sabato 30 novembre 2013

Human Eye - 4: Into Unknown (Goner, 2013) / #review

Se i motor city 3or4 Human Eye - o, più realisticamente, Timmy Vulgar & Co. - avessero pubblicato, invece di 4: Into Unknown (bel titolo del cazzo, tra parentesi) che, invano, da giorni tento di ascoltare fino all'ultima nota; ecco, se invece di 'sto disco qua avessero pubblicato un bell'EP lungo intitolato chessò, Alligator-Face Wolf Dancing In The Shadows, con questa tracklist

1. Alligator Dance
2. Buzzin' Flies
3. Juicy Jaw
4. Faces in the Shadows
5. Outlaw Lone Wolf

e avessero schiaffato in copertina un bel lupo con il corpo da lupo e il muso da alligatore che balla nell'oscurità, bè, avrebbero vinto cazzo! Cioè, sarebbe stato uno degli EP più mitici del 2013, uno sbrocco assurdo!
E invece no, hanno voluto strafare, fare un album intero e metterci dentro anche il resto delle cose inutili che c'hanno messo. Cioè, tutto il resto. Ed è venuta fuori 'sta cosa qua, mezza strafiga e mezza mediocre. Che non sa né di carne né di pesce (semmai, per lunghi tratti, di pesce putrefatto).
E quindi niente, ciao proprio.

Best tracks: l'EP immaginario di cui sopra


links:
human eye
goner records

giovedì 28 novembre 2013

Un giovedì sottoterra con birra, cavoli e rock'n'roll / #cassettine

È giovedì, e non so per quale cazzo di motivo, mi sembra domenica. Sticazzi, comunque. Quello che davvero conta, come al solito, è la musica che sta passando per le casse. E che, non si capisce bene il perché, ho sentito di dover condividere con il mondo.

Stamani ho iniziato con Machine Head dei Deep Purple, per dire. E fin qui, nulla di underground. Poi, spirata Space Truckin', ho cominciato a scavare come un indemoniato e son finito sottoterra. Di brutto! [musicamente parlando, ovvio no? Poi ci son finito anche d'umore, e se non fosse stato per le birrette, l'amore, il cavolo broccolo e il rock'n'roll, non sarei mai risalito]
Quelli che seguono sono, in ordine cronologico di ascolto, gli LP o gli EP di gruppi misconosciuti (a parte la parziale eccezione dei nostri eccezionali Not Moving) che sono passati dalle mie casse nelle ultime 4-5 ore. E che farete bene a farceli passare anche voi. Inutile dirlo, gruppi che meriterebbero - o che avrebbero meriterato, a seconda dei casi - di essere cagati molto di più, tanto dal pubblico (che però, si sa, è sempre un pubblico di merda) quanto dalla critica musicale. Ché a leggere sempre dei soliti noti, se sei un pochino curioso, ti si sfracellano i coglioni!

Ecco l'elenco degli album, corredati come al solito da una bella playlist: una playlist di pezzoni che vedrei bene nelle più alte vette delle classifiche, ma che si trovano anche meglio, e ci stanno anche da DIO, ai fondi delle cantine.

Prima di lasciarvi alla musica volevo ringraziare Andrea Valentini e il suo Black Milk Magazine per le immancabili e preziose dritte musicali (Blood on the Saddle e Plutonium Baby li devo a lui) e il blog Sons of the Dolls per la gigantesca mole di materia rock'n'roll che mette a disposizione del prossimo (a lui/loro devo la conoscenza di The Bangsters, Gun Crazy e The Blackjacks)

Blood on the Saddle - Fresh Blood (SST, 1987)
The Bangsters - The Scarlet Plague EP (New Rose, 1985)
Plutonium Baby - Welcome To The Weird World (La vida loca, 2013)
Not Moving - Movin' Over EP (Electric Eye, 1983)
Orange Sunshine - Love=Acid, Space=Hell (Motorwolf, 2003)
Gun Crazy - Dropping Like Flies (Mortville, 2003)
Dead Ghosts - Can't Get No (Burger, 2013)
The Blackjacks - Dress In Black/Generic NYC Woman 7" (Mr. Spacemen, 1985)

lunedì 25 novembre 2013

Nero and The Doggs - Death Blues (Rocketman/White Zoo, 2013) / #review

La prima notizia - buonissima! - è che c'è in giro un nuovo album dei Doggs.
L'altra notizia è che i Doggs come li conoscevamo, i Doggs punto, sono morti e poi risorti con un altro nome: Nero and The Doggs, quasi a voler ricalcare le orme della storica transizione stoogesiana.

