giovedì 27 dicembre 2012

Mesa Cosa - Infernal Cakewalk EP (Casbah Records / Off The Hip Records, 2012)

Archiviata la prima serie di "feste del consumo", il vino, lo spumante e le stragi di pesci e maiali, Loud Notes torna per farvi fare un viaggietto dalle parti del Messico. O dell'Australia, se preferite. Una bella corsetta da un capo all'altro del mondo che si scontra con un esordio di garage punk rozzo, sguaiato, psichedelico e ruggente come un giovane leone della savana.
I Mesa Cosa sono un trio messico-australiano (appunto) capace di creare un innesto bastardo, insano e corrosivo di Stooges periodo Raw Power, Radio Birdman e satanismo garage stile JC Satàn. E che mi venga un colpo se dico che non ci sanno fare! Riuscire a dar vita a un rock'n'roll satanico che riesce ad essere stradaiolo e garage al tempo stesso non è mica cosa da tutti, dico io!

Senza perdere altro tempo, mettiamo su questo dischetto maledetto e iniziamo a dondolarci pericolosi sulle note e sulle scariche elettriche di 666. E siccome siamo un po' ingordi continuiamo l'ascolto, urlando in coro il ritornello da stadio di Shoplifter, mentre la band sotto di noi si impegna a decostruire un rhythm and blues che avrebbe fatto la felicità degli Yardbirds se solo fossero stati degli stralunati garage punkers degli anni 00. Frozen Eyes ci accoglie con una bella sezione fiati, che accompagna uno strano punkbilly di ascendenza Cramps ma un sacco più lo-fi. 

Ma è il rumore il vero padre putativo di questa band messico-australiana. Il padre padrone, viene quasi da pensare mentre ascoltiamo il garage punk assassino di Los Perros, con quei riff e quelle liriche soffocati dalla cagnara di distorsioni. Lo stesso feeling si ripete per quello che segue, e ciò finisce per diventare il limite più grosso di un disco altrimenti ricco di riff e soli davvero indovinati (Day of the Dead), furiosi rock'n'roll punk da manuale (Hijo del Mal) e lunghi boogie corrosi dal fuzz che meritano ripetuti ascolti (Diablo). Come prima prova non c'è male davvero, ma una pulizia generale (pur senza esagerare, per carità!) potrebbe aiutare non poco ad esaltare la qualità del songwriting. Attendiamo fiduciosi.


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mesa cosa
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casbah records

sabato 22 dicembre 2012

Joe lo strimpellatore è vivo e lotta insieme a noi!

10 anni senza Joe Strummer. Senza di lui (e i suoi Clash) la mia passione per il punk e il reggae, per la musica in generale, per le rivolte sociali e la politica con la P maiuscola, e quindi Loud Notes, non sarebbero mai esistiti.
Perché aggiungere parole inutili e schifosamente retoriche? Ho pensato fosse meglio, come sentito e commosso omaggio alla sua figura e a quello che ha significato per me e la musica tutta, regalarvi e regalrmi una selezione dei suoi pezzi, capolavori di schiettezza rock'n'roll, urgenti, rabbiosi e rivoluzionari come il punk, caldi come il miglior reggae e profondamente umani, troppo umani...

giovedì 20 dicembre 2012

The Velvoids - Las Freak Voodoo EP (Thinkbabymusic, 2012)

Siccome la Grecia mi ha rubato un bel pezzo di cuore, e visto che il rock'n'roll sembra essere l'unica azienda in attivo in un paese mandato in rovina dalle cieche politiche di austerità europee (e Loud Notes, ovviamente, ha interesse a che questa azienda prosperi), eccomi qui a parlarvi di Las Freak Voodoo, nuovo EP degli ateniesi Velvoids. Questo duo di spostati, composto dai tali Vice Lesley (chitarra e voce) e Dorah X (batteria e voce), è attivo da ben 12 anni, la maggior parte dei quali passati a rockeggiare sporchissimo sotto al partenone e sfornare EP (in cassetta, vinile e poi CD) come se piovessero. Un'attività, questa, che gli ha guadagnato una meravigliosa credibilità rock'n'roll e li ha portati a calcare i palchi (anche europei) con "nomi garanzia" quali Marky Ramone, Black Lips, The Vibrators, Pierced Arrow, Murder By Death, etc.

