giovedì 29 novembre 2012

Protomartyr - No Passion All Technique (Urinal Cake, 2012)

Avendo già recensito qua sopra i primi due 7" dovrete ormai sapere di che band si sta parlando. E dovreste anche sapere che fin da quando la prima nota di Dreads 85 84 è venuta ad infestare le casse del mio stereo qualche mese fa, passando poi per il felice ritorno di Colpi Proibiti, i Protomartyr sono diventati una band "protetta" da Loud Notes. E ora che ho in mano il primo LP è arrivato il momento di tirare le dovute conclusioni. Senza sfarfallare troppo: l'esordio dei Protomartyr spacca di brutto!

No Passion All Technique continua sulla strada già intrapresa, sciorinando un punk old style virato post contaminato da spezie indie rock & noise. Con la solita voce sfavata a-la Mark E. Smith che declama versi decadenti e nonsense su un tappeto impervio, oscuro e ruvido di rock'n'roll primordiale. Mentre le chitarre si impegnano a costruire muraglie di riff noise tutt'attorno.

Basterebbe la bellissima ballata punk Ypsilanti (qua sotto) per fare di questo LP un disco imperdibile dell'anno che va a morire. Se non fosse che tutto il resto brilla della stessa indentica cazzo di luce! Dal post-punk di In My Sphere e Too Many Jewels, alle tentazioni hardcore di Machinist Man e Free Supper (bellissima!), le sviolinate indie di Three Swallows e Feral Cats, il noise rock di Jumbo's e il noise-core di Wine of Ape, fino alla decadente ballata punk di Principalities il disco scorre, diverte e impressiona positivamente ad ogni piè sospinto. I Protomartyr hanno fatto un altro bel centro, non c'è che dire. Che il buon diavolo del rock'n'roll li preservi pericolosi, matti spostati e fini songwriters quali sono!



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martedì 27 novembre 2012

DiCose - Cherries and Broken Ass EP (AK, 2011)

Il grunge non è morto, neanche per il cazzo! Oppure è rinato. A Catanzaro. Dopo gli Emily Witch, dei quali avevo recensito a inizio anno il bell'EP Painfully Sober Again, eccomi per le mani questo EP lungo dei lameziani DiCose. Ex cover band di Alice In Chains, Stone Temple Pilots e Smasing Pumpkins (gruppi che il sottoscritto non è mai riuscito a digerire) si sono recentemente dati alla scrittura dei pezzi, con risultati a tratti promettenti a tratti un po' derivativi e deludenti. 

I Nostri portano in dote una grezza vena grunge-metal (la traccia di apertura Fandong), una fiera attitudine hardcore per la verità un po' fuori luogo qua dentro (Ego al kiodo, cantata in italiano, che sembra quasi di ascoltare i Negazione), una produzione in bassa fedeltà e una voce che riesce ad affrontare momenti epici e inflessioni più ruvide. Niente di eccezionale, alla fine dei conti. Pur mostrando una buona capacità tecnica e una discreta abilità nel costruire quadrati pezzoni grunge-metal, si ha la sensazione che le canzoni restino un po' troppo ancorate a vecchi stilemi e non riescano a bucare le casse, con quei facili riffoni metal a fare da contorno e una malcelata volontà epica a-là Alice In Chains a smielare il tutto (This Tuck-0). Merita una segnalazione positiva la bella Fhranciskina's Son e la opening track, che svettano su tutto come le cose più interessanti e originali del lotto. Lasciare a casa le sudditanze e avanti su queste strade, pleaaaase!



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giovedì 22 novembre 2012

The Snookys - Automatic Stomp (Night Fighter, 2012)

Secche sfilettate rock'n'roll punk. Quelle alle quali ci avevano abituato i Peawees dei tempi d'oro; un rock'n'roll a tinte retrò (Chuck Berry e qualche sputo di rockabilly) bruciato da una furia punk settantasettina di origine tipicamente londinese (Clash, Damned e Buzzcocks i numi tutelari) e imbestialito dalla grezza sfacciataggine del garage punk dei 90s. Un'orgia ryhthm'n'blues al fulmicotone, che non ti concede neppure il tempo di fermarti a pensare. 
Questi sono i The Snookys, quartetto bergamasco che entra a gambe tese nella scena rock'n'roll nazionale con un album secco, veloce e aggressivo che farà strappare i capelli a tutti gli affamati di rock'n'roll.

Registrato (benissimo) dagli stessi Snookys al CB Recording Studio di Bonate Sopra (BG) e pubblicato da un'etichetta detroitiana, Automatic Stomp si fa notare per la schiettezza e la ruvidità del suono e per la velocità e freddezza di esecuzione (da intendersi come una nota positiva). Oltre che per una sana aura rock'n'roll che aleggia un po' dappertutto. La vena compositiva non presenta nulla di eccezionale, e si ha la sensazione di ascoltare piccole infinitesime variazioni sullo stesso tema. Nonostante ciò il disco si fa ascoltare bene, forte di alcuni pezzi che svettano sopra la media. Da segnalare l'opening track Boring Me Is Boring, l'anfetaminica Shoot You Down, il garage punk di Underdog, la cover di Get Ready di Smokey Robinson, e la ballatona rock'n'roll Sticky.

Tra riff a-la Chuck Berry induriti da una vena garage punk, una bella voce rock'n'roll punk che ricorda quella di Hervé e una sezione ritmica che non riesce a piegarsi ai mid-tempo arriviamo velocemente alla fine. Ci sorprende la furia e la sincerità, un po' meno l'originalità della proposta. Buon esordio, comunque, speriamo di vederne delle belle!