Archiviati i ruggiti rabbiosi di Red Sessions e Black Love, e accasatisi presso l'etichetta milanese RocketMan, Nero e i suoi amici ci rifilano un album di rock duro e oscuro che mescola la rabbia nichilista degli ultimi Stooges, le tenebre impenetrabili del primo Nick Cave solista, le spigolosità del noise newyorkese e l'epica rozzamente rock'n'roll di certo metal da risacca.
Un album deviato, pericoloso, rumoroso e nero come e più della pece. Malato, isterico, decadente, ubriaco, ossessivo, lascivo e drogato.
Musicalmente parlando, c'è meno punk rispetto al passato, e molto più hard rock e blues, meno attacchi frontali e più ballads decadenti. E sono proprio queste ultime a dare l'impronta a Death Blues.

Damaged Love, per dirne una, un ballatone hard cupo, sporco e drogato che si situa all'incrocio tra una I Need Somebody e una Johanna.
Blue Moon e, soprattutto, l'epica elettricità proto-metal di Death Blues: blues notturni e metropolitani da schianto, quasi un mistico e perverso incontro milanese tra la coppia Iggy & Williamson e Nick Cave.
A chiudere il lotto, Back To The End, che prova a resuscitare pure i Joy Division, seppellendoli in mezzo ad un mare di wah-wah ashetoniano.
Ballate, appunto, ma non solo. Se siete tra quelli che amano gli schiaffi a viso aperto, per voi c'è Sweet Confusion, un proto-punk arcigno e corrosivo e la bellissima Feel The Death, un pericoloso incontro tra gli Stooges di Raw Power e i Sonic Youth di Evol.

Appurato il (parziale) cambio di rotta, la domanda sorge spontanea: si stava meglio quando si stava peggio? A primo impatto direi di sì, le rozze zampate stoogesiane di Red Sessions le sento un gradino sopra. E qui c'è qualcosa che convince poco (Insanity, Have You Found Yourself, la produzione un po' troppo pulita che rovina alcune cosucce), mentre là no.
Ma credetemi, davvero, son quisquilie. Se non vi farete prendere dalla fretta (schifosa puttana, altro che cattiva consigliera), e dedicherete a Death Blues il tempo che merita, finirete per amarlo in modo folle. E ne uscirete soddisfatti, felici di aver scavato dentro l'anima(ccia) dei Doggs.

Best tracks: Sweet Confusion, Feel The Death, Damaged Love, Death Blues, Back To The End



 
links:
nero and the doggs
rocketman records
white zoo records

lunedì 11 novembre 2013

The Melvins - Tres Cabrones (Ipecac, 2013) / #review

Niente, avrei tanto voluto scrivere una bella e dettagliata recensione di Tres Cabrones, nuovo album dei Melvins (che poi, più che un nuovo album, è una mezza compilation di pezzi già apparsi su EP e singoli, NdR) uscito lo scorso 5 novembre per la fidatissima Ipecac Recordings. E invece non ne son più capace (e forse è meglio così, che almeno non spacco le palle al prossimo), e ne è uscita fuori questa roba qua, una minirece per lettori internauti incapaci di andare oltre le 2000 battute.
E comunque, Lenny Kaye ne ha scritta una migliore.

Ma bando alle ciancie e andiamo al sodo: Tres Cabrones è un bell'album. Un album discreto dai. Nulla di supereccitante, insomma, soprattutto se siete tra quelli che conoscono a menadito ogni singolo solco inciso negli ultimi 30 anni dalla band americana (non sono i Melvins di fine anni '80-primi '90, per intenderci, quelli di Ozma, Bullhead, Lysol, Houdini e Stoner Witch e dei singoli dello stesso periodo incisi per Boner, Amphetamine Reptile e Atlantic), ma si tratta probabilmente del loro album migliore dai tempi di Nude With Boots (2008).

