mercoledì 25 luglio 2012

Sebadoh - Secret EP / #streaming

No, va be', e ora che son tornati insieme pure i Sebadoh che diavolo facciamo? Organizziamo un mega festino per accogliere gli anni '90 che tornano a picchiare prepotentemente alla porta? Gli stendiamo un tappeto rosso? Oppure ci attrezziamo per "tirar fuori le palle", qui e ora, sfornando qualcosa che possa vagamente assomigliare a una parvenza di rock'n'roll degli anni '10?

In attesa di una risposta qualsiasi a una domanda di stomaco, forse pure mal posta, ascoltiamoci questo Secret EP, prima uscita discografica dei Sebadoh (Lou Barlow, Jason Loewenstein e un batterista nuovo di zecca, Bob D'Amico) da The Sebadoh, del 1999. Poi se ce la sentiamo possiamo pure sederci in contemplazione e aspettare che arrivi il nuovo album, previsto per l'inizio dell'anno prossimo. Ma possiamo anche fregarcene altamente! Insomma, fate vobis!

martedì 24 luglio 2012

Vacanza - Vacanza EP (La Fine/FalloDischi, 2012)

"Non facciamo musica convenzionale". Così mi si presentano i Vacanza, band ebolitana al suo esordio discografico, e mi accorgo subito che devo dar loro ragione. Cioè, ne abbiamo già ascoltate un sacco di cose come questa, per carità, ma a volte capita ancora che ti meravigli. Di cosa? Innanzitutto, del fastidio oculare che ti procura. Fastidio che, su Loud Notes, non vorrei ripeterlo milioni di volte, è indice di qualità sopraffina. Secondo, della maestria con la quale la band è riuscita a dar vita a una musica "fisicamente estenuante" che pesca dalla violenta intimità screamo e dalle dissonanze del noise rock e li cucina a suon di ritmiche post-hc. Una roba schizoide che trita timpani, stomaco e cervello, tira fuori il peggio che avete dentro e ve lo spiattella in fronte a suon di legnate secche e ben assestate.

Vacanza, registrato in presa diretta da Davide Amoresano (qui trovate tutte le info tecniche) e pubblicato dall'etichetta ebolitana La Fine in combutta con la napoletana FalloDischi, sputa ritmiche schizofreniche con vulcanica maestria, regala momenti emotional e tempeste soniche, urla folli che partono dal centro dello stomaco per colpire dritto al cuore, corpose e metalliche linee di basso che sostengono intrecci chitarristici frivoli e schizzati. Una cosa che sembra impossibile da sostenere. E che, infatti, lo è. Ma brilla e arde di una luce e un calore incontenibili che vi è impossibile resistere! L'apice? Sasso, per quanto mi riguarda, ma la scelta, qua dentro, è un esercizio ozioso. Molto meglio metter su l'EP e farcisi del male!
Cristo si è fermato ad Eboli, i Vacanza neanche per il cazzo! Piuttosto, la faranno esplodere. Ed è nostro dovere aiutarli.


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domenica 22 luglio 2012

Nicotine Alley - Upstairs (Marvel Hill, 2012)

I Nicotine Alley sono un trio di origini padovane formato nel 2006 (questo è il loro secondo album dopo Steal Another Hour From The Night del 2009) da Paolo Mioni, già chitarrista dei Jennifer Gentle (Marco Fasolo ha registrato, coprodotto e suonato in Upstairs).
Quello che sta uscendo in questo momento dalle casse del vostro stereo (spero siate in macchina, con i finiestrini aperti, e che vi stiate godendo il viaggio) è un affresco di rock alternativo dal viso oscuro e sognante dove confluiscono le influenze più diverse. Neil Young potrebbe essere il padre putativo, ma l'albero genealogico è piuttosto lungo e intricato, includendo psichedelia 60s e 90s (My Bloody Valentine) paisley underground (Green On Red), blues, jazz, country, stoner e via discorrendo...

