domenica 25 marzo 2012

Iquadro - Melancholic Dick Serenade (Dim Din, 2011)

In questa assurda domenica di primavera sfregiata da inutili parate militari che festeggiano inesistenti indipendenze Loud Notes vi propone un bel dischetto uscito l'anno scorso e passato per lo più (immeritatamente) inosservato dalle nostre parti.
Gli autori di questo pezzo d'arte sono gli Iquadro, trio di stanza a Berlino (Ivan Imperiali alla chitarra e voce, Diego Ferri alla chitarra baritona e Alain Rylant alla batteria) che sorprende la mia domenica con del buon psychobilly intriso di movenze blues accompagnato da ballate rock notturne e perdenti che cantano le storie, i personaggi e le strade dei bassifondi metropolitani berlinesi. Un disco che deve qualcosa a gentaglia come Elvis Presley, