera del batterista Dave Narcizo, è accompagnato da un libro di 60 pagine contenente le liriche delle canzoni, piccoli saggi della Hersh e tante bellissime foto. È pubblicato dalla casa editrice The Friday Project. Un prodotto indubbiamente coraggioso, nell'era dell'ascolto uso e getta, che per nessuna ragione al mondo mi lasciarei sfuggire.

mercoledì 5 febbraio 2014

The Dirty Streets - One For You / #songs #streaming

Le "Scion Rock Show" 7-inch series (una serie di split 7 pollici prodotti e pubblicati dalla Scion A/V - tra le uscite precedenti vi consiglio di recuperare lo split di Lecherous Gaze e Hot Lunch, uscito lo scorso dicembre, e quello di Fu Manchu e Moab, uscito a ottobre) si arricchiscono del prezioso apporto dei Dirty Streets, che tornano a farsi sentire a qualche mese di distanza dal buon Blades of Grass, con il ruggito di One For You.

La canzone, tratta dallo split con gli Indian Handcrafts in uscita il prossimo 11 febbraio, è un potente hard rock blues dai lineamenti funk, reso attraente e coinvolgente da una band che appare, ora come mai prima, padrona dei propri mezzi. Lo stato di grazia nel quale il trio di Memphis sguazza ormai da qualche anno, viene sugellato sui solchi di questo singolo da un songwriting eccelso, una performance straordinaria e una registrazione in grado di esaltarne tutte le potenzialità. La voce di Toland, che in passato aveva sì mostrato qualità ma anche sin troppe deferenze, suona ora, finalmente, orgogliosamente personale.

Un graditissimo ritorno e un buon auspicio per il futuro.

Potete ascoltare e scaricare il suddetto pezzone direttamente qua sotto.

sabato 1 febbraio 2014

Chi l'ha detto che l'inverno è una merda? / #cassettine #newreleases

Il 2014 è entrato nel periodo caldo (sì vabbè, si fa per dire, qui è iniziata la stagione delle pioggie): negli ultimi giorni mi sono imbattuto in una serie di anticipazioni di album che verranno o in veri e propri singoli che valeva davvero la pena condividere e farne una bella cassettina per Loud Notes.

Iniziamo senza indugiare troppo bussando alla porta di casa HoZac Records, che è in procinto di metter fuori due uscite niente male.
Ci accoglie Handsome Nick dei People's Temple, tratta da Musical Gardner, l'imminente nuovo album (il terzo) del combo di Lansing (Michigan), che costituirà il seguito del bel More for the Masses uscito nel 2012 sempre per la stessa etichetta.

La successiva Positive Feedback, invece, è il terzo singolo dei Radar Eyes, dei tipi strani che un paio d'anni fa avevano esordito con un album omonimo davvero folle e promettente e che ora, bontà loro, minacciano di farci ballare sul serio.

Cambiamo etichetta, andando ad esplorare due nuove uscite dell'insostituibile e incomparabile Trouble In Mind
Ve li ricordate i MMOSS? Bè, loro putroppo non hanno passato la soglia del secondo album, lasciandoci con un palmo di naso, ma il loro cantante Doug Tuttle ha deciso di proseguire come solista, ammorbidendo un po' i toni e dando vita ad una bella suite psych-pop. Questa è Turn This Love, tratta dal suo album omonimo uscito martedì scorso.

Obstacle Eyes, invece, è tratta dal recente LP di debutto di Morgan Delt, uscito in contemporanea con quello del suo collega qua sopra, che si presenta come una delle uscite psichedeliche (e non solo) più interessanti dell'anno. Da avere ABSOLUTELY!

Facciamo un salto a casa nostra per incontrare due uscite dal timbro garage e psych-punk che portano il marchio delle gloriose etichette Goodbye Boozy e Bubca.
La prima è TV Suicide dei Wet Blankets, seconda traccia del singolo Dieter Caught My Bus (non lato B, il 7 pollici è single-side) uscito per Goodbye Boozy e Anti Fade.
L'altra è Colors in the Black, tratta dall'omonimo EP 7 pollici del Trio Banana (che sarà in tour per lo stivale nelle prossime settimane), di prossima uscita congiunta per i tipi di Goodbye Boozy & Bubca.

Proseguiamo pimpanti e vogliosi andando ad incontrare una delle ultime uscite di quei cassettari incalliti della Burger Records (che, per non farsi mancare nulla, hanno recentemente ristampato su cassetta "Group Sex", il mitico esordio dei Circle Jerks). Loro sono i Night Sun, un "supergruppo" nel quale militano un certo Curtis Harding (pure lui prossimo all'esordio su Burger), Cole e Joe Bradley dei Black Lips e Danny Lee dei Night Beats. Questa è No Pressure, tratta dal loro omonimo singolo di debutto.

Terminiamo la carrellata di nuove uscite andando a riposare le ossa e i neuroni sulle note folk di On the Way Home, il singolo che segna il ritorno sulle scene del grande Micah P. Hinson (qualcuno se lo ricorda?): il suo nuovo album uscirà il prossimo 10 marzo per Talitres Records e che ve lo dico a fare?

giovedì 30 gennaio 2014

Wasted Pido - Caffeine Recordings (Calypso Hotel, 2013) / #review

Wasted Pido non è uno nuovo a queste cose, avendo già militato in band incredibili dai nomi improponibili quali John Whoo, L'amico di Martucci e The Hormonas. Dal 2005 gira il mondo (e non è un'iperbole messa lì per attrarre la vostra attenzione, lo fa davvero: vi consiglio a tal proposito di andare a spulciarvi il suo profilo youtube) come one man band, suonando ovunque e spargendo rock'n'roll a piene mani.
Caffeine Recordings è solo l'ultimo di una manciata di tape, CD-R, split e 7 pollici autoprodotti usciti per labels inesistenti, ed è un assemblaggio di registrazioni in studio, un live al Vò Zuzu di Porto Alegre e un demo.

Volendo riassumerne il contenuto da un punto di vista musicale direi che ci troviamo di fronte a un'esplosione di rock'n'roll marcio e polveroso. Un punk blues urticante (Searching) suonato in bassissima fedeltà, con qualche sputazzo di country velenoso e perdente (l'ubriachissima Tear In My Beer o il ruggito punk-Cashiano di Pray Them Bars) a far capolino tra le piaghe pruriginose delle note andate a male. 

L'inflazione di one-man band che suona questo tipo di musica è galoppante, e non sempre è facile frugare nel pagliaio e uscirne con qualcosa di veramente buono. Quando ti trovi di fronte un rock'n'roll così sinistro e passionale, però, un rock caldo e fangoso come il blues del Delta, aggressivo e scontroso come un Johnny Cash ubriaco, defogliato da riff ipervitaminici, da un'armonica usata a mò d'arma bianca (Diabo Verde) e da urla graffianti; un country-blues sporco, gonfio di whiskey, anfetamine e fiera attitudine punk rock (da ascoltare, a tal proposito, Degenerated e Speedwolf); bè, insomma, quando ti trovi di fronte a questa roba qua ti esce il sorriso beffardo. E finisce che ti vien voglia di stappare quella cazzo di bottiglia che tieni chiusa nella fottuta cristalliera di tua nonna, prendere a calci il mondo e farti rodere le budella da quell'alcool stantio e da quella ruvida violenza rock'n'roll, cantando Searching a squarciagola.

E ti ricordi che, alla fine, per fare buon rock ci vuole davvero poco. Sincerità, passione, rabbia, l'attitudine giusta e uno strumento da torturare. E che nessuno gridi al miracolo, cazzo, che è solo rock'n'roll!

martedì 28 gennaio 2014

Protomartyr - Scum, Rise! + Come & See / #songs #streaming

I detroitiani Protomartyr, dopo aver passato un intero anno a solcare i palchi di mezz'America e aver esaurito per ben due volte la tiratura del loro esordio lungo No Passion All Technique, tornano - bontà loro e fortuna nostra - a sfornare novità.

Il prossimo 8 aprile uscirà, per l'ottima Hardly Art Records, il seguito di quel fortunato debutto, intitolato Under Color of Official Right (copertina qui a fianco). Il pezzo che ci andiamo ad ascoltare, Scum, Rise!, è il primo singolo estratto dal nuovo album e, come era ragionevole prevedere avendo ascoltato i precedenti lavori, è una gran figata, un magistrale e originale incontro/scontro di alternative rock e post-punk, con la solita bella voce Smithiana (nel senso di Mark E.) di Joe Casey (che col tempo sta acquistando personalità) a colorare di magia (nera) il tutto.

Mentre attendiamo con la dovuta ansia l'uscita del full-length, ci conviene, io credo, consumare questo singoletto. Oltre che, ovviamente, ripescare tutto il resto.



[update 24-2-2014]: i Protomartyr continuano a fare a pezzetti il nuovo immimente album e a regalarci in anticipo qualche piccola grande gemma. Questa è Come & See, un bel pezzone new wave dall'andatura sghemba che esplode sul finale con drammaticità e trasporto. Figo!

venerdì 24 gennaio 2014

The Ex - How Thick You Think / #songs #streaming

Sembrerebbe che il fine settimana abbia deciso di iniziare con il passo giusto, con un bel sole a scaldare questo povero insulso venerdì e un caldo spruzzo di buon rock a far da colonna sonora. 

Stamani, mentre facevo la consueta rassegna stampa musicale con il bacio del sole sul mio lato sinistro (non a caso), ho scovato tra le pagine di Quietus lo streaming How Thick You Think, il nuovo singolo degli olandesi The Ex, che lorsignori avranno ben capito essere uno degli ascolti preferiti in casa Loud Notes.
Il singolino in questione, che accoglie sul lato B una That's Not A Virus della quale ancora non ci è dato fare la conoscenza, è semplicemente, e ciò va detto ad onor della VERITÀ, la cosa migliore uscita dalle casse del 2014 in questi primi ventiquattro giorni. 
Mi è sembrato dunque doveroso farvi partecipi della scoperta del venerdì, invitandovi ad ascoltare il suddetto pezzone.

giovedì 23 gennaio 2014

The Thons - Thirty Foot Snake (autoprodotto, 2014) / #review

Dite quello che vi pare, ma ascoltare un disco del genere (e il discorso vale anche per il precedente, Raw. Real. Rock., l'esordio passato ingiustamente inosservato l'anno scorso), una sorta di live in studio registrato in unica sessione e senza aggiunta di overdub, è un'esperienza che ha pochi eguali. Di quelle in grado di riappacificarti con il rock tutto.

Se poi ci aggiungete il fatto che i Thons suonano un garage rock-blues ruvido e anfetaminico, intimamente chitarristico, imbastardito da influenze post e proto-punk, e lo fanno con una sincerità e una passione che lasciano a bocca aperta, avrete il quadretto completo di questo Thirty Foot Snake, un disco forse acerbo e senza futuro, ma tremendamente necessario. Uno di quelli che vale la pena avere, ché son capaci di cambiarti una giornata, di prenderti per mano, portarti tra le fiamme del loro rock'n'roll e lasciarti lì ad arrostire col sorriso sulle labbra, ché il rock non t'era sembrato tanto divertente da un po' di tempo a questa parte.

È un vero piacere ascoltare e riascoltare (e qui viene in aiuto la registrazione da live act, che non stanca mai) pezzi come Thirty Foot Snake, che puzza di rhythm'n'blues dell'età dell'oro, pub rock e proto-punk, non ne fa mistero e prende a gentil calci in culo chi non ne vuol sapere nulla. Non sono da meno la ruggente ballata rock'n'roll di Wars Most Won, e le frenetiche Dead On The News e 19,99 Monthly, dal vivido sapore garage-blues e dal forte retrogusto "Fallesco", portato in dote dalla voce annoiata, quadrata e anfetaminica del cantante. O ancora, i rock'n'roll-punk da manuale di Violate e Make Me Believe In You, entrambe sfregiate da provvidenziali grandinate di riff e assoli (una delle cose più belle di Thirty Foot Snake è, per l'appunto, il lavoro delle chitarre, NdR).
Insomma, bando alle ciance, fatevi un giro qui, fate il vostro prezzo e portatevi a casa questo gioiellino.

martedì 21 gennaio 2014

The Instigation - No Way Out EP (autoprodotto, 2014) / #review

Ieri è stato un lunedì di ripetuti e ostentati ascolti hardcore. Punk, ça va sans dire.

