martedì 29 maggio 2012

Loud Notes Mix vol. 2 / #cassettine

Il momento è giunto. Il dado è tratto. Insomma, i tempi sono maturati e sono finalmente pronto per rifilarvi un'altra gustosa cassettina (la prima la trovate qui) fatta in casa riempita a forza con un bel po' di pezzacci che per un motivo o per l'altro sono finiti in heavy rotation nelle mie casse in questi ultimi due mesi.

Anche questa volta si tratta di una compilation caotica, senza fili conduttori, fili di Arianna (anche perché non c'è nessun cazzo di labirinto nelle vicinanze) o cagate simili. L'unica cortesia che vi ho usato è stata quella di rifilarvi i pezzi più calmi in fondo alla compilation, così che possiate rilassare i timpani e l'anima (non ce l'avete, ma si fa per dire) dopo un po' di aulicamente profano e doveroso rumore misto a psychedelia, garage, post-hardcore e stranezze assortite.

Forse non ci sarebbe neanche bisogno di specificarlo, visto che siete su un blog che si chiama Loud Notes, ma meglio non lasciare niente al caso: se ne consiglia il consumo a volumi altissimi! Altrimenti non rende! 


sabato 26 maggio 2012

The Movements - The Angry Dead Pirates split (Pariah, 2012)

Do per scontato che i Movements, se non siete capitati qua dentro per caso, li conosciate già tutti (essendo apparsi anche nella mia classifica di fine anno del 2011); gli Angry Dead Pirates, invece, sono un giovane quartetto di Tolosa con la testa in acido e il corpo agitato da oscure scosse elettriche e pesanti iniezioni di rumore. Sono attivi da 4 anni ed hanno all'attivo un singolo (The Angry Dead Pirates, del 2009) e un album (Fuzz For Nihilists, del 2010).
Le forze congiunte dei navigati garage rocker svedesi e di questa giovanissima band (e label) francese danno vita a questo bellissimo split che esplode acido e violento nelle mie casse invadendo la stanza con un rock duro, aggressivo e psichedelico pregno di fuzz e farfisa in grado di risvegliare tutti i sensi per farli ballare danze punk drogate e decadenti.

6 pezzi in tutto, di cui 2 sono le rispettive cover. I Movements si cimentano con Put Me Down, un bel pezzone garage rock al quale i nostri innestano la quinta, lo accompagnano con un bel piano rock'n'roll e lo coprono di chitarre in rotazione libera imprimendogli un'aggressiva carica garage punk: bellissimo! Gli Angry Dead Pirates prendono in prestito il vecchio (ormai) classico garage-psych Being, al quale riescono a donare un'aurea ancora più acida, oscura e malata con un mix allucinante di fuzz, riverberi, farfisa e suoni extramusicali. Non che regga il paragone con l'originale, ma è sicuramente una piacevole interpretazione. 

Che dire del resto? I Movements ci allietano con il solito garage punk aggressivo (se avete ascoltato l'ultima compilation made in Teen Sound sapete a cosa mi riferisco) che farebbe rinsavire dal suo stupido torpore mentale anche un coglione nazista. Riescono anche a stupire quando provano a violentare Morricone a suon di sferragliate garage punk e calde rasoiate di farfisa (She Said) o quando inseriscono un drumming tribale a sostenere un bellissimo stomp garage rock (Deserted Town). Gli Angry Dead Pirates riescono a dire la loro nonostante la compagnia ingombrante, regalandoci due gemme (Moon e I Don't Mind) di psychedelic rock di derivazione prettamente sixties impregnate di fuzz e farfisa con qualche (piacevole) sclerata grunge-rumorista.