Semplice, pesante, aggressivo, ruvido, psichedelico (in un modo che solo i Melvins), esilarante e sincero, come da marchio di fabbrica. I riffoni si sprecano, inframezzati da per nulla dolci discese agli inferi della psichedelia sludge (I Told You I Was Crazy), le canzoncine idiote pure (ma quelle non fanno testo, che già al secondo ascolto le salti a piè pari); la strana coppia ritmica Mike Dilliard alla batteria & Dale Crover al basso sembra funzionare e della chitarrona di Telespalla Osbourne non ne parliamo proprio.
Ecco, i synth sembrano messi un po' a cazzo di cane, e ogni tanto il trio delle meraviglie indugia un po' troppo nella sperimentazione fine a se stessa, o nella ricerca a tutti i costi dell'arrangiamento strambo, ma alla fine dei conti, tenendo anche conto dei 30 anni di carriera alle spalle, bisogna dire che ne escono vincitori pure stavolta. Rispetto!

Best tracks: City Dump, American Cow, Dogs And Cattle Prods, I Told You I Was Crazy, Walter's Lips



links:

venerdì 8 novembre 2013

The Movements - Like Elephants 1 (Crusher, 2013) / #review

I Movements sono una delle migliori band del pianeta terra. Punto.
Nessuno riesce a mischiare garage rock, psichedelia e folk in maniera così eccitante, oggi (e forse nemmeno ieri).
Nessuno ha quel farfisa, così dolce e prepotente, dal riff facile manco fosse una chitarra, nessuno quella voce così affascinante, sexy e rabbiosa, dolcemente folk e abrasivamente rock, nessuno quella scrittura, che riesce a mischiare ruvidità garage, rumore, finezze da folk band ed epica rock, nessuno quella capacità di imbeccare le melodie perfette.

Like Elephant 1, uscito lo scorso 25 ottobre per la lungimirante Crusher Records (presso la quale hanno trovato ospitalità anche i più che promettenti Dean Allen Foyd) non è nient'altro che, come suggerisce il titolo, il primo capitolo di una maestosa opera dal forte e speziato sapore folk-garage-psych (il secondo capitolo dovrebbe uscire all'inizio dell'anno prossimo).
Un'opera che riesce a riaffermare e rafforzare quanto scritto sopra. Riaffermare perché tutte quelle caratteristiche, che avevamo avuto modo di apprezzare nei dischi precendenti, emergono con forza anche dal disco in questione. Rafforzare perché i Movements sono riusciti a consegnarci un disco siffatto, un mezzo capolavoro del rock degli anni 10, semplicemente giocando a fare i Byrds. O i Love. O gli Who (periodo Who's Next). E vincendo a mani basse. 

Like Elephant 1 gioca con la tradizione folk e psych californiana come se fosse roba sua-e-solo-sua. Lo fa violentandola e stravolgendone i connotati attraverso un rock'n'roll sfregiato da infedeltà garage, ma anche pomposo ed epico, figlio dei migliori Who ma anche dei connazionali The Soundtrack of Our Lives. Lo fa richiamando lo spirito e l'urgenza di quella stagione ma finendo per suonare, alla fine dei giochi, come un album dei Movements. Riconoscibile come tale a miglia di distanza. Affascinante, trascinante e carico di pathos come ogni album dei Movements.

E ad ascoltare pezzi come The Death of John Hall D.Y. e Like Elephant 1 (byrds-loviane fino al midollo), Boogin' (con quel lungo interlude strumentale che fa molto Bargain), Two Tongues, Great Deceiver (il pezzo migliore del lotto e, probabilmente, la canzone più bella dell'anno), All The Lost (un perfetto garage rock dai contorni dark-psych), Ingenting Kommer Ur Ingenting (che si concede pure una pericolosa incursione in territori noise), pare proprio che non ce ne sia per nessuno. Capolavoro!

Best tracks: Boogin', Two Tongues, Great Deceiver, Ingenting Kommer Ur Ingenting

The Movements - Like Elephants 2 / #review



links:
the movements
crusher records

lunedì 4 novembre 2013

La meravigliosa playlist del lunedì / #cassettine

È lunedì. Giorno di merda per eccellenza, secondo molti; uno come tanti, secondo il modesto parere del sottoscritto. Comunque non peggio di tante domeniche spese a curar mal di testa autoinflitti.

