mercoledì 5 giugno 2013

Black Sabbath 13, il ritorno. Che era meglio di no / #loudnotes #review

Niente, era solo per dire piangere e urlare che 13, il nuovo album dei riuniti Black Sabbath mark I e 1/2 (con Brad Wilk dei RATM alla batteria a sostituire l'arrabbiato Bill Ward) è una cagata pazzesca, quasi come la corazzata Potemkin. Canzoni senza scorza e senz'anima (sono veramente rari gli scatti di reni: l'iniziale End of The Beginning, mi viene in mente), unite a una produzione da ergastolo opera del barbuto Rick Rubin, hanno fatto di quest'album un'opera da dimenticare dopo il primo ascolto.

Ché non è che avessimo tutta questa voglia di ascoltare i Black Sabbath suonare come un gruppo metaldimerda qualsiasi. 

E forse, quindi, era meglio lasciare tutto com'era, e starcene rintanati nelle nostre stanze ad ascoltare i primi 6 album del Sabba Nero (l'omonimo e Paranoid del 1970, Master of Reality del 1971, Black Sabbath vol. 4 del 1972, Sabbath Bloody Sabbath del 1973 e Sabotage del 1975), i capolavori che ne custodiscono la leggenda, immaginando i tempi che furono. Questo qua è l'epilogo non necessario. Uno schifo. Statene lontani.

ps: meglio dei Black Sabbath di 13, nel riprodurre il suono originario della band di Birmingham, hanno fatto gli Orchid di Capricorn (2011) e The Mouths of Madness (2013). Se proprio vi dovesse prendere un attacco di nostalgia, e non riuscite a calmarlo con gli album sopracitati (però poi mi spiegate anche perché), fatevi un giro da quelle parti.

ps2: i link al sito dei nostri e a quello dell'etichetta ve li cercate da soli, che io devo ascoltarmi War Pigs.

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