Non fate come me che ci ho messo due mesi a recensirlo, prendete l'occasione al volo e procuratevi questo gustosissimo split.

 
links:

giovedì 24 maggio 2012

The Hussy - Stab Me EP 7" (Eradicator, 2012)

Gli Hussy sono già passati di qui (per la gioia mia e - spero - vostra) con il bel full-length Weed Seizure, e tornano a disturbarci a breve distanza con questo freschissimo e urticante Stab Me, EP di quattro pezzi dalla copertina impresentabile ma dagli interni accattivanti.
Da il nome all'EP, aprendolo più che gloriosamente, quella Stab Me che avevamo già visto sull'album, e per la quale avevo scomodato Beach Boys e Oblivians. Che altro aggiungere? Niente, a parte sottolineare che un pezzo così varrebbe da solo l'acquisto del dischetto! 

Le fa da degno successore il grazioso garage pop di Turkatron, una melodia gioiosa e dolce che nasconde una chitarra sfrontatamente rock'n'roll. Niente a che vedere con la successiva Hard To Erase, pompante e aggressivo stomp garage rock sfregiato di noise (bello il lavoro "assassino" delle chitarre) che ricorda certe cosine del compianto Jay Reatard e si piega ad un finale quasi punk-hardcore. La melodia (jangle) torna a farla da padrone nella conclusiva Molly Molly, cover di un misconosciuto pezzo del misconosciuto quartetto "angry bubblegum" (non me ne abbiate, la definizione è loro!) The Midwest Beat: la voce femminile ancheggia sfrontata ed elegante in mezzo ad un impianto noise-indie che ha deciso di sporcarne i contorni e a una sezione ritmica che aumenta a dismisura pulsazioni e groove.

Che ve lo dico a fare? Fate un piccolo sforzo, rinunciate alla squallida tassa per poveri delle lotterie nazionali e accaparratevi questo bel dischetto. Che non vi cambierà la vita, certo, ma almeno vi farà passare qualche piacevole momento rumorosamente melodico...cribbio!


links:
the hussy - bandcamp
the hussy - facebook
eradicator records

venerdì 18 maggio 2012

Sakee Sed - A Piedi Nubi (Appropolipo, 2012)

Con un gioco di parole che meriterebbe il nobel per la poesia (se solo esistesse), un armamentario da navigato gruppo rock e una copertina dall'amaro retrogusto psichedelico tornano a farci visita i Sakee Sed, un duo bergamasco ci aveva già colpito con i due precedenti lavori, Alla base della roncola (autoprodotto, 2010) e Bacco EP (autoprodotto, 2011), due affreschi di folk e blues alcoolico disegnati da piano e chitarra acustica.

A Piedi Nubi (in uscita oggi per Appropolipo Records) mischia un po' le carte in tavola, a dir la verità. Marco Ghezzi abbandona il vecchio piano Howard per un Rhodes e imbraccia una incazzosa chitarra elettrica mentre Gianluca Perucchini si mette a picchiare sui tamburi come dio comanda. Ne viene fuori un disco che, pur senza abbandonare quella vena folk e blues che li aveva caratterizzati agli esordi, suona più rock e acido. E va detto che il risultato rende onore al cambiamento, perché i Nostri sono riusciti a registrare (al TunnelWood Studio, uno studio interamente in legno messo su tra una pausa e l'altra del tour) e partorire un album veramente bello, che riesce ad ammaliare e a portare l'ascoltatore in anfratti inaspettati di psichedelia rock progressiva e stralunata bellezza lirica.