Dal power pop di Hey al rock blues di Going To The City l'album scorre via piacevolmente, complice una durata non eccessiva (eh sì, a volte conta pure quello!) e una manciata di pezzi che sorprendono con una acidità incredibilmente fresca e solare. La ballata These Fields of Grey, ad esempio, brilla di una luce particolare, portata in dote dalla dolce psichedelia pop della prima parte e dalla polvere (quasi) stoner del finale. Wax spara ad altezza uomo un ruvido concentrato di psichedelia condita da copiose manciate di rumore chitarristico, lasciando poi alla suite folk-punk dal feeling beatnik (bo, a me fa questa impressione!) e younghiano (vedi l'assolo) di The Man Whith A Hole In His Heart e alla conclusiva opera country-folk di More Than Alive il compito di chiudere le luci, i battenti e mandare tutti a dormire.

Upstairs non è il disco dell'anno, e forse risente di una ispirazione a tratti vacillante, certamente derivativa e quasi mai sopra le righe, ma ciò non toglie che, se lo prenderete per il verso giusto, potrà essere un buon compagno di viaggio. In attesa di una decisa botta di reni, questo offre la casa.



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nicotine alley
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marvel hill records

giovedì 19 luglio 2012

"Un altro lato di Bob Dylan" (ovvero come scrivere pseudo-invettive a vuoto per un pubblico di allocchi) / #loudnotes

Butto giù queste righe così, al volo, come risposta ad un (indecente) articolo apparso sul Fatto Quotidiano giusto stamattina. Firma: Andrea Scanzi. Oggetto: Bob Dylan. O meglio la recensione del live di Dylan a Barolo lunedì scorso e l'immortalità vera o presunta dello stesso. Una cosa che gli esce fuori sotto forma di pseudo-invettiva a vuoto, uno di quei pezzi di finto giornalismo intrisi di (finto)astio, finta informazione e vero qualunquismo che sembrano scritti unicamente per dare ossigeno alla penna.
Secondo le teorie da bar dello sport di Scanzi Bob Dylan, a parte «qualche fiammata estemporanea (Blood On The Tracks, il tour con la Rolling Thunder Revue, Oh Mercy)» è finito nel lontano 1966 con il famoso incidente d'auto a Woodstock (particolare da gossip che con la musica del nostro ha veramente poco a che vedere). Da allora è solo «un uomo che cerca sistematicamente di scappare da sé. Di autopunirsi"

A parte che definire un capolavoro come Blood On The Tracks "fiammata estemporanea" dovrebbe essere vietato dalla "Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche"; poi Scanzi dimentica un sacco di roba importantissima come John Wesley Harding (1967), Nashville Skyline (1969), New Morning (1970), Desire (1976), Time Out Of Mind (1997), Love and Theft (2001), Modern Times (2006), The Bootleg Series (pieni quest'ultimi di roba incredibilmente buona scritta anche dopo il '66). E poi, proprio a voler essere precisi, il menestrello rivoluzionario di cui tanto ciancia e prova nostalgia il nostro (loro) Scanzi è morto nel 1964, non nel 1966, e "l'altro lato di Bob Dylan", l'elettrico, rock, folle e oscuro poeta beatnik che è venuto dopo ci ha regalato capolavori inarrivabili della musica pop contemporanea quali Highway 61 Revisited, Blonde on Blonde e, appunto, Blood On The Tracks. Con buona pace di Scanzi e degli allocchi che si berranno le sue boiate. 

E poi, per concludere 'sta sottospecie di editoriale, mica è colpa nostra se Scanzi si va a vedere un Dylan ormai 70enne aspettandosi che suoni some un freschissimo e agile 20enne! Si occupi piuttosto delle innumerevoli band e artisti di oggi che meritano attenzione, che a mettere a posto le reliquie nei musei ci pensiamo da noi!

Con simpatia

kaosleo


martedì 17 luglio 2012

CRTVTRgotoCHINA + Here It Comes, Tramontane! / #news #streaming

I genovesi CRTVTR (alias Cartavetro) (Cesare Pezzoni, Fabio Patrone, Giovanni Stimamiglio), a due anni di distanza da Never Use Records As Frisbees (split album con i Common Deflection Problems) e a tra dall'ep di debutto We Need Time Ep, ritornano con un nuovo progetto chiamato CRTVTRgotoCHINA e un nuovo album, Here It Comes, Tramontane!.