Oggi l'hardcore bussa di nuovo alle mie casse, impersonato dalle palle quadrate di questa indiavolata band giapponese, gli Instigation, che giunge al secondo EP (il primo, omonimo, è del novembre 2012) dopo aver passato qualche anno a surfare palchi e cambiare line-up.  
Imbeccata finalmente la formazione giusta con la recente assunzione di un possente batterista canadese, tornano a farsi sentire con questo No Way Out (proveniente dalle stesse session di registrazione del precedente), un altro furioso ruggito hardcore punk in stile 80s sporcato manco fosse stato necessario (ed invece lo era eccome, sentire per credere) di sperma garage e rock'n'roll.

Quattro pezzi al fulmicotone - tra i quali spiccano la tiratissima title-track e la bella cover di Degenerated dei Reagan Youth - che faticano a raggiungere i due minuti, sputando fuori rabbia e frustrazione e diosolosacosa con una nonchalance e un'immediatezza da far indietreggiare. 
Urla grezze e disperate, riff metallici e taglienti, velocità improbabili e sguaiatezza garage-punk sono gli ingredienti che fanno grande questo piccolo gioiello. Vi stuzzica la cosa? Inviate un'email a instigation@gmail.com e avrete la vostra bella copia fisica.

venerdì 17 gennaio 2014

Plof - Mardì Gras EP (Lepers Production, 2013) / #review

Uscito poco prima della fine del 2013, questo nuovo "prodotto lebbroso" (dal nome dell'etichetta, Lepers Production, una free net label che se siete stati attenti avete già incrociato qui e qui) è un feroce, folle, disturbato e disturbante EP di weird punk. 
I Plof sono i Blood Brothers più paraculi, ha detto qualcuno. I Blood Brothers con in corpo una quantità di acidi che neanche i Butthole Surfers, aggiungo io.

Due voci - l'una un vocione da hardcore-metal, l'altra una vocina strafatta di elio - si alternano gettando strofe su un tappeto sonoro ibrido ed eccitante, un rock spastico che picchia duro, senza pietà, alternando accelerazioni e stop & go che fanno tanto hardcore-punk anni '80, rallentamenti post (hardcore, ma che diamine!), incursioni crossover e inaspettate sviolinate progressive.
Come i Blood Brothers, appunto, ma in botta dura. Acida e molesta. Come la colonna sonora di un cartone animato giapponese di serie B (ci vedrei bene Bobby Bob).

Scorre veloce e senza intoppi, Mardì Gras, regalandoci 10 minuti di bagordi rock'n'roll felicemente fuori moda, che sfanculano etichettatori e indieperdenti mordendo al collo con attitudine punk e tanta ironia. Divini!

 

giovedì 16 gennaio 2014

The 50 best albums of 2013 > 20-1 / #classifiche #loudnotes

...ed ecco la top 20. Senza copertine e mini-rece quest'anno, che ci voleva troppo sbattimento e il tempo è tiranno bastardo porco, a volte. Se volete approfondire, comunque, ci sono un sacco di recensioni da leggere.

Noterete sicuramente - e se non lo noterete ci penso io a farvelo notare, in anticipo sul vostro stupore (cit) - qualche incongruenza tra i voti assegnati in sede di recensione e il piazzamento in classifica.
Chiedo venia, ma il giudizio su un album cambia con il tempo e con gli ascolti, il voto purtroppo no...

