giovedì 19 luglio 2012

"Un altro lato di Bob Dylan" (ovvero come scrivere pseudo-invettive a vuoto per un pubblico di allocchi) / #loudnotes

Butto giù queste righe così, al volo, come risposta ad un (indecente) articolo apparso sul Fatto Quotidiano giusto stamattina. Firma: Andrea Scanzi. Oggetto: Bob Dylan. O meglio la recensione del live di Dylan a Barolo lunedì scorso e l'immortalità vera o presunta dello stesso. Una cosa che gli esce fuori sotto forma di pseudo-invettiva a vuoto, uno di quei pezzi di finto giornalismo intrisi di (finto)astio, finta informazione e vero qualunquismo che sembrano scritti unicamente per dare ossigeno alla penna.
Secondo le teorie da bar dello sport di Scanzi Bob Dylan, a parte «qualche fiammata estemporanea (Blood On The Tracks, il tour con la Rolling Thunder Revue, Oh Mercy)» è finito nel lontano 1966 con il famoso incidente d'auto a Woodstock (particolare da gossip che con la musica del nostro ha veramente poco a che vedere). Da allora è solo «un uomo che cerca sistematicamente di scappare da sé. Di autopunirsi"

A parte che definire un capolavoro come Blood On The Tracks "fiammata estemporanea" dovrebbe essere vietato dalla "Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche"; poi Scanzi dimentica un sacco di roba importantissima come John Wesley Harding (1967), Nashville Skyline (1969), New Morning (1970), Desire (1976), Time Out Of Mind (1997), Love and Theft (2001), Modern Times (2006), The Bootleg Series (pieni quest'ultimi di roba incredibilmente buona scritta anche dopo il '66). E poi, proprio a voler essere precisi, il menestrello rivoluzionario di cui tanto ciancia e prova nostalgia il nostro (loro) Scanzi è morto nel 1964, non nel 1966, e "l'altro lato di Bob Dylan", l'elettrico, rock, folle e oscuro poeta beatnik che è venuto dopo ci ha regalato capolavori inarrivabili della musica pop contemporanea quali Highway 61 Revisited, Blonde on Blonde e, appunto, Blood On The Tracks. Con buona pace di Scanzi e degli allocchi che si berranno le sue boiate. 

E poi, per concludere 'sta sottospecie di editoriale, mica è colpa nostra se Scanzi si va a vedere un Dylan ormai 70enne aspettandosi che suoni some un freschissimo e agile 20enne! Si occupi piuttosto delle innumerevoli band e artisti di oggi che meritano attenzione, che a mettere a posto le reliquie nei musei ci pensiamo da noi!

Con simpatia

kaosleo


2 commenti:

  1. Scanzi è uno che spesso gioca a fare il provocatore ( a vuoto..) del resto è sempre facile fare i fenomeni denigrando l'idolo di turno... basterebbe dire "per me Blonde on Blonde è il capolavoro di Dylan, dopo quello tutto il resto sembra inferiore" frase più equilibrata e anche condivisibile...

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    1. Si, l'avevo notato. Sembra averlo preso sul serio, come un mestiere vero e proprio! Il tuo discorso non fa una piega: con una frase come quella non si può che essere d'accordo, o per lo meno se ne può discutere (in termini musicali, che è poi l'unica cosa che conta, altro che l'incidente illuminante!); con tutte le stronzate messe lì a fare da contorno in modo provocatorio e qualunquista proprio no. Ed ecco che ti meriti e ti becchi l'editoriale (il mio) stalinista :)

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