E il disco? Las Freak Voodoo è una creatura mutante che riesce a spaziare molto imprevedibilmente da uno sporco garage blues psichedelico e rumorosissimo (molto meno punk ma più noise che in passato) che può ricordare band come Gories, Hussy, Feeling of Love, e Black Lips (la bella opening track Wall Str. Blitzrieg e la bellissima traccia conclusiva Cali Fragilistic) a un psych rock da camera per xilofono, chitarra acustica e violino (Bear, piazzata giusto in mezzo, chiusa a panino tra due attacchi all'arma bianca). I Velvoids riescono in fin dei conti a risultare credibili in entrambi i panni, rilasciando un EP decisamente gradevole, che esce dalle casse sincero come il vostro migliore amico, ruvido come la carta vetrata e gentile come una telefonista Tiscali.

Ora che la scena garage rock greca è finita sotto i riflettori, complice l'esplosione internazionale degli Acid Baby Jesus e l'assunzione dell'ateniese Lydia alla coordinazione editoriale di Maximum Rock'n'Roll, c'è solo da sperare che anche questi Velvoids riescano a raggiungere le vette che meritano.

Nel caso foste interessati ad approfondire, vi propongo questa bella intervista (in inglese) rilasciata dal duo ateniese al magazine greco OUGH! poco prima dell'uscita di questo EP.



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mercoledì 12 dicembre 2012

The Mighties - Misty Lame EP (autoprodotto, 2012)

Figli illegittimi di Music Machine, Monks, Cramps e dell'epopea Nuggets tutta, i Mighties vengono da Perugia e sono pronti a far saltare le vostre chiappe rinseccolite e molle con un garage punk caldo, ruvido e soul; un rock'n'roll con il riff in fondina sempre pronto a sparare e il ritornello facile da sfoderare in mezzo ad un'orgia garage rock.

Difficile trovare qualcosa di sbagliato qua dentro: tra inflessioni Crampsiane rilette a suon di corposo garage fuzz (Kelly Ride), geniali movenze garage rock 60s di ascendenza rhythm'n'blues (The Seducer), oscure e riverberate cavalcate garage punk (The Mighties Theme) si fa presto ad arrivare alla fine e ancor prima a ripigiare play, per godersi questo piccolo capolavoro di garage italico. Da queste parti si attende con ansia l'esordio sulla lunga distanza!



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martedì 4 dicembre 2012

Spider Bags - Shake My Head (Odessa, 2012)

I quasi misconosciuti Spider Bags, quartetto di stanza in New Jersey, arrivano al terzo album, e a noi non resta altro da fare che far scendere il cappello. Perché l'album è un concentrato di rock'n'roll all'ennesima potenza, una cosa che ha l'effetto di una birra ghiacciata + cannino in una notte di piena estate sdraiato sulla veranda a guardare le stelle. 
I Nostri dimostrano di sapersi destreggiare benissimo tra sfuriate rock'n'roll punk che neanche i Jam (Keys To The City), country rock'n'roll alla maniera di Lou Reed (Simona La Romona, con Jack Oblivian), momenti di radiosa psichedelia soul urbana (Shape I Was In), rock'n'roll anfetaminici con i Beach Boys nel sangue (Standing In A Curb) e tanto tanto altro. Un bell'esempio di matrimonio riuscitissimo tra urgenza e sfrontatezza urbana east-cost, solarità pop californiana e romanticismo rurale. Da avere.

Best tracks: Keys To the City, Simona La Romona, Shape I Was In, Standing In A Curb, Day Mare


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lunedì 3 dicembre 2012

Barberos - 000 (Human Feather, 2012)

I Barberos vengono da Liverpool, e da ormai quattro anni si adoperano a infestare il continente con la loro strana e spietata formula che mischia allegramente math rock, post-hardcore e sintetizzatori "made in krautonia". Loro sono tre schiodati in tuta bianca stile "Arancia Meccanica de noantri" armati di due batterie e un vecchio synth analogico, che suonano una specie di synth-prog strumentale decisamente originale e a tratti molto interessante.

Si tratta di musica sperimentale, inutile girarci intorno, ma di un tipo raro ed estremamente ricercato, di quella che riesce in un modo o nell'altro a fare i conti con l'immediatezza, risultando alla fine dei conti molto moooolto divertente. 
Non una cosa per cui strapparsi i capelli o mettersi in ginocchio a chiederne ancora, ma una musica piacevole, rilassante ed elettrica che fa delle soluzioni ritmiche e della partiture di synth - a volte dolcemente spastiche (Hot Squash e Moon Boots le tracce più riuscite del lotto), a volte corrosivamente noise (Les Noisettes), altre ancora elettroretrò (Colin & Cindy) - i suoi elementi più importanti e accattivanti. C'è pure spazio per una bella nottata di fuoco a base di dub (Accent), e il risultato non è affatto male. Per chi ama la musica sperimentale ma non se la sente proprio di farsi fracassare le palle con troppi arzigogoli intellettuali questo è il disco perfetto. Un punto in più, poi, se lo meritano per la copertina, che è una gran figata!




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