I casi sono cinque, due di esagerata bontà e tre di esagerata avarizia. 
Il primo caso di bontà (il più eccessivo) è quello di We Are The 21st Century Ambassadors of Peace and Magic dei Foxygen, che trovate nell'altra metà della classifica, nel qual caso avevo decisamente esagerato con il voto e con l'entusiasmo. La qualità dei pezzi non si discute, ma a volte la vicinanza con i Kinks e Bowie è davvero troppo marcata e la personalità fa cilecca.
Il secondo caso è quello di New Moon dei Men: anche qui voto esagerato, se pur solo d'una mezza tacchetta. Album di transizione, molto bello, la cui divisione netta tra pezzi roots e pezzi noise però, ne compromette un poco l'omegeneità.

Il terzo caso - il primo di avarizia, il più esagerato - è quello dell'omonimo omonimo dei Bazooka, che meritava ben più di un 7: l'album è diretto, grezzo, potente e trascinante e può seriamente essere considerato una delle migliori uscite garage-punk del 2013. Per di più è un esordio e questo gli merita un mezzo punto in più.
Un discorso simile va fatto - anche se stiamo parlando di generi completamente differenti e il voto non era poi così avaro - per Cabinet of Curiosities, l'esordio dell'olandese Jacco Gardner. Una suite di pop psichedelico di rara bellezza, composta ed eseguita in modo praticamente perfetto, con stile e personalità da vendere.
L'ultimo caso e poi chiudo, che ho abusato anche troppo della vostra pazienza, è quello di Floating Coffin', l'ultimo album (per ora, c'è da scommetterci) dei Thee Oh Sees: energico, rabbioso, folle e oltremodo divertente, è un disco da maestri, forse il loro miglior album. 


20. Ty Segall - The Sleeper (Drag City)

19. The Entrance Band - Face The Sun (Beyond Beyond Is Beyond)

18. Queens of the Stone Age - ...Like Clockwork (Matador)

17. Left Lane Cruiser - Rock Them Back To Hell (Alive)

16. Pere Ubu - Lady From Shangai (Fire)

15. Bazooka - Bazooka (Slovenly)

14. The Flaming Lips - The Terror (Bella Union/Warner Bros)

13. Night Beats - Sonic Bloom (Reverberaion Appreciation Society)

12. The Men - New Moon (Sacred Bones)

11. Fuzz - Fuzz (In The Red)

10. Jacco Gardner - Cabinet of Curiosities (Trouble In Mind)

9. The Black Angels - Indigo Meadow (Blue Horizon)

8. Blaak Heat Shujaa - The Edge of An Era (Tee Pee)

7. Hot Lunch - Hot Lunch (Who Can You Trust?/Tee Pee)

6. The Movements - Like Elephants 1 (Crusher)

5. Pop. 1280 - Imps of Perversion (Sacred Bones)

4. Giuda - Let's Do It Again (Damaged Good)

3. Thee Oh Sees - Floating Coffin' (Castle Face)

2. The Icarus Line - Slave Vows (Agitated)

1. The Ex & The Brass Unbound - Enormous Door (Ex)

mercoledì 15 gennaio 2014

The 50 best albums of 2013 > 50-21 / #classifiche #loudnotes

Eccoci di nuovo qua, giunti alla fine dei giochi, alla classifica più importante di tutte, quella dei migliori album dell'anno.
Qui, com'è ovvio che sia, scompare la distinzione italiani-stranieri che ha partorito la classifica precedente e tutto finisce sulla stessa graticola, pronto per essere grigliato e mangiato, magari accompagnato da un bel bicchiere di vino rosso. Salute!