Basti ascoltare l'opening (e title) track A Piedi Nubi, un pezzo che si arrotola sinuoso su un arpeggio di chitarra e si distende su passaggi armonici e lirici giustapposti alla perfezione. L'acidità satura l'aria, portata in dote da un rhodes che si prende la scena a metà pezzo accompagnato da una chitarra ubriaca. A.S.M.A. Los Angeles ci mette il carico da 11, con un pezzo tanto acido quanto orgogliosamente rock che si scopre progressive mentre ti ciancia di spread e paesi che sprofondano. Non vi preoccupate, che non di soli muscoli è fatto A Piedi Nubi, e sono lì a ricordarcelo le bellissime ballate rock acide Molecola e Tritolo. Ma è di nuovo il rock duro a farla da padroni con Sta Piovendo, un pezzo paurosamente ubriaco che riesce a muoversi a passi pesanti (e senza cadere) tra grunge, blues e progressive rock. Un progressive malato che torna a manifestarsi prepotente tra le pieghe della quasi post punk Colpo al materasso e del ballatone grunge-blues Diavolo. I 2:26 di divagazioni acide di Il ricordo di siel ci introducono alla parte finale, dove le bellissime Megattera e Presto parto riescono ancora a stupire l'ascoltatore cantando di inquinamento ed emigrazione in modo intelligente e amaro trasportate dal rhodes e da atmosfere ora più acide e languide ora sfacciatamente rabbiose.

Un lavoro bellissimo, questo A Piedi Nubi, un disco che puzza di whisky, legno, nebbia, rabbia e acido lisergico e sa immergersi ed emergere dalla realtà che vive come pochi altri in giro. Uno dei dischi dell'anno, senza alcun dubbio!



links:
sakee sed - myspace
sakee sed - facebook
appropolipo records

ps: cercateli, sono in tour!

[update 11-01-2013]
È uscito ieri il videoclip della bella Sta Piovendo, secondo singolo estratto da "A Piedi Nubi" Una roba spassosissima! Gustatevelo qua sotto.

mercoledì 16 maggio 2012

Matriosca Video: Parklife, The Mojomatics

Nata nell'Ottobre 2011 dall'idea di due videomakers, Giulio Carboncini e Chiara Chinazzi, Matriosca Video è una piattaforma web di informazione musicale che si occupa di comunicazione video musicale, realizzando live report e interviste ad artisti italiani e stranieri. 
L'origine del nome deriva dall'idea che la musica è come una matriosca, una combinazione di generi, colori, suoni, poesia e sensorialità che assumono il significato e che trovano il loro senso solo se ben uniti insieme.

Dopo vari servizi video tra cui Verdena, Bud Spencer Blues Explosion, Gionata Mirai e molti altri, eccoli a noi con il loro più recente lavoro: Parklife, The Mojomatics, una conversazione al parco con MojoMatt (voce, chitarra, armonica) e DavMatic (batteria, percussioni), che ci regalano delle bellissime versioni acustiche di alcuni brani del nuovo recente album You Are The Reason For My Troubles.


links:

Common Deflection Problems - We All Play Synth (Brigadisco, 2012)

La matematica non è mai stata il mio forte. Anzi, sarebbe più corretto dire che è sempre stata il mio punto debole. Discorso ben diverso devo però fare per la matematica applicata all'ambito musicale. Non che sia un fan sfegatato del math rock, di quelli che vanno cercando solo chitarre e ritmiche quadrate e assenza di melodia. Ma devo ammettere che alcune band del genere (Jesus Lizard e Shellac su tutte) stanno tranquillamente appollaiate nell'olimpo delle mie band preferite di sempre.

Questi Common Deflection Problems si inseriscono proprio in quel solco storico, calcato nel nostro martoriato Belpaese da band faro come Uzeda, Zu e Three Second Kiss. E, pur non riuscendo a raggiungere i livelli delle band appena menzionate, questi tre ragazzi italiani emigrati a Londra conoscono bene il fatto loro e sanno allietarci con un math rock rigorosamente strumentale di buona fattura. Un rock dai contorni spigolosi e oscuri davvero ben suonato che a me (povero stronzo ignaro della storia del math) ricorda quello degli immortali Don Caballero depurati della rabbia rumorista e arricchiti di una vena squisitamente indie.