Un lunedì pieno di musica, questo lunedì 4 novembre, come tanti prima e dopo di lui. Pieno di musica nuova, per essere precisi, di rock'n'roll uscito allo scoperto nell'anno di (dis)grazia 2013. Ma, cosa ancor più importante, anche perché trattasi di avvenimento non così frequente, pieno di nuova musica davvero buona
Tutta insieme, in un colpo solo, a spazzar via e sfanculare tutti quei giorni in cui mi son trovato ad ascoltare nuove uscite che valevano meno di uno schizzo d'urina sulla tavoletta del cesso.

Indi per cui, la meravigliosa playlist, atto dovuto verso me stesso e verso voi divoratori di rock'n'roll dal palato buono.

Qui di seguito i cinque album che hanno allietato il mio lunedì e, di seguito, la miniplaylist

Left Lane Cruiser - "Rock Them Back To Hell" (Alive): recensione qui
Blaak Heat Shujaa - "The Edge of An Era" (Tee Pee): recensione qui
Hot Lunch - "Hot Lunch" (Tee Pee)
The Movements - "Like Elephant 1" (Crusher): recensione a seguire
The Obits - "Bed & Bugs" (Sub Pop)

Left Lane Cruiser - Rock Them Back To Hell (Alive, 2013) / #review

Ci voleva proprio, il nuovo disco dei Left Lane Cruiser (il sesto in sette anni, se vi includiamo la collaborazione con James Leg), per sporcare di tossico e fastidioso rock-blues le strade sempre troppo pulite del rock del XXI secolo.

Ci serviva, per ricordarci della necessità storica di annegare il rock'n'roll nel fango del blues e di stuprare quest'ultimo con le armi e i rumori di un bel punk rock invecchiato di 30 anni.

E allora poche storie, rispolveriamo la nostra vecchia bottiglia di Old No. 7 e mettiamoci all'ascolto di queste piccole grandi gemme di slide-blues urticante (Be So Fine, per dirne una).
ZZ Top, White Stripes, Stooges, RL Burnside, MC5, The Cramps si mischiano e si contorcono nelle note di Rock Them Back To Hell; ma ancor di più sono il blues e il rock'n'roll nella loro forma più impura e bastarda (caldi come l'inferno, ruvidi come carta vetrata e molesti come un cowboy ubriaco), il whiskey, il tabacco, le tossine e una ferrea e smaliziata attitudine punk rock ad uscire prepotenti dalla penna di Freddie J IV e Brenn "Sausage Paw" Beck. Un mix eccitante, capace di risvegliare i morti.

Fortemente indicato per chi è alla ricerca di rock dal fegato devastato, sporco e spaccaossa, e per gli stomaci allergici alle edulcorazioni.

Best tracks: Zombie Blocked, Electrify, Overtaken, Jukebox, Righteous

 
links:
left lane cruiser
alive naturalsound

venerdì 1 novembre 2013

The Oblivians - Desperation (In The Red, 2013) / #review

Più lo ascolto e più mi piace Desperation, il nuovo album degli Oblivians per In The Red Records.

Forte, semplice, ruvido, melodico e trascinante: è come spararsi una dose di rock'n'roll purissimo per endovena, se capite cosa voglio dire.
Certo, Soul Food (1995) e Popular Favorites (1996) erano una spanna sopra, ci mancherebbe, e qui siamo più dalle parti dei Reigning Sound che dei vecchi Oblivians (o meglio, a metà strada tra i due).
Embè, allora che facciamo, li snobbiamo per una cosa tanto futile? Non vi piacevano i Reigning? Non sono stati forse, uno dei migliori act rock'n'roll degli anni 10?

Dato che la risposta non può essere che sì, lasciate stare quell'angioletto snob che vi pende dalla spalla destra ed ascoltate le parole del grande capo Estiquatzi: prendete una mattina a caso, una che il sole ha il testosterone a mille e non trova di meglio da fare che stuprare di giallo il grande cielo azzurro, e fatevi bruciare l'anima da questa becera collezione di pezzacci rock'n'roll-soul, e sbattevene del resto. Di tutto il resto.

Best tracks: I'll Be Gone, Em, Woke Up In A Police Car, Call The Police (bellissimo l'organo di Mr. Quintron), Pinball King, Fire Detector, Black Street Hangout, Desperation

 
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