50. Meat Puppets - Rat Farm (Megaforce)

49. Wooden Shijps - Back To Land (Thrill Jockey)

48. Uncle Acid & The Deadbeats - Mind Control (Rise Above) 

47. Pampers - Pampers (In The Red)

46. Eels - Wonderful, Glorious (Eworks/Vagrant)

45. Naam - Vow (Tee Pee)

44. Samsara Blues Experiment - Waiting For The Flood (Electric Magic)

43. Hookworms - Pearl Mystic (Gringo

42. CRTVTR - Here It Comes, Tramontane (To Lose La Track/Tenzenmen/DreaminGorilla/Under My Bed/Mia Cameretta/HYSM?/Human Feather/Buridda Distro/QSQDR) 

41. Mulatu Astatke - Sketches of Ethiopia (Jazz Village)

40. Throwing Muses - Purgatory/Paradise (The Friday Project)

39. The Thing - Boot! (The Thing)

38. Nero & The Doggs - Death Blues (RocketMan/White Zoo)

37. Woodwall - Woodempire (Red Sound)

36. Wildmen - Wildmen (Shit Music for Shit People)

35. Grant Hart - The Argument (Domino) 

34. Black Joe Lewis - Electric Slave (Vagrant) 

33. David Lynch - The Big Dream (Sacred Bones)



29. Oblivians - Desperation (In The Red)

28. Bad Sports - Bras (Dirtnap)

27. Dead Meadow - Warble Womb (Xemu)

26. Iceage - You're Nothing (Matador)

25. Cyanide Pills - Still Bored (Damaged Goods)

24. His Electro Blue Voice - Ruthless Sperm (Sub Pop)

23. Ceramic Dog - Your Turn (Northern Spy)

22. Future of the Left - How To Stop Your Brain In An Accident (Prescriptions)

21. Foxygen - We Are The 21st Century Ambassadors of Peace and Magic (Jagjaguwar)


and here's the top 20

The best italian albums of 2013 / #classifiche #louditaly

Quest'anno vi beccate pure il meglio della musica italiana, o del #louditaly per essere più precisi ed evitare fraintendimenti. 

È la prima volta, per Loud Notes, blog intimamente esterofilo. 
Niente di particolare, nessun rigurgito nazionalista (il nazionalismo è una religione che lascio volentieri agli imbecilli), è solo che quest'anno ne ho ascoltati veramente tanti, di album pubblicati da band italiote, e alcuni son rimasti così tanto tempo a ronzare nelle casse del mio stereo che, alla fine, ho deciso di render loro giustizia con questa classifica. 

C'è un'altra cosa, poi, che merita giustizia. 
Gli italiani, si sa, comprano dischi di merda! Quelli dei soliti noti, dai, non fatemi fare nomi che per nessuna ragione al mondo vorrei vedere scritti sulle pagine di questo blog! Anche quest'anno la classifica FIMI degli album più venduti nel belpaese è impietosa nei confronti delle band indipendenti, che raccolgono a malapena le briciole di un mercato discografico sull'orlo del collasso. 
Una quantità di vendite misere che fa il paio (lo spaio, piuttosto) con una qualità che - se si esclude il cantautorato indie da cameretta, che andrebbe debellato come la peste - va continuamente in crescendo: è un segno di ciò, io credo, che due etichette non propriamente sconosciute a chi bazzica il mondo del rock (la Damaged Good, da Londra e la Sub Pop, da Seattle - ecco, se non conoscete quest'ultima potete anche smettere di leggere ORA e tornare quando avrete fatto un bel ripassino...non sto scherzando, aria!) abbiano messo sotto contratto due band italiane, pubblicando due dischi davvero belli, che possono competere a mani basse con il rock'n'roll d'oltremanica e oltreoceano.

Ecco, vorrei con questa classifica, nel mio piccolo, rendere giustizia a tutte quelle band e a tutte quelle etichette che si fanno un culo così per suonare e produrre dell'insano rock'n'roll in questo paese di cantautori andati a male (perdonali Fabrizio, perché non sanno quello che fanno) e finti indipendenti con l'iphone nella fondina. Ecco, se la pensate come me, se pensate che questa gente meriti davvero un po' del vostro rispetto, potreste dar loro una mano acquistando un loro disco, o andandoli a vedere in concerto. Non male come idea, vero? Due sprizzini e un paio di app in meno ed ecco trovati i soldi per il dischetto, facile no? 