Il progetto CRTVTRgotoCHINA nasce dalla volontà della band di andare a calcare i palchi cinesi (una delle etichette che coproducono l’album è di quelle parti), conoscere e mettere in contatto realtà geograficamente opposte e creare una sorta di report/documentario sull'esperienza. La CAGA, gemella “cinematografica” di Brigadisco che da sempre segue i lavori dei CRTVTR, ha deciso subito di sostenere questo documentario in fase di promozione e di distribuzione.
Il tour è già organizzato (si parte a settembre 2012, per 15 giorni di concerti) e l’organizzazione per sviluppare il documentario è già a buon punto. Quello che manca è la liquidità in partenza per compiere l’impresa: 7500$.
Da qui l’idea: una raccolta fondi volta a finanziare (almeno nella parte iniziale) l’intera operazione. A questo punto vi chiederete: ma il donatore cosa ci guadagna da questa operazione? Semplice, a seconda della quota che verserà, avrà in omaggio (tra le varie cose) una copia del nuovo album, la possibilità di entrare gratis a determinati concerti della band e, soprattutto, l'ambito dvd contenente il documentario. In fondo alla pagina troverete i link fondamentali del progetto.

In contemporanea la band ha deciso di pubblicare, in anteprima sul suo Bandcamp (ma ve lo potete ascoltare comodamente qua sotto), l’intero nuovo disco in uscita a ottobre 2012, in modo da permettere a chiunque voglia effettuare una donazione (etichette, addetti ai lavori, ascoltatori, sostenitori filosofia DIY, gente comune, ecc…) di avere un’idea precisa di che cosa andrà a finanziare. Here It Comes, Tramontane! (questo il titolo dell'album) prende forma da umori post rock per sviluppare il suono su traiettorie in bilico tra indie rock e attitudine punk hardcore (alla quale appone il suo marchio di qualità l'inossidabile e indistruttibile Mike Watt). Sette pezzi densi di suono, energia ed emotività, dove le ritmiche intelligenti fanno da apripista ad originali drones e a voci completamente immerse in magmatici oceani di distorsione.


Allo stato attuale hanno scelto di promuovere e sostenere il progetto e il disco le seguenti etichette: Human Feather (Barcellona), Brigadisco (Latina), Hysm? (Taranto/Perugia), Lemming (Taranto), October Party (Pechino), DreaminGorilla Records (Savona), ecc. Anche Loud Notes ha supportato il progetto donando un suo piccolo contributo, e vi invita caldamente a fare altrettanto. DIY NEVER DIE!!!

links:
CRTVTR - facebook
CRTVTR - bandcamp
CRTVTRgotoCHINA - raccolta fondi
CRTVTRgotoCHINA - blog
brigadisco records

sabato 14 luglio 2012

Chelsea Light Moving - Groovy & Linda / #songs #streaming

Finalmente Thurston Moore torna a fare il giovane sonico (che poi tanto giovane non lo sia più, quella è un'altra storia)! Questa è la prima cosa che salta alla mente dopo aver ascoltato i due brani rilasciati nell'ultimo mese dai Chelsea Light Moving. E vi assicuro che è una bella sensazione!

Ma torniamo un attimo indietro. L'anno scorso, dopo la separazione (quella dalla moglie Kim Gordon e, conseguentemente, dei Sonic Youth) il nostro aveva pubblicato Demolished Thoughts, un album di folk oscuro e autunnale per chitarra, mandolino, arpa e violino... A distanza di poco più di un anno il caro Moore sembra essere tornato sui suoi passi, aver smesso i panni del novello Van Morrison de noantri (che per carità, tanto di cappello a zio Van, ma le sperimentazioni soniche di Moore, be', sono un'altra cosa) e aver deciso di rimbracciare e violentare la chitarra elettrica per farle sputare ancora un po' di quel lercio sangue sonico al quale ci aveva abituato negli ultimi venticinque anni o giù di lì.

