giovedì 20 settembre 2012

The Great Saunites - Lucifer Big Band split EP (autoprodotto, 2012)

Lo split che vi vengo a presentare (ascoltabile e scaricabile gratuitamente dal bandcamp dei TGS) è opera di due band italiote semisconosciute al grande pubblico. Innanzitutto, i The Great Saunites, duo lodigiano basso e batteria con alle spalle un EP (Delay Jesus '68, uscito l'anno scorso per Il verso del cinghiale e Hypershape) e uno split 7" con i Canide

Una band che sembra in preda a un oscuro delirio sciamanico, che penetra l'orecchio dell'ascoltatore con due pezzi diversi ma accomunati da un anima profondamente oscura e acida. Il primo, Black City, è esattamente quello che il titolo promette: un viaggio oscuro e pericoloso nella città nera, un luogo sperduto e abbandonato abitato da pochi valorosi e scheletri vagabondi. È il basso a dare il ritmo, con un riff lento e metallico sostenuto da un tamburello, accompagnati da un synth che crea un'atmosfera dark western (?). La successiva Medjugorje è uno scatto di reni che trascina il disco su sentieri più math rock, con il basso e la batteria in epilessi ad aprire la strada a piacevoli bordate di synth noise. Due pezzi decisamente ben riusciti.

La Lucifer Big Band è semplicemente il progetto parallelo del batterista dei The Great Saunites alla seconda prova discografica a breve giro (dopo l'EP Atto I). Rakshasa Chant, purtroppo, cambia un po' le carte in tavola, sfiancando l'ascoltatore con un lunghissimo brano synth-drone strapieno di suoni elettronici oscuri e taglienti che conferiscono al pezzo un'aura sabbatica ma precludono un secondo ascolto (ma forse è un problema mio che non digerisco questo genere di cose).
 

links: 
the great saunites - blog
the great saunites - bandcamp
the great saunites - facebook
lucifer big band - bandcamp
lucifer big band - facebook 

Musica per immagini, Immagini per la musica - Galleria minima di rock design (parte 2, antologie)

Finalmente dopo 16 post e 11 gallerie, il secondo volume, l'ultimo (per ora…) dell'epopea Musica per Immagini; è il volume che ripercorre la parte antologica del Museo Virtuale e che segue il primo, dedicato alle monografie, sempre scaricabile alla sezione e-book.

Rispetto al precedente, abbiamo scelto un'impaginazione che lascia più spazio alle immagini e meno alle parole, che fungono solo da mera didascalia o da breve introduzione alle gallerie. 
Ne è derivato un ebook in formato A4 di 245 pagine, oltre 200 immagini distribuite su 4 macro-sezioni organizzate esattamente come i post già pubblicati sul blog. Illustrazioni e musica da sfogliare liberamente, lasciandosi condurre solo da immediate associazioni (…o dissociazioni) mentali.

Di seguito riportiamo la breve introduzione a questo secondo volume, le specifiche del file e tutti i riferimenti per il download.

Keep on Rockin'!!

P.S. Colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno apprezzato e scaricato il primo volume, devo dire che siete molti di  più di quanto mi aspettassi! Spero che possiate apprezzare anche questa seconda parte, sperando sia all’altezza della precedente.

Specifiche del file:
Titolo: Musica per immagini, Immagini per la Musica - Volume 2 - Antologie
Tipo: pdf
Formato: A4 a colori
N° Pagine: 245
Anteprime
Il catalogo è scaricabile GRATUITAMENTE al seguente link:

 >>DOWNLOAD<<

fonte: Evil Monkey's Records

mercoledì 12 settembre 2012

New Candys - Stars Reach The Abyss (Foolica, 2012)

La stoffa c'è, e si sente. Queste le prime parole che il cervello comanda alle mie dita dopo aver ascoltato l'album d'esordio dei New Candys, quartetto trevigiano di belle speranze dedito alla rielaborazione della deforme e fluida materia psichedelica.
Partono le note di Stars Reach The Abyss e ci troviamo subito immersi nella nebbia fittissima delle sperimentazioni soniche di matrice (più o meno) shoegaze che spopolano negli ascolti dei kids revival di inzio millennio.

