venerdì 26 ottobre 2012

Goat - World Music (Rocket, 2012)

I Goat vengono dall'estremo nord della Svezia e sono talmente folli che hanno voluto intitolare il loro disco d'esordio World Music. Ed è una follia che va ben oltre la scelta del titolo, estendendosi alla musica, a quel coacervo di suoni e influenze che hanno preteso di fondere insieme, riuscendo nell'intento in maniera unica, inconfondibile ed oltremodo eccitante.
La musica popolare africana di Fela Kuti, la no wave newyorkese di James Chance, un po' di free jazz, funky e la psichedelia rock sporcata di riff stoner. Voodoo rock. Ecco cosa racchiude il forziere della World Music, anno 2012. Un disco bellissimo, trascinante, che farete veramente fatica a togliere dal lettore. Insieme a quello dei Metz, l'esordio dell'anno.

Best tracks: Goatman, Golden Dawn, Let It Bleed, Run To Your Mama



links:
goat
rocket recordings

giovedì 18 ottobre 2012

The Nomads - Solna (Devils Jukebox, 2012)

Ve l'avevo promessa circa 6 mesi fa, e alla fine eccola qui. È la recensione (anzi, la mini-recensione) dell'ultimo album degli immortali Nomads. 
Solna è un signor disco, un album che si inserisce perfettamente nella discografia dei nostri, mostrando i denti con pezzoni rock'n'roll punk (Miles Away), ruvidi garage (hard)rock dilaniati dal fuzz (Hangman's Walk), e aprendo l'anima con ballatoni garage-psych (The Bad Times Will Do Me Good). Se non vi basta, fatevi pure mettere il pepe al culo dal pop-punk della ramonesiana American Slang, rilassatevi con il garage pop di estrazione 60s di Make Up My Mind e fatevi trasportare dal riffare hard di Up, Down or Sideaways. Ci sono anche pezzi meno riusciti e più stanchi (You Won't Break My Heart, 20000 Miles), ma provate voi a fare un album così con più di trent'anni di carriera sul groppone!

Best tracks: Miles Away, The Bad Times Will Do Me Good



links:
the nomads
devils jukebox records

giovedì 11 ottobre 2012

Vernon Sélavy - Stressed Desserts Blues (Shit Music for Shit People/Azbin, 2012)

Vernon Sélavy è un torinese (Vincenzo Marando, già chitarrista dei Movie Star Junkies) che va pazzo per le ballate. Ne scrive tante, di tutti i colori, per tutti i gusti e per tutte le situazioni. Non avete di che chiedere.
L'incontro con la Shit Music aveva già prodotto un buon 7" EP lo scorso anno e ora, mettendo a frutto la collaborazione tra la Shit e la francese Azbin, il nostro torna a trovarci portando in dote un bell'LP tutto intero.
Un bell'album pieno di ballate, appunto. Oscure, colorate, ubriache, innamorate, soul, gospel, blues e rock'n'roll, secondo le voglie del momento.

Lasciando ad altri il compito, per me ingrato (non sono quel che si dice un "esperto di ballate"), di riconoscere influenze e collegamenti musicali i più improbabili, proverei a concentrarmi, invece, sull'anima del disco. Che è un anima blues, come il titolo suggerisce, ma anche perdutamente rock'n'roll, dolcemente soul e caldamente latina. Un anima che esce fuori prepotente, deliziando le orecchie con uno degli album più belli e intensi che avrete modo di ascoltare quest'anno.

Il nostro Vernon, in compagnia della sue chitarre, del suo basso e di qualche distorsore, e coadiuvato dai compagni Satana alla batteria e Neno Baratto (Movie Star Junkies) al piano e al mixer, ci cuce tutto intorno delle ballate tossiche e psichedeliche che sanno mutare pelle come un camaleonte, emanando fetore di bassifondi e profumo di spiaggie assolate (When We Two Parted), pezzi alcolici che annegano l'anima latina sotto un lercio strato di fuzz (Shoes of The Dead), o psycho gospel da cantare tutti in coro (Ballad of The Empty Hands). L'oscurità lisergica avvolge tutto in Another Place, ma nasconde un sentiero verso il sole, che esce rabbioso e caldo dalle pieghe depressive di The Way It Goes. Chiude l'album, a fare il pieno di emozioni, Straight Into The Bed of Our Guts, il pezzo più oscuro e alcoolico dell'album, che ci manda a dormire con una insana sensazione di spossamento e vertigini.

Bellissima la voce, che si barcamena tra le movenze alcooliche di un Tom Waits, la profondità di un Leonard Cohen e una livida dolcezza soul sovente calpestata dalla ruvida anima rock'n'roll. Riuscitissimi i cori e gli innesti di distorsioni e riverberi che rendono l'atmosfera ancora più acida e alcoolica. Stressed Desserts Blues è un album bellissimo, e una buona compagnia per le serate autunnali a venire.



links:
vernon sélavy
vernon sélavy - facebook
shit music for shit people
azbin records
angra maria (artwork and layout)

martedì 9 ottobre 2012

The Feeling of Love - So Chocolate (Schmalzgrub Audiokassetten, 2012)

I gruppi strani, indemoniati e rumorosi passano tutti da qui. E non potevano fare eccezione i francesi The Felling of Love.
Forse qualcuno si ricorderà di loro per l'album Dissolve Me, una chicca psych garage uscita fuori giusto l'anno scorso dal catalogo della Born Band Records. So Chocolate è il loro disco d'esordio, edito per la prima volta nel lontano 2006 e gentilmete ristampato (su cassetta) qualche mese fa dalla francese (eh già!) Schmalzgrub Audiokassetten.
I Feeling of Love degli esordi sono la one man band di Guillaume Marietta (ora invece sono un trio chitarra, tastiera e batteria), una deviata espressione blues che dei sentimenti d'amore non sa proprio che cazzo farsene. O meglio, li violenta con un synth punk-blues corrosivo e amelodico figliastro dei Suicide, come di quella roba oscena e rumorosa che uscì dalla penna dei Pussy Galore, dei Gories e della Jon Spencer Blues Explosion Crypt-syle. Con un pizzico di sperimentalismo noise dei primi Sonic Youth e la fedeltà estremamente low di un White Light/Wight Heat. 

Il Nostro, pur proponendo un approccio profondamente radicale e rumoroso alla materia blues, che forse per alcuni di voi risulterà difficilmente digeribile, mostra una buona capacità di scrittura e una buona padronanza del riff che riescono a far emergere dalla cantina e dal rumore dei pezzi di punk blues da manuale con la fiamma alla giusta temperatura (quella dell'inferno). Senza stare qui a menarvela troppo, vi consiglio caldamente di tuffarvi a capofitto in questo calderone pieno di blues marcio, rasoiate di synth e fuzz e grezza attitudine punk rock. E di farvi del male ai timpani con pezzi ruvidi e allucinati come la youthiana 1994, i fantastici blues-noise di Because He's The Singer, Young Jesus e The Right Bitch At The Right Place, il synth punk robotico con liriche in francese di Jordan's Rules o l'infiammato punk-blues di Julie C. Girate il lato (già, è una cassetta) e continuate ad immergervi nello sporco fango blues-punk delle bellissime I'm Nothing But A Drunk Pussy e Hammer Boy. Ne sentirete delle belle!

Poi potete sempre tornare a cullarvi con le dolci note velvetiane dell'ultimo Dissolve Me. Ma intanto avrete conosciuto l'inferno, e potrete raccontarlo ai vostri figli.


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