E ce lo spiattellano in faccia senza troppi convenevoli, attaccando le nostre orecchie con il ritmo geometricamente schizofrenico e le velleità indie di The Cult of Molok. Si replica poco dopo con Steve, che ci scopre disattenti e ci attacca a suon di buon math rock d'annata armato di stop & go a non finire e di un bel finale in riffare. Il disco sembra voler crescere di canzone in canzone, e Hugo In The Continent sembra quasi voler fare l'amore con un certo post-hardcore di 90s memoria (i Fugazi di End Hits, giusto per intenderci) accompagnato da una ritmica quasi tribale. Urania, invece, non riesce davvero a lasciare il segno, impantanata com'è in divagazioni sperimentali che poco spazio lasciano a calore e melodia. Ma è solo un intermezzo, perché Lot of Fun Down The Vatican (titolo fantastico, come anche quello dell'album) mantiene esattamente quello che promette, proiettando le ritmiche dispari su un tappeto sonoro post-hc che si avventura in anfratti noise. Conclude Kasbah, brano che si guadagna a testa bassa la palma di migliore del lotto introducendo momenti vocali in un impianto finora rigorosamente strumentale, nuove ritmiche, parti melodiche e chitarre più piene, riuscendo così a variare il tema di un disco forse penalizzato da eccessiva vena sperimentatrice che poco spazio lascia all'immediatezza di ascolto.

 
links:
qsqdr

domenica 13 maggio 2012

Strange Hands - Dead Flowers (Shit Music for Shit People/Azbin, 2012)

Giusto per esser chiari fin dall'inizio: Dead Flowers è un luogo dove la psichedelia rock e i suoni garage la fanno da padroni; un buco nero del vostro stomaco dove il PH tende ad avvicinarsi pericolosamente allo zero ad ogni piè sospinto.
La copertina, realizzata dall'artista freelance francese (e musicista degli Strange Hands) Lucas Donaud, costituisce l'antipasto di un pranzo all'acido lisergico ricco e succulento che sazierà anche le bocche più esigenti.
Gli Strange Hands vengono da Bordeaux, e sono determinati a rinverdire i fasti della prima ondata psichedelica e garage nata sull'asse Frisco-Austin, quella che ha visto band storiche quali 13th Floor Elevators, Golden Dawn, Country Joe & The Fish sperimentare con gli strumenti e la mente coadiuvati da fiumi di LSD. Innestando però in quella tradizione forti dosi di rumore e sporca attitudine garage rock&punk figlia di gente come Seeds, Pretty Things, Oblivians, Movements, Black Lips come anche delle cose più oscure e sporche di Nuggets and Pebbles

Per sfatare subito eventuali dubbi: Dead Flowers si fa ascoltare che è una bellezza, saltando con una scioltezza da Olio Cuore le accuse di passatismo e piantandosi immediatamente "tra l'aorta e l'intenzione" a suon di chitarre noise, farfisa, una fiera attitudine garage punk e una capacità fuori dal comune nello scrivere meravigliose perle garage dal retrogusto psichedelico.  

First Poem attacca subito nel migliore dei modi, aprendo il disco con un inno psichedelico da iscrivere agli annali del genere. Bunny Sliper è la perfetta canzone garage rock in acido lisergico, un mix perfetto tra la grazia dei Golden Dawn e la ruvidità dei primi Pretty Things. She's Mine è perfetta nel suo incedere garage supportato da un farfisa amabile quanto arrogante. Smell è un garage rock dall'impronta noise e dall'attitudine punk che vi farà saltare sulla sedia gridando come pazzi. Chiude il lato A un arrogante garage rock in bassa fedeltà dal retrogusto acido (Anxious Pictures) che neanche i Black Lips. Ad aprire il lato B c'è un'altra perla di garage psichedelico immersa nel farfisa (Summertime) capace di far passare in un secondo ogni nostalgia tardo hippie. È seguita poco dopo da Acid Vision, un piccolo capolavoro di rock sporco e acido figlio del più lercio garage rock dei 60s. Da segnalare pure la strumentale title track Dead Flowers e quella Warm Reflection che chiude il disco tra psichedelia 60s e suggestioni quasi dream pop.