Il risultato di questa decisione sono, appunto, i Chelsea Light Moving, un quartetto ben assortito nel quale troviamo Keith Wood (aka Hush Arbors), che si getta senza remore sull'altra chitarra, Samara Lubelski (Sonora Pine, Jackie-O Motherfucker) al basso e John Moloney (Sunburned Hand Of The Man) alla batteria. Il mese scorso il quartetto delle meraviglie ci aveva deliziato con l'ottimo esperimento anarco-sonico di Burroughs (la trovate qua sotto, a seguire), e ora eccoli tornare con questa Groovy & Linda (sul loro blog trovate la spiegazione della canzone): un pezzo che inizia ruffiano, lisciando il pelo all'ascoltatore con un alternative rock tutto sommato orecchiabile, salvo poi soffocarlo sotto tonnellate di fuzz e aggredirlo con una bordata noise-core che mette i brividi! A sentirli così, c'è di che ben sperare per il futuro. Attendiamo con ansia il full-length. Bentornato Thurston!



links:
chelsea light moving
matador records

venerdì 13 luglio 2012

The Dirty Streets - Movements (Kozmik Artifactz, 2011) / #review

'Sto disco qua è uscito l'anno scorso ma, almeno qui da noi, in pochi sembrano averlo calcolato sul serio. E vabbè che forse è un po' derivativo, ma che cazzo vi aspettavate, la rivoluzione da un disco di rock blues? Su, siamo seri: il disco è caldo e raggiante, puzza di marciume blues e hard rock ad un miglio di distanza, le melodie e la scorza hard sono ben dosate, le chitarre urlano come si deve sputando riff e assoli roventi e ben congegnati, la sezione ritmica è spaccasassi e la voce ha un buon mood hard-soul (un mix tra Dickie Peterson e Max Farner).

E allora? Che dire? Forse che il disco hard rock dell'anno (sto parlando di quel The Great Escape of Leslie Magnafuzz, dei Radio Moscow, che resterà pietra di paragone per chiunque voglia cimentarsi con la materia hard negli anni a venire) era uscito solo un paio di settimane prima e la scena era già occupata? Forse sì. Ma il vero problema di questo Movements secondo me è che...è uscito nel periodo sbagliato. Già, proprio così. Era novembre, avevamo l'autunno sul groppone, e questo è un disco che, nel senso migliore che possiate affibiare a questa frase, schizza estate da tutti i pori. Son sicuro che se fosse uscito qualche mese prima ci avrebbe risparmiato l'immeritato lecchinaggio diffuso a quella sciatteria di Pressure and Time dei Rival Sons.
E allora sotto a chi tocca hard-rockers dei miei coglioni: procuratevelo, piazzatelo nello stereo della macchina e fatevici male, quest'estate. In culo alle serate disco da riviera romagnola e all'impero della noia indie rock. 

Imperdibili: Felt, Fight You


links:
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giovedì 12 luglio 2012

Death By Steamship - Facetious (Whoa! Boat, 2012)

I Death By Steamship vengono da Seattle e sono pubblicati da un'etichetta, la Whoa! Boat Records, impegnata ormai da qualche anno nel portare alla luce una nuova (l'altra ve la ricordate no?) fiorente scena punk, grunge & noise con casa nello stato di Washington (oltre ai qui presenti vanno segnalati i grandissimi The Ax e i Belt of Vapor).
Facetious è il terzo lavoro dei Death By Steamship (dopo l'EP Fall Of The Viaduct del 2009 e l'LP S.S.Endurance dell'anno scorso), un 7 pollici da tre pezzi che scalcia e urla come si deve, mostrando (finalmente) songwriting e denti nelle giuste proporzioni. La ricetta di questi ragazzi è un post-punk danzereccio e orgogliosamente rumoroso che deve qualcosa ai Fugazi, qualcos'altro ai Death From Above 1979 e un pizzico a quella scena grunge che transitava dalle loro parti vent'anni fa o giù di lì. Da far venire l'acquolina in bocca...