Honorable mentions:
Cesare Basile - Le ossa di Colapesce & Cesare Basile (Viceversa)
Santo Niente - Mare Tranquillitatis (Twelve Records)
Tre Tigri Contro Amelie Tritesse split 7" (autoprodotto)
The Bidons - Back To The Roost (Area Pirata)
Plutonium Baby - Welcome To The Weird World (Vida loca)
Big Mountain County - Big Mountain County 7" (La cantina del Rock)
Elli de Mon - Leave This Town 7" (autoprodotto)
The Mighties - Misty Lame vol. 2 EP (autoprodotto)
L'intero catalogo - in formato cassetta - di My Own Private Records (vedere classifica EP e singoli) e quello - in formato vinilico - di Bubca Records e Goodbye Boozy Records. Poi, ovviamente, l'immancabile Area Pirata, Outside Inside, Appropolipo, Go Down, Brigadisco, Tannen, Wild Honey, Lepers Production, Overdrive, etc. etc.
Altre etichette da seguire con estrema attenzione sono citate in classifica, check them out!

10. Massimo Volume - Aspettando i barbari (La Tempesta)

9. Edible Woman - Nation (Santeria-Audioglobe/Wild Love Records)


7. Evolution So Far - Selvaggio (Bloody Sound Fucktory/DIY Conspiracy/Que Suerte!/Mescaleros Crew/Fallo Dischi/QSQDR/Plan 8)

6. CRTVTR - Here It Comes, Tramontane (To Lose La Track/Tenzenmen/DreaminGorilla/Under My Bed/Mia Cameretta/HYSM?/Human Feather/Buridda Distro/QSQDR)

5. Woodwall - Woodempire (Red Sound)

4. Nero & The Doggs - Death Blues (RocketMan/White Zoo)

3. Wildmen - Wildmen (Shit Music for Shit People)

2. His Electro Blue Voice - Ruthless Sperm (Sub Pop)

1. Giuda - Let's Do It Again (Damaged Goods)


martedì 14 gennaio 2014

The 20 best debut LPs of 2013 / #classifiche #loudnotes

C'è veramente poco da dire su questa classifica. 

Sono i migliori esordi su formato lungo del 2013; che per giustizia, dovrebbero essere accompagnati da un bel glorioso e sentito fanculo a tutte le reunion di ieri, oggi e domani. Che ci sta tutto.

Così come ci sta tutta una piccola annotazione: è stato un anno pieno di esordi fantastici, come potete vedere dall'elenco qua sotto (emendabile come sempre, se vi fa piacere); lo era stato anche l'anno scorso, con gli splendidi dischi di Metz e Goat, tanto per dirne due. Ecco. Ma non è che niente niente, zitti zitti, stiamo vivendo, o stiamo per vivere, uno di quei periodi nei quali il rock'n'roll finisce per esplodere e far deflagrare tutto?
O forse, molto più probabile, son solo utopie (belle le utopie però, se solo ci unissimo e provassimo a farle camminare...). Vabbè, vedremo. Noi però, nel dubbio, un ascoltatina bella attenta a questi dischi gliela diamo lo stesso, no?

20. Blank Range - Phase II (Sturdy Girls)

19. The Living Eyes - The Living Eyes (Anti Fade)

18. Radioactivity - Radioactivity (Dirtnap)

17. Chelsea Light Moving - Chelsea Light Moving (Matador)

16. Early Mammal - Horror At Pleasure (Devouter)

15. Milk Music - Cruise Your Illusion (Fat Possum) 

14. Roomrunner - Ideal Cities (Fan Death)



11. Pampers - Pampers (In The Red)

10. CRTVTR - Here It Comes, Tramontane (To Lose La Track/Tenzenmen/DreaminGorilla/Under My Bed/Mia Cameretta/HYSM?/Human Feather/Buridda Distro/QSQDR)

9. Woodwall - Woodempire (Red Sound)

8. Hookworms - Pearl Mystic (Gringo)

7. Wildmen - Wildmen (Shit Music for Shit People)


5. His Electro Blue Voice - Ruthless Sperm (Sub Pop)

4. Bazooka - Bazooka (Slovenly)

3. Fuzz - Fuzz (In The Red)


1. Hot Lunch - Hot Lunch (Who Can You Trust?/Tee Pee)