Non una parola di più, toglietevi i guanti e sporcatevi le mani con questo immenso carico di psichedelia e garage rock. Buon appetito!



 

links:
strange hands - bandcamp
strange hands - facebook
shit music for shit people
azbin records

mercoledì 9 maggio 2012

Nasce la COCOCI Promotion / #news

Da un'idea di Monelle Chiti, nota fotografa nell'ambiente musicale, nasce la Cococi Promotion, agenzia e servizio di attività promozionale di musica, musicisti, concerti, arte e spettacolo.

Classe 1983, toscana trapiantata a Milano, un passato da indossatrice e un presente da fotografa, Monelle si lancia così in un'altra attività parallela. «Da sempre le persone mi dicono: "Ma tu conosci tutti!"», esordisce. «Lo prendevo come un fatto positivo, del resto io sono una grande comunicativa, mi è sempre piaciuto mettere in contatto le persone». «Un giorno ci ho pensato bene», prosegue, «ho pensato a quello che stavo facendo, a quanto questa mia caratteristica possa mettere in contatto chiunque. Così da anni ho sempre presentato gente ad altra gente, l'ho sempre fatto perché mi piace creare dei rapporti», dice. 

«Tra l'altro è di qualche giorno fa la notizia dell'occupazione della Torre Galfa a Milano. Ci sono stata e l'ho trovata una cosa bellissima, il fatto che delle persone stanno creando dal niente un'attività è una cosa che ammiro tantissimo, soprattutto in una città che sta vedendo chiudere qualsiasi attività, dai locali ai centri di cultura, alla musica, tutto, c'è un chiudi-chiudi generale pazzesco. È stata la gocciolina che ha fatto traboccare il vaso, così mi sono detta: "Ok, devo iniziare a fare promozione a quello che più mi sta a cuore", dice. «Del resto sono anni che faccio questa cosa a tempo perso, e adesso mi piacerebbe ufficializzare tutto quanto e rendere le cose ancora più belle!».

Nasce così la Cococi Promotion, attività promozionale sul web rivolta ai musicisti, ai concerti e agli eventi. «Ho tirato dentro un po' di persone, da chi cura la grafica, a chi cura i rapporti con la stampa, ma tutto è sempre visionato da me. Per il momento abbiamo in ballo la promozione di alcuni gruppi musicali», conclude. «Anche se vorrei che il tutto si sviluppasse come fonte di comunicazione tra persone, gruppi e locali di città diverse».

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contatti:
e-mail: cococi_web@live.it
fcebook: Cococi Promozione
per info alla stampa e al pubblico:
Monelle Chiti - monellechiti@hotmail.it

lunedì 7 maggio 2012

Tunatones - iTunas! (Prosdocimi, 2012)

Capita a volte (a me molto spesso in realtà) che la bontà o meno di un cd venga decisa dal periodo e dall'umore con il quale mi approccio ad esso. Ed è così che in una primavera di loschi presagi, piena solo della triste consapevolezza di vivere tempi di merda, mi innamoro di questa roba qui. Un cd che di certo non si presenta nel migliore dei modi, con una copertina stile Pacman e/o pubblicità da due soldi sulla quale campeggia il titolo, anche peggiore, iTunas!

Ma si sa, l'abito non fa il monaco (è l'avversione alla natura a farlo, ma questa è un'altra storia). Vi consiglio quindi caldamente di andare oltre la copertina e di addentrarvi nel ventre del pesciotto. Un ventre che si mostra caldo e accogliente, e che vi prende in affettuoso amplesso a suon di rockabilly, surf'n'roll a-la Dick Dale (che Buddha lo benedica!), schizzi di country e bluegrass, un sacco di passione e tanta voglia di divertire e divertirsi (che non fa mai male...certo se poi siete dei noiosissimi e annoiati fan dei Dream Theatre non è colpa mia). Un disco perfetto per rilassare la mente occupata da pensieri troppo oscuri e profondi e liberare energie nuove.

