giovedì 8 marzo 2012

Movie Star Junkies - Son of The Dust (Outside Inside/Wild Honey, 2012)

I Movie Star Junkies sono come l'aria fumosa di un chiassoso bar di provincia, e come una piovosa notte autunnale in mezzo ad una valle alpina presa a caso. E ad essere sinceri, in questo fine inverno un po' squallido, turbato da incombenti austerità, immanenti repressioni e assordanti silenzi (connivenze), un disco così ci sta tutto.
Ci sta tutto perché ti getta in faccia una manciata di polvere rispedendoti dritto in mezzo all'inverno a fare i conti con il freddo, te stesso, le tue lotte interiori e quelle collettive. Ti costringe a pensare, scandagliare e analizzare, e questo, pur essendo doloroso e struggente, è una mano santa.

Poche stronzate, quindi: Son of Of The Dust - il terzo disco a portare la firma del quintetto Torinese e il primo a portare quella della Outside Inside Records - è un disco serio, cruento, doloroso e ubriaco fino al midollo; un "album-colla", che ti si appiccica alle calcagna sciogliendoti i pensieri con calde, livide e vischiose atmosfere dark blues & rock'n'roll degne dei migliori Nick Cave (Cold Stone Road), Tom Waits (How It All Began), The Doors (There's A Storm) e Leonard Cohen (A Long Goodbye), celebrate e stuprate da una severa attitudine punk alla maniera di band gloriose come The Gun Club e X.

Son of The Dust è un disco fatto di ruvide, rabbiose e alcoliche ballate blues (In An Autumn Made of Gold, Cold Stone Road, The Damage is Done), momenti strappabudella (Son of The Dust) che hanno il sapore dell'ultimo rum bevuto dopo una serata passata a fare compagnia al bancone, vecchi rockabilly di frontiera (This Love Apart) e beffarde speronate blues (post)punk (These Woods Have Ears, End of The Day) che ti passano sopra come un treno in corsa mandandoti a mangiare la polvere.
Il tutto è impreziosito da un buon lavoro di squadra, da una produzione nuda e cruda e da una serie di fruttuosi contributi esterni (il lavoro ai cori di Nathalie Naigre, Marie Mourier, e del Father Murphy Federico Zanatta e il tocco di Fender Rhodes di Michele Guglielmi degli oAxAcA). Un disco con le palle, questo Son of The Dust, che ci distoglie dal nulla regalandoci la polvere. Prezioso!  



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outside inside records

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