lunedì 4 marzo 2013

Belt of Vapor - The Recluse (Whoa! Boat, 2013)

I Belt of Vapor li seguo fin da quando hanno lasciato il nido del math-core (leggasi i primi due dischi della band, Playing God del 2003 e The Complex Mating Game of Giants del 2007), dando vita a quel riuscito concentrato di grunge d'annata e post-hardcore che era Buck. E ora rieccoli qua, finalmente, con la terza prova sulla lunga distanza, a stabilizzare le coordinate del loro sound rinnovato: un rock robusto, affilato e combattivo figlio del grunge noise dei primi anni '90, del post-hardcore dei maestri Fugazi e di quella scheggia impazzita che furono gli At The Drive-In sul finire del secolo.

Gli ingredienti per apprezzare quest'album, insomma, ci sono proprio tutti. Non manca un cazzo di nulla, oserei dire! Ditemi se non è bellissima l'opening track Bare Bones, che parte con un bel basso distorto e si distende lungo quattro minuti con il suo incedere mid-tempo e la sua vena sinceramente incazzata. O se il riff di No Neck, pezzo che riesce a cambiare faccia almeno tre volte senza creare danni agli zebbedei, non è uno dei più riusciti che vi sia capitato di ascoltare ultimamente. Poi ancora: il post-hardcore che flirta con il progressive di Horns and Grins, la ballata indie di Reigning Hands, lo schiaffo post-hardcore a-la At The Drive-In di Estranged Youth, i rigurgiti neo-metallici di Children of Fools, il grunge noise oscuro e sbilenco di Stacks and Stacks. C'è veramente un sacco di roba, qua dentro, ed è suonata con una padronanza, una potenza e un impeto che mettono al muro (vi ricordate le band su Touch & Go, verso la metà degli anni '90?).

Si ha quasi l'impressione che tutta la rabbia e la passione che trasuda dalle traccie di Recluse sia stata (appunto) "reclusa" nell'ombra di un magazzino abbandonato per decenni e che ad un certo punto qualcuno abbia deciso di aprile le porte e farla tracimare. E questo qua, fortuna nostra, è il risultato!

 
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