venerdì 13 luglio 2012

The Dirty Streets - Movements (Kozmik Artifactz, 2011) / #review

'Sto disco qua è uscito l'anno scorso ma, almeno qui da noi, in pochi sembrano averlo calcolato sul serio. E vabbè che forse è un po' derivativo, ma che cazzo vi aspettavate, la rivoluzione da un disco di rock blues? Su, siamo seri: il disco è caldo e raggiante, puzza di marciume blues e hard rock ad un miglio di distanza, le melodie e la scorza hard sono ben dosate, le chitarre urlano come si deve sputando riff e assoli roventi e ben congegnati, la sezione ritmica è spaccasassi e la voce ha un buon mood hard-soul (un mix tra Dickie Peterson e Max Farner).

E allora? Che dire? Forse che il disco hard rock dell'anno (sto parlando di quel The Great Escape of Leslie Magnafuzz, dei Radio Moscow, che resterà pietra di paragone per chiunque voglia cimentarsi con la materia hard negli anni a venire) era uscito solo un paio di settimane prima e la scena era già occupata? Forse sì. Ma il vero problema di questo Movements secondo me è che...è uscito nel periodo sbagliato. Già, proprio così. Era novembre, avevamo l'autunno sul groppone, e questo è un disco che, nel senso migliore che possiate affibiare a questa frase, schizza estate da tutti i pori. Son sicuro che se fosse uscito qualche mese prima ci avrebbe risparmiato l'immeritato lecchinaggio diffuso a quella sciatteria di Pressure and Time dei Rival Sons.
E allora sotto a chi tocca hard-rockers dei miei coglioni: procuratevelo, piazzatelo nello stereo della macchina e fatevici male, quest'estate. In culo alle serate disco da riviera romagnola e all'impero della noia indie rock. 

Imperdibili: Felt, Fight You


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