Più o meno appunto. Perché i nostri ci infilano dentro pure un po' di buon rock'n'roll di matrice "velvetiana", un po' di sixties e qualche bella pizzicata di quel rock psichedelico che ha trovato la più coerente e compiuta affermazione nei primi due album dei Black Angels. Che, forse, si sentono un po' troppo qua e là tra le note (Half-Heart, Meltdown Corp). Una presenza un po' invadente, ma che alla fine dei conti non disturba più di tanto (quello che disturba, invece, è la prolissità della proposta) e il disco ne esce fuori abbastanza piacevole, una buona compagnia delle vostre serata solitarie persi nelle impenetrabili nebbie interne. 

Alcuni pezzi meritano particolare menzione. L'opening track Hand Chain Dog, ad esempio, una marcia verso l'abisso accompagnata da basso, chitarra, sitar (presenza quasi costante dell'album) e un drumming giustamente martellante. Il rock acido e trascinante di Dry Air Everywhere, che ci riporta al livello delle stelle; o la psichedelia indiana di Sun Is Gone ('Till Day Returns), che sembra uscita da una session recente con Anton Newcombe. Sfiancate tranquillamente ossa e membra con la psichedelia mistica e le distorsioni in crescendo di Nbiriu e Volunteer, perché poi potrete rilassarvi tra le braccia accoglienti del bel finale velvetiano di Purple Turtle On Canvas.
Gran bei pezzi. Una smussatina qua e là, una scrollatina alle influenze e qualche taglio secco e questi ti tirano fuori il disco capolavoro. In attesa del grande balzo, possiamo gustarci questo bel disco e farci trasportare verso gli abissi da un fiume di stelle.

giovedì 6 settembre 2012

Two Bit Dezperados - Beat Mark split (Shit Music for Shit People/Way Out There, 2012)

Eccomi di ritorno, allegro e pimpante, per presentarvi la "merda" n° 12, edita dalla mitica Shit Music for Shit People. E perdo immediatamente il senno. Che volete che vi dica? Che forse, se ci fosse la possibilità, fareste bene a farvi un abbonamento, per portarvi a casa tutte le fantastiche "merde" che la gang italo-portoghese ci rifelerà di qui all'eternità. Perché di merde così succulente, oggi, se ne trovano poche, e sarebbe da idioti lasciarsele sfuggire.

I Two Bit Dezperados sono un combo sardo-brasiliano-portoghese che ci delizia con un'infiammato mix di garage pop, tradizione folk e sensibilità latina. Blind è un gioiellino niente male, che ti si piazza nel costato e ti corrode piano piano, forte di un buon lavoro di chitarre, ruggenti e ruvide fino a sfiancare, uno splendido afflato psichedelico frutto di un buon lavoro di riverberi, e una voce femminile dolce e corrosiva al tempo stesso. 4 minuti e 27, che sarebbero un'eternità per un pezzo garage, finiscono per risultare adatti alle mire sonore di questo fantastico quartetto.
I Beat Mark ci raccontano tutta un'altra storia. Che forse non regge il confronto con il racconto principale, ma vale lo stesso la pena di ascoltare. Loro vengono dalla Francia e ci fanno rilassare con un grazioso ed energico indie pop dal taglio dreamy, che lambisce da lontano territori shoegaze. Un qualcosa che si piazza a metà strada, giusto in mezzo, tra Dum Dum Girls e Pains of Being Pure At Heart. E non inventano nulla per carità, ma il pezzo è ben costruito, catchy quanto basta, ricco di energia e corto a sufficienza da non rischiare il diabete.

La cover è opera della giovane artista francese Vanessa Fanuele, il cui bellissimo pezzo d'arte completa degnamente questo bel dischetto. Aloha!



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