sabato 2 febbraio 2013

Ulver - Childhood's End (Kscope, 2012)

Capita anche che un album fatto di sole cover (esempio storico fu, per il sottoscritto, Acid Eaters dei fratellini Ramones) ti riconcili con la musica, o che semplicemente riesca a riportarti alla mente e al cuore le note di pezzi che hai sempre amato, distorcendole in modo inaspettatamente piacevole ed eccitante. Questo è un po' l'effetto che mi ha fatto Childhood's End, ultimo album degli (ex?) black metallers norvegesi Ulver. Un disco omaggio alla psichedelia rock dei 60s-70s consegnatoci da una delle band più eclettiche e imprevedibili del panorama metal contemporaneo. Un capolavoro dal quale traspare un sincero amore per le sonorità che hanno caratterizzato "la prima era psichedelica", che sono state interiorizzate per essere poi risputate in un modo estremamente personale senza tuttavia cedere mai alla tentazione di stravolgerne il senso originario.

Prendete Brachelets of Fingers, scritta e pubblicata per la prima volta dai Pretty Things in quella che è da considerarsi come una delle opere rock più belle di sempre, S.F. Sorrow (1968). Posta in apertura al disco, ci restituisce un po' il senso di questa operazione di coveraggio. Che si dimena lungo 14 traccie riportando alla luce canzoni imperdibili e chicche semisconosciute, donando loro una nuova vita sotto le ali protettive del black metal e del dark folk norvegese. Rendendole esoteriche e mantenendole dolcemente psichedeliche allo stesso tempo.

Ed è davvero un piacere ripercorrere la storia del rock psichedelico e del freakbeat seguendo questa oscura quanto ispirata interpretazione Ulveriana. Una rivisitazione che si prende cura di pezzi storici quali Everybody's Been Burned dei Byrds (da Younger Than Yesterday, 1967), In The Past dei We The People (la potete trovare nella compilation postuma Mirror of Our Minds, pubblicata dalla Sundazed nel 1998, o ascoltare nella sua rivisitazione più famosa, opera della Chocolate Watchband e contenuta nell'album Inner Mystique, del 1968), Today dei Jefferson Airplane (da Surrealistic Pillow, 1967), la splendida I Had Too Much To Dream Last Night degli Electric Prunes (da Electric Prunes, 1967), Street Song dei magici 13th Floor Elevators (da Bull of the Woods, 1969); e che riscopre pure band misconosciute ai più quali Fleur de Lys, di cui riprendono I Can See The Light (dall'omonimo singolo del 1967), o The Beau Brummels, ladrocinati della loro Magic Hollow (da Triangle, del 1967). E tante altre, ma a questo punto ho ampliamente rotto i coglioni. Se non l'avete ancora fatto ascoltatevelo, che merita.



links:
ulver
kscope

1 commento:

  1. Un album estremamente raffinato e ricercato...
    Ti arrivano alla mente molti ricordi....spesso piacevoli...
    grazie Leonardo, una bella riscoperta!

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