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martedì 13 novembre 2012

Islet - Illuminated People (Shape, 2012)

Tre gli esordi dell'anno, insieme a quelli di Goat, Metz, Golden Void e chissà quali altri mi sto dimenticando o mi sono sfuggiti, metteteci pure tranquillamente questo Illuminated People, primo full-length degli inglesi Islet, arrivati all'album dopo tre interessanti EP/singoli usciti nei due anni passati.
La traccia di apertura, la psichedelicissima Libra Man, è probabilmente la cosa più interessante, originale ed eccitante che sentirete per un bel po' di tempo. E il resto del disco non è da meno, tra effluvi psichedelici che sembrano coprire un po' tutto, momenti post-rock (Filia) acide digressioni post-punk (What We Done Wrong) che si trasformano in pezzi da dance-hall (A Bear On His Own), siparietti folk lo-fi (We Bow) e sviolante indie pop (Funicular). Il tutto è mantenuto insieme con una destrezza da suonatori navigati e da fini compositori pop. Non perdeteli di vista!

Best tracks: Libra Man, Entwined Pines, What We Done Wrong, We Bow, A Bear On His Own


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martedì 6 novembre 2012

The Leeches - Underwater (Tre Accordi Records 2012)

Esce oggi Underwater, quarto album dei Leeches, prodotto da sua maestà pop-punk Daniel Rey. La ricetta non ha subito gradni aggiornamenti dai tempi dell'ultimo lavoro, Get Serious del 2010, ed è una buonissima notizia. Perché il "Leeches sound", pop-punk figlio dei mostri sacri Ramones e Queers, con i chitarroni rummanti bene in vista e le melodie contagiose tutt'attorno, riesce ancora risvegliare i sensi e dare le legnate giuste, facendo scattare un profanissimo quanto necessario pogo liberatore.

Underwater non fa eccezione alcuna, e ti conquista subito, quando la traccia di apertura, I'm Everything To Me, inizia a scalciare con quel riffare finto-metallone accompagnato da un basso pulsante a-la Dee Dee che sembra di ascoltare i migliori Derozer. O con l'antemico pop-punk di Pirahna Boys, degno dei fratellini newyorkesi. I Leeches sanno essere dei maestri quando si tratta di tessere melodie contagiose e architettare bellissimi anthems da cantare in sing-along, e ce lo dimostrano con le belle Feelin' Alright Tonight (che a me ricorda i Ramones di Born To Die In Berlin) e Down On My Knees. 

Stop The Clock e My Life sono dei cazzutissimi pezzi hardcore, veloci, perdenti, e cattivi come da manuale, con la sezione ritmica che pesta forte e anfetaminica e la chitarra che innalza muri di suono ramonesiani. Too Hungry To Pray parafrasa i Dead Kennedys per regalarci un bell'anthem pop-punk (a tratti quasi Oi!) in salsa anticlericale. La produzione aiuta non poco a esaltare le doti pop-punk del quartetto, e ne esce fuori il "dischetto amico", di quelli che non ti lasciano certo a bocca aperta, non ti cambiano la vita, ma fanno una gran bella compagnia. Evviva i Leeches!



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the leeches - facebook
tre accordi records

venerdì 2 novembre 2012

J.C.Satàn - Faraway Land (Teenage Menopause, 2012)

L'anno scorso avevo ascoltato fino allo sfinimento e recensito sulle pagine di Loud Notes il loro Hell Death Samba, additandolo come una delle uscite garage rock più importanti dell'anno. Oggi passano di nuovo dalle mie orecchie, con un nuovo LP uscito a inizio mese per la Teenage Meopause Records. S'intitola Faraway Land, ha una copertina orrenda, ma a parte questo è un disco cazzutissimo! Ne ho scritto una bella recensione su In Your Eyes ezine. Leggetela qui.

Protomartyr - Colpi Proibiti 7" (X!, 2012)

Dei Protomartyr mi ero già occupato per quel Dreads 85 84 che resta, a tutt'oggi, il miglior 7 pollici uscito dai bassifondi del rock in questo fottuto anno solare. I nostri amici di Detroit tornano ora con un nuovo singoletto fresco fresco, sorprendendoci con il solito bel mix di punk, e indie rock venato di melodie pop che fa passare dei minuti cazzutamente piacevoli e riconcilia con la musica tutta.

Niente di nuovo rispetto al precedente, ma un piacevole ritorno che è come mettere i puntini sulle I della loro proposta musicale. Si continua sulla strada indicata da Cartier Eye Glasses del 7" precedente: oscuro post-punk, incattivito a tratti da riminescenze settantasettine ma rischiarato da una vena pop (Baseball Bat). You're With A Creep mischia con maestria l'indolenza del '77 alla raffinatezza melodica dell'indie pop. Poi arriva Milk Drinkers, ed è una festa post-punk-indie che riscopre le velleita rumoriste di certi Pixies. E si conclude con Psychic Doorbell, una ballata post-punk incazzata e distorta che trascina verso il basso con un basso pulsante, una voce lasciva e una nuvola di distorsioni. Tutto il 7" è percorso e tagliato da una voce scontenta e svogliata che declama versi apocalittici sopra una musica che si cimenta con le oscurità post-punk, le velocità e l'irruenza del punk, le linee melodiche del garage pop e le distorsioni del miglior indie rock. Non un passo avanti, ma una buonissima riaffermazione di intenti. Bravi!



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protomartyr
x! records