Il dischetto si apre con l'antemica Smoke and Sweat, pezzaccio post-punk sostenuto da un ritmo danzereccio, una voce roca e incazzata e un bel ritornello da cantare tutti in coro. Centro pieno! Andiamo avanti e incontriamo Dirty Venetian Blinds, brano che prende la stessa onda della precedente ma finisce a sporcarsi le mani nelle paludi del grunge-noise dei primi anni '90. Influenza che poi diventa preponderante nella conclusiva You Need A Super, Special, Specialized Specialist (titolo bellissimo!), un pezzo pesante dai contorni sludge e post-hardcore con una linea di basso contagiosa che cita Melvins, Mudhoney e Fugazi senza restarne troppo incollato al culo. Per quanto mi riguarda, il brano migliore del 7". Facetious ci presenta una band in forma smagliante, che sembra aver imboccato la strada giusta (a parte qualche ingenuità) per dare il proprio personale contributo al rock'n'roll degli anni '10. La strada appare in discesa. Attendiamo fiduciosi.


links:
death by steamship - blog
death by steamship - bandcamp
whoa! boat records

martedì 10 luglio 2012

Napalm Death - The Wolf I Feed / #video

Non ho neanche finito di scrivere e pubblicare il post sul nuovissimo fiammante split tra Converge e Napalm Death che mi ritrovo innanzi, anch'esso di freschissima uscita, al nuovo videoclip dei Napalm Death. Si tratta del clip del brano The Wolf I Feed, tratto dall'ultimo, splendido album Utilitarian, uscito il febbraio scorso per Century Media Records.

Il video è stato girato da Tim Fox (Tesseract, Skindread) e incorpora perfettamente il significato della canzone che, in perfetto stile Napalm Death, si scaglia con violenza e velocità devastanti contro le ipocrite invenzioni religiose. Il cantante Mark “Barney” Greenway spiega così la storia che sta dietro The Wolf I Feed: «È un testo di Mitch. Parla dell'ideologia dell'Armageddon e del modo in cui viene utilizzata per guidare la gente sensibile verso i dogmi religiosi. Quando la gente arriva ad avere paura del "Grande Satana", quello è davvero uno strumento potente. Può essere usato per diffondere qualsiasi cosa, dai sospetti alla superiorità razziale, fino alle guerre basate su una dogmatica ricerca di purificazione morale».

[NB: il post che avete appena letto è, in parte, una traduzione del testo di presentazione del video clip apparso sul sito dei Napalm Death]



links:
napalm death
century media records

Converge - Napalm Death split EP / #teaser

Finalmente insieme, in un bellissimo split EP autoprodotto e distribuito dalla Deathwish Inc., due delle band più estreme che abbiano mai solcato le terre di questo pianeta malato. I Converge e i Napalm Death. E credo di aver detto tutto. L'EP è il risultato delle sessioni di registrazione dei loro rispettivi nuovi album, che vedranno la luce a breve. Qui sotto, intanto, un piccolo assaggino, con il teaser dell'EP gentilmente offeroci dalla Deathwish Inc. (tanto rispetto cari!). Enjoy it! E se proprio non potete aspettare e fremete per averlo potete preordinare lo split a questo indirizzo.



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lunedì 9 luglio 2012

Ufomammut - Oroborus / #video

Ufomammut, gli inafferrabili stregoni italiani del doom e della psichedelia stanno per tornare con l'ormai attesissima seconda parte di ORO, Opus Alter: l'album uscirà il prossimo 14 settembre per Neurot Recordings ed avrà il compito di dare al mastodontico concept ORO la sua forma finale. 
Come tutti i precedenti album degli Ufomammut, i concetti dietro a ORO sono molti e sfaccettati. Il disco gioca con i significati che si celano dietro al palindromo italiano "oro", mutato nell'espressione latina “io prego”. ORO esplora il concetto della conoscenza e del suo potere, il magico flusso prodotto dalla mente umana per ottenere il controllo su ogni singola particella del mondo circostante. ORO è il processo alchemico che trasforma le paure umane in pura essenza; in Oro, appunto.

Anche se i due capitoli di ORO sono stati realizzati a distanza di mesi l’uno dall’altro, devono essere considerati come un singolo disco (ed è per questo che il sottoscritto, la recensione del discone, ve la rifila tutta insieme) nel quale temi musicali e suoni appaiono e scompaiono, mutano ed evolvono, culminando progressivamente in uno schiacciante momento finale. ORO è un laboratorio alchemico nel quale le sostanze fluiscono, si dividono e si mescolano tra loro fino a formare dieci evoluzioni dagli alambicchi, culminando nella creazione dell’ORO.
Opus Alter ha intenzione di realizzare e ampliare la prospettiva del nuovo lavoro degli Ufomammut. Iniziando dove Opus Primum aveva terminato, Opus Alter evolve in profondità esplorando un nuovo territorio dal devastante potere, dove suoni cacofonici sono metafora del caos e il risuonare delle note finali porta alla conoscenza. E gli Ufomammut raggiungono l’ORO.

Qua sotto vi potete guardare il video di Oroborus, primo singolo estratto da Opus Alter, che è poi la ragione ultima di questo post. Una ragione non da poco, considerato il livello qualitativo tanto del video quanto del pezzo in sé. Ma meglio non anticipare troppo. È qua sotto, gustatevelo!



Queste invece le imminenti date del tour europeo:
13. NL – Groningen, Vera
14. NL – Nijmegen, Festival d’Affaire
15. BEL  - La Petite Maison dans la Prairie Stage - Dour, Dourfestival
18. PL – Warsaw, Klub Progresja
20. GER – Pössneck, Hells Pleasure Festival
21. A  - Vienna, Arena
13. ITA . Musica W Festival – Castellina Marittima (PI)
01. ITA . Rock in Riot Festival – Martinengo (BG)
04. D – Leipzig, UT Connewitz
06.  SWE – Malmo – Krank
09. FI – Turku , Klubi
10. FI – Tampere, Klubi
11. FI – Helsinki, Kuudes Linja
13. NOR – Oslo, Betong
18. B – Kortrijk, De Kreun
21. UK – Birmingham, Supersonic Festival

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sabato 7 luglio 2012

Underdogs - Prove You Wrong / #video

Gli Underdogs li conoscete vero? No? Be', se nel frattempo vi siete persi in chiacchiere o correndo dietro all'ultima next sensation sappiate che stiamo parlando di quella che può essere considerata, a oggi, una delle 10 migliori band stoner del pianeta terra. L'anno scorso, come se non bastasse quanto detto a destare la vostra attenzione, avevano partorito un'affare che assomiglia tanto all'album stoner più pesante, energetico e convincente uscito dal buco del culo del "bel paese"...da sempre! Si chiamava Revolution Love (io l'avevo recensito così), usciva per la Go Down Records e partiva a razzo con un bel pezzo stoner violentato da velocità hardcore. Prove You Wrong, appunto. Rieccolo qui, il pezzaccio, ripropostoci dai ragazzi in versione videoclip (l'opera è di Synergiaphoto). È la loro opera prima in versione video. Godetene tutti, ora. E lunga vita agli Underdogs!



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underdogs - soundcloud
go down records

mercoledì 4 luglio 2012

New Candys - Sun Is Gone ('Till Day Returns) / #video #download

 Benedetta Albertini
Mi ascoltavo il loro recente album (Stars Reach The Abyss) giusto ieri sera, rapito dai suoni e colpito dalla maestria e l'energia con la quale questi quattro ragazzi trevigiani hanno reinterpretato generi come lo shoegaze, il rock psichedelico (genere che, ormai, sembra aver messo ben salde radici nel nostro paese) e il noise.

Ed ecco che, fresco fresco d'ascolto, mi vedo piovere in casella una bella email della Foolica Records piena di succose novità targate New Candys. Quando si dice culo!
Ma andiamo con ordine. La buona novella contenuta nell'email riguarda l'uscita di un bel videoclip rigorosamente autoprodotto. La band trevigiana, infatti, si è data alla regia per clippare il suo secondo singolo Sun is Gone ('Till Day Returns). Il risultato ha la forma di un video di chiara natura psichedelica che si adatta perfettamente alle note della canzone: la psichedelia californiana dal retrogusto orientale (sempre sia lodato Mr. Brian Jones) viene rappresentata da immagini all'acido lisergico, apparizioni floreali, un sapiente uso del fuori fuoco e pallide trasparenze. Davvero una bella esperienza, un trip magico.

Ma il videoclip del nuovo singolo non è la sola novità con la quale la band ha inteso omaggiare il pubblico. Così come avevano già fatto con il precedente Blackbeat, i New Candys offrono ai loro fan il nuovo singolo in free download (potete ascoltarvelo e acciuffarvelo qui): la già citata Sun is Gone occupa il lato A, mentre sul lato B campeggia Dry Air Everywhere (Breath Into You Mix), una versione di un brano dell'album d'esordio "operata" dalle sapienti mani di John Wills (Loop, The Servants), che ha reso la traccia ancora di più una spirale psichedelica venata di krautrock.

Non mi resta che augurarvi buona visione e buon ascolto, ma non senza prima avervi consigliato nuovamente l'ascolto del full-length, un bel prodotto di rock italico di questi anni che merita senz'altro di essere consumato a dovere. A meno che non vogliate perdervi nella contemplazione nostalgica del passato o nell'adorazione di squallidi eroi di plastica e denaro. Fatti vostri, io vi ho avvertito. Aloha!



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new candys
foolica records

Tucano - Homeless Mandingo (Brigadisco, 2012)

Padre Pio non è Tucano! È con questa ovvia ma importante affermazione di identità che si apre Homeless Mandingo, il disco d'esordio di Tucano, moniker dietro il quale si nasconde Davide Starr degli One Fuck One.
La prima cosa che viene a mente ascoltando il disco è...ma chi cazzo gli suggerisce i titoli delle canzoni al buon Davide? Dell'opening track ho già detto. Seguono allegramente e in ordine sparso Mio zio si fa gli acidi dentro l'armadio, Rita ama Tarzan, Message part two/tenersi per mano è pornografia e la conclusiva God Save The James Deans. In un mondo perfetto un genio di tal fattura sarebbe insignito del nobel. Ma tant'è...

E la musica? Be', qui la faccenda si fa leggermente più complicata, e almeno un paio di ascolti sono necessari per carpire la natura dell'album. Perché veramente, al di là delle categorizzazioni tentate qua sopra, Homeless Mandingo (stampato in 62, dico sessantadue copie su cassetta) è un disco nel quale è difficile rintracciare punti di riferimento, generi preconfezionati o qualsivoglisa stronzata conosciuta dalla mente umana. E quindi? Fotte sega, in fondo, perché si tratta comunque di un album interessante e divertente capace di regalare 45 minuti di viaggio tra i folli sentieri della sperimentazione sonora.

Homeless Mandingo (che si presenta agli occhi con una copertina bellissima disegnata da Ciro Fanelli) è un contenitore musicale dove potete trovare un sacco di elettronica (Rita Ama Tarzan su tutte), drones allucinati e allucinanti che danno vita a quella psichedelia lo-fi saturata di noise che tanto c'è garbata negli Heroin In Tahiti, morbidi acidi lisergici da camera (Mio zio si fa gli acidi dentro l'armadio), schizzi di wave impazziti che fendono l'aria (Ufo M Ufo, Message part two/tenersi per mano è pornografia), momenti synth punk a-la Suicide (l'opening track) e campionamenti i più vari (bella la scelta di affiancare il proclama nazista al sermone in stile Radio Maria in Padre Pio non è Tucano; o la voce di Bush sul finale di God Save The James Deans). Un trip lungo un disco, per semplificare. Un'esperienza sonora che, pur con i dovuti limiti dettati dalla fruibilità della proposta, merita senz'altro di essere intrapresa.




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