Ascoltatevi il divertentissimo Homage to George Harrison, una canzone mosaico in cui alcuni pezzi (immortali) del "beatle" vengono riletti da una furia country-blues-rockabilly capace di far muovere anche i muri, e poi ditemi se dico stronzate! Ma è l'opening track Cleopatra, un mix perfetto tra Dick Dale e Morricone, che ti trascina a forza dentro al disco facendotene innamorare (si replica sulla stessa linea poco più tardi con Mafia e Sti Cazzi - qua sotto). Il resto si muove in modo egregio tra sparate rockabilly (Bam Bam), grandiosi surfabilly da piscina (Party By The Pool), rock'n'roll sciolti in acido lounge (Wild Pony), divertenti inserzioni di samba (Oopsamba) e lezioni surf'n'roll (The Chase).
Ne esce fuori un gustoso affresco rock'n'roll disegnato da una chitarra impertinente e funambolica, un contrabbasso pulsante e sinuoso e un drumming che si sposa perfettamente con le intemperanze degli altri due strumenti. Due curiosità: il disco è stato registrato con strumentazione rigorosamente analogica in uno studio "ecologico" completamente autosufficiente dal punto di vista energetico. Tanto rispetto!

Vabbe', insomma, avete capito no? Lasciate a casa i brutti pensieri, i pipponi da indie rocker sperimentatore e navigato e tenetevi pronti per un'overdose letale di rock'n'roll. Che è meglio!



links:
tunatones
prosdocimi recording

sabato 5 maggio 2012

Jack White - Blunderbuss (Third Man/XL, 2012)

Eccola là, la recensione ruffiana! O quella a richiesta, se proprio vogliamo essere precisi. Be' sì, in un certo senso è proprio così, visto che a partire da oggi il post riguardante il primo singolo di Blunderbuss (pubblicato esattamente due mesi fa) è diventato il post più cliccato di questo blog. Quindi, praticamente, ve la siete cercata! ;)
Mio malgrado, devo ammettere, perché Loud Notes offre un sacco di roba da leggere e ascoltare, e credo che la qualità (musicale, artistica) di alcune cose recensite qua sopra nel corso degli ultimi due mesi (una non a caso) sia di gran lunga superiore a quella di un brano come Love Interruption. Ma l'hype è hype, si sa, e con la qualità c'entra davvero poco...

Discorso simile andrebbe fatto, a mio modesto parere, per questo primo lavoro del Jack White solista. Che, badate bene, non è una cagata pazzesca, lungi da me affermare una cosa del genere. Anzi, Blunderbuss contiene dei bei pezzoni che meritano di essere ascoltati con la dovuta attenzione: tra questi mi sembra doveroso segnalare Sixteen Saltine (qua sotto), uno scoppiettante e rude hard-blues - che però, va detto, non regge il confronto con certe cose dei White Stripes; Missin Pieces, un bellissimo blues moderno colorato dalle follie di un gustosissimo e irriverente piano rhodes; Fredom At 21, un riuscito esperimento "trip-rock"; Blunderbuss, un buon folk da camera dall'appeal sexy che offre sfoggio delle qualità vocali e compositive di Jack; lo swing barocco di Hypocritical Kiss o la ballata rock oscura per piano e chitarra graffiante di Weep Themselves To Sleep.

