giovedì 25 luglio 2013

Queens of the Stone Age - ...Like Clockwork (Matador, 2013) / #review

Mi ci è voluto non poco per tirare fuori questa recensione dal cassetto. Mi ha bloccato, probabilmente, il rapporto di amore-odio che ho intrattenuto negli anni con la band di Josh Homme. Songs For The Deaf è stato, lo dico senza tema di smentite, uno degli ultimi album davvero importanti della storia del rock. Era Vulgaris, l'album che precede questa ultima prova (era il 2007), una merda inascoltabile, più o meno. Scialbo e mediocre, nel migliore dei casi.

Memore di quello schifo, sono rimasto sinceramente indifferente, quando non aggressivamente prevenuto, di fronte all'overdose mediatica e all'hype che hanno accompagnato l'uscita di ...Like Clockwork.
Quando infine, dopo considerevoli lotte intestine, ho scaricato il disco e l'ho "messo sul piatto", l'ho fatto con animo diffidente. Poi però, ascolto dopo ascolto, la diffidenza si è via via dissipata, e mi si è presentato alle orecchie un album affascinante e finanche trascinante, con tutti gli attributi al posto giusto.

Le melodie oscure e desertiche, brand inossidabile delle Regine dell'età della pietra, fanno il paio con un'ispirazione sonora multiforme, che mette in fila industrial rock, psichedelia, new wave, il pop-rock di origini bowiane, stoner rock, doom, masticandoli e risputandoli fuori come fosse normale ascoltarli in un disco con la leggendaria "Q" stampata sopra. Ne escono rigenerati, da questo incontro-scontro, tanto la band quanto i generi sopra menzionati.
Si parte con Keep Your Eyes Pealed, uno splendido incesto tra sonorità industriali, psichedelia, doom metal e matematica rock, e proseguendo con lo splendido rock chitarristico dall'appeal commercialemanontroppo di I Sat By The Ocean, o con la ballata dark e un po' barocca di The Vampire of Time and Memory, che ci regala dei QOTSA inediti giocare con la dolcezza di un piano in un crescendo epico e confortante.

Basterebbe questo trittico inziale a chiudere la partita e a rendere obbligatorio l'acquisto del disco (io lo sto facendo mentre scrivo), ma la carne a fuoco è davvero tanta. Siccome, però, il bello di un disco sta nell'ascolto, cercherò di limitarmi all'essenziale: che, tradotto in tracce di vinile, sarebbe If I Had A Tail, un rock sexy e intrigante che ti cattura da subito con quella sua anima desertica e quel suo cuore dark wave; Kalopsia, che porta in dote una bella alternanza di momenti soul psichedelici e scatti di reni da rocker incallito che gioca volentieri con rumore e melodia; concluderei poi con Smooth Sailing (qua sotto), un bell'esperimento di funk industriale che filtra col noise, reso ancor più convincente da una voce in falsetto che gli fa "come il cazzo alla vecchia".

Basta? Direi di sì. Un'ultima considerazione: dove lo trovate un altro che riesce a mettere insieme un disco così pieno di collaborazioni, tirando dentro pure quel cazzone di Elton John (gli altri? Mark Lanegan, Dave Grohl, Trent Reznor, Alex Turner, Jake Shears, Nick Oliveri) e a farlo suonare bene? Punto.


links:
queens of the stone age
matador records

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