mercoledì 11 aprile 2012

The Doggs - Red Sessions (autoprodotto, 2012)

Ci eravamo lasciati con un treno deragliato sull'asse Milano - Detroit - New York, si chiamava The Doggs e trasportava un breve e fiammante EP, Black Love, che ha donato lustro e sporcizia a questo povero e vizioso blog rock'n'roll.
Quel treno si è rimesso in viaggio a velocità sostenuta (sarebbe più giusto dire assurda), direzione sconosciuta ma determinazione e metodi ben chiari in testa. E, fortuna nostra, è tornato a farci visita con il suo carico pericoloso e potenzialmente devastante di rock'n'roll modello (filosofia?) Stooges, inflessioni dark-wave sottotraccia e una forte carica nichilista & sovversiva (punk?).

Lasciate pure a casa delicatezza e buone intenzioni, compratevi Red Sessions, infilate becco e zampe in macchina, accendete motore e spino, mettete il cd nel lettore e partite (non chiedetemi per dove, un tale ci ha insegnato che a volte quello che conta è semplicemente andare). Le casse vi restituiranno una miscela di rock'n'roll altamente infiammabile che vi terrà in alto le palle durante il vostro tragitto verso il nulla; una voce drogata, incazzata e decadente a metà tra Iggy (Drugstore) e Reed (Burning Inside, Destruction of Love) che si fa strada in mezzo a un corridoio di chitarre abrasive immerse nel wah, un basso pulsante e una batteria che disegna scenari tribali. Una specie di Funhouse, se avete presente (e se non avete presente fuori di qui subito!), ma con una forte carica hardcore in più, veloce, duro e profondamente rock'n'roll come poche cose in circolazione.

Prendete ad esempio l'opening track Midnight Eyes, un pezzo incredibile dalle forti ascendenze punk sferzato da chitarre hard-noise e da una voce incredibilmente aggressiva e perversa (la ripetizione ossessiva e incazzosa dei versi "I'm not afraid of life" su un muro di chitarre ululanti al minuto 3.30 è veramente una chicca!). Il resto dell'album di distende sulle stesse coordinate (Drugstore) o simili, con momenti hard-punk fieri e oscuri (Wild Boy), lerci e oscuri "stooges-blues" urbani (Ride My Bomb) e ballate hard che fanno trasparire una splendida vena dark-wave (Burning Inside e soprattutto Destruction of Love). Come fate a non amare un disco così? Impossibile. Scovatelo, prendetelo e fatevi penetrare cervello e anima da queste scortesi sviolinate rock'n'roll!



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