martedì 15 gennaio 2013

The 50 best albums of 2012 > part II (20-1)

...e dopo i primi vagiti di best of ecco la tranche finale, l'olimpo del rock'n'roll nell'anno profano 2012. Quei dischi senza i quali (almeno)il mio 2012 avrebbe avuto tutto un altro senso. Dei dischi che faranno o hanno già fatto, a modo loro, la storia della musica rock contemporanea. O, più semplicemente e mettendo da parte la retorica, qualche manciata di buoni album che fareste bene a procurarvi. Enjoy!

20. The Jim Jones Revue - The Savage Heart (Pias Recordings): ritorna Jim Jones con la sua selvaggia creatura rock'n'roll punk tinta di blues. Lo fa sporcando di nero e soul la tavolozza del suo rock'n'roll, e riuscendo ancora una volta a convincere di brutto!

19. Pontiak - Echo Ono (Thrill Jockey Records): la potenza dell'hard rock e dello stoner, la liquidità psichedelica, l'epicità folk e le ruvidità noise mescolati e risputati con convinzione, potenza e poesia. Un album potente, epico e sonico capace di toccare corde profonde.

18. Pop. 1280 - The Horror (Sacred Bones Records): la colonna sonora dell'apocalisse che verrà. Un noise-drone buio, tribale e violento. Il suono oscuro, rumoroso e ripetitivo dei bassifondi newyorkesi assurto a dignità musicale (ancora una volta).

17. Greenleaf - Nest of Vipers (Small Stone Records): l'album stoner più convincente dell'ultimo decennio, in grado di mescolare una certa classicità a-la Pearl Jam alla potenza sonica dei Queens of The Stone Age. Il tutto è suonato con una potenza straordinaria e cantato da dio!

16. Ty Segall - Twins (Drag City): altro disco azzeccatissimo per l'inarrestabile Ty. Un album in cui convivono la sua ruvida anima garage punk, lo splendore armonico dei 60s che avevamo apprezzato l'anno scorso in "Goodbye Bread" e le distorsioni grunge del precedente "Slaughterhouse".

15. Bob Mould - Silver Age (Merge Records): il ritorno di Bob Mould è una bomba di sincerità in formato rock, un concentrato di melodie perfette suonate con potenza e passione da un grande vecchio che sa mostrare muscoli e cuore in quantità industriali, regalando pezzi indimenticabili.

14. Sic Alps - Sic Alps (Drag City): il capolavoro dei Sic Alps. Tolti i panni dei lo-fi rockers, affinata la scrittura e la produzione, i Nostri tirano fuori un album di pop rock psichedelico e sghembo che sa divertire e affascinare. Un disco che cresce e cresce ad ogni ascolto.

13. Baby Woodrose - Third Eye Surgery (Bad Afro Records): l'esperienza psichedelica di Lorenzo Woodrose non ha fine. E se possibile si arricchisce ancora: di potenza, rimandi space e inflessioni pop che donano al suo garage rock di ascendenza 60s un'aurea magica.

12. God Equals Genocide - Rattled Minds (Razorcake Records): è il ritorno dell'hardcore degli anni '80, urlato e sputato con la rabbia di quattro tardoadolescenti losangelini. Una bomba sonora sparata a velocità assurde e urlata da un duetto voce maschile-femminile che fa scintille.

11. Mission of Burma - Unsound (Fire Records): i Mission of Burma non riescono a sbagliarne una! E ci sorprendono ancora con un disco di post-punk duro e sbilenco, ispiratissimo, che riesce a divertire ed eccitare anche quando si perde in sperimentazioni. Eroi!

10. Graveyard - Lights Out (Nuclear Blast Records): i Graveyard sfornano uno dei capolavori dell'hard rock del nuovo millennio: duro, gentile, sensuale, energico, epico, caldo e rumoroso. Un susseguirsi di assalti hard-blues e di ballate dal sapore soul da togliere il fiato.

9. Gentleman Jesse - Leaving Atlanta (Douchemaster Records): il re del power-pop è tornato, per regalarci un secondo album pieno di gemme pop dal sapore 60s-70s veloci e visceramente rock'n'roll. Melodie preziose e un'orchestrazione perfetta ci regalano questo capolavoro.

8. Mind Spiders - Meltdown (Dirtnap Records): i protetti di Loud Notes tornano ad un anno dal debutto per sfornare un album praticamente perfetto nel quale convivono e si abbracciano appassionatamente garage punk, power pop e shoegaze. Un disco di hit underground.

7. White Lung - Sorry (Deranged Records): un album rabbioso e potente, che cita senza farsene assoggettare il primo hardcore e le riot grrrl degli anni '90. Riff virtuosi affilati come lame e una voce femminile trascinante e inferocita che spedisce la band dritta all'inferno in poco più di 20 minuti.

6. Metz - Metz (Sub Pop Records): uno degli esordi dell'anno. Un power trio che sputa una musica ruvida, potente, precisa e incazzata figlia della migliore tradizione noise-grunge (da notare l'etichetta). Una band necessaria che tira fuori un disco necessario. Urgente. Possente e rabbioso. Punk? 

5. A Place To Bury Strangers - Worship (Dead Oceans Records): il capolavoro della band newyorkese. Un infuso acido, pesante ed eccitante di noise rock a volumi altissimi che gioca con le melodie sixties, il primo post punk e le acide melodie dello shoegaze uscendone fresco ed elettrizzante.

4. Movie Star Junkies - Son of the Dust (Outside Inside Records / Wild Honey Records): le trame oscure del nuovo lavoro dei Movie Star Junkies sono come balsamo per le orecchie. Rock'n'roll, blues e ballate a perdita d'occhio vanno a costituire uno dei caolavori del rock italiano più recente.

3. Ty Segall Band - Slaughterhouse (In The Red Records): l'opera omnia del fuzz rock in versione noise. Un assalto di ruvidità che trascina con sé il garage punk del Ty che conosciamo, il grunge noise degli anni '90 e certe oscurità doom. Una bellezza!

2. Goat - World Music (Rocket Recordings): l'esordio dell'anno, è fuor di dubbio. E anche la cosa più originale ascoltata da molto tempo a questa parte. Stoner, psichedelia, afro-beat e no wave si fondono in modo inaspettato ed eccitante in questo capolavoro del voodoo rock (?) di sempre.

1. The Men - Open Your Heart (Sacred Bones Records): l'indie rock che si scrolla di dosso la noia e la ripetizione e torna a farsi musica rabbiosa, potente, ispirata e incline alle contaminazioni. Il noise che getta le scorie e torna ruvido ma ornato di melodie contagiose. Un capolavoro!

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