Il resto però è un po', come dire, sotto tono: I'm Shakin', Trash Tongue Talker, Hip (Eponymous) Poor Boy...in pratica i pezzi che occupano la seconda metà del disco + Love Interruption fanno veramente una fatica enorme a cogliere nel segno, mostrando velleità sperimentali che raramente si trasformano in qualcosa di eccitante o meritevole di attenzione. Insomma, Blunderbuss è un disco che, una volta depurato dell'hype, può essere diviso idealmente (e non solo, dato che trattasi di vinile) in un buon lato A e un magramente sufficiente lato B. E possiamo anche spingerci a dire che da Jack ci si aspettava qualcosa in più.



links:
jack white
third man records

venerdì 4 maggio 2012

Gentleman Jesse - Leaving Atlanta (Douchemaster, 2012)

Ormai è appurato, certo, sicuro, ci potete mettere la famosa mano sul fuoco. Fumata bianca. Gentleman Jesse è il re del power-pop di questo primo scorcio di ventunesimo secolo. Il resto è schifosa plebaglia. Del resto il Nostro ci aveva già avvertito con il precedente album targato Gentleman Jesse and His Men (2008), un concentrato vitaminico e anfetaminico di energetico rock'n'roll e melodie tritacervello.

E torna a ribadire la sua superiorità con questo Leaving Atlanta, disco sapientemente scritto, suonato e prodotto che incasella 13 piccoli grandi gioielli come fossero cioccolatini in una scatola regalo. Uno dietro all'altro, senza soluzione di continuità, senza pausa, senza noia. Un suono quello del nostro Jesse che si muove sicuro e spavaldo sulla strada segnata da gente come Paul Paul Collins, The Beat, Flamin' Groovies (quelli di), Reigning Sound, Jay Reatard, pescando dalla tradizione rock'n'roll, garage e power pop di 40 anni o giù di lì con una grazia, una personalità e una capacità di scrittura davvero rare.

E ti fotte il cervello con gioielli di energia pop come Eat Me Alive (godetevela qua sotto), giocata su un piano impertinente e chitarre rockeggianti che tessono le reti di una melodia da cantare sotto la doccia; o con rock'n'roll intrisi di farfisa e melassa come I'm Only Lonely e I'm A Mess. Sulla strada che esce da Atlanta troverete pure piacevoli mid-tempo dal sapore soul e dal retrogusto Smiths inzuppati di hammond come Take It Easy On Me, ma anche paesaggi più grezzamente e fieramente garage (pop)punk (Frosbite, You Give Me Shivers). E che dire poi della bellissima ballata pop'n'roll Careful What You Wish For (dalle parti dei Flamin' Groovies) e del rock'n'roll a-la Chuck Berry di Rooting For The Underdog? Niente, c'è veramente poco da dire e un sacco di roba da ascoltare. Mettete Leaving Atlanta sul piatto e lasciatevi travolgere dal sole e dalla primavera che uscirà dalle casse del vostro stereo.


links:
gentleman jesse & his men - facebook
douchemaster records

mercoledì 2 maggio 2012

Hot Gossip - Wasting My Time / #video

Che ne dite di un bel videoclip per passare qualche piacevole minuto di questo 2 maggio del cazzo che puzza di lunedì da un miglio di distanza? A me è piaciuto, vi consiglio di dargli un'occhiata. Si tratta di Wasting My Time, singolo scanzonato e fannullone estratto da Hopeless, recentissimo album degli Hot Gossip; un pezzaccio di psichedelia pop vagamente rumoroso che diventa un percorso sincopato all'interno della New York Bay, da Time Square a Coney Island, da Central Park all'Highline, passeggiando attraverso luoghi simbolo della "Grande Mela".

La tensione alternata della canzone si trasmette nei passi veloci e nella pause velocemente riflessive del video curato da Mattia Buffoli (director, fotografo e videomaker) e Francesco Peluso (editing e video concept), entrambi già al lavoro con Hot Gossip in You Better Know.



Se siete interessati a Hopeless, lo potete acquistare allo shop di Foolica Records, etichetta responsabile della sua messa sul mercato, su iTunes Music Store (e tutti gli altri store digitali) e nei migliori negozi di dischi.

links:
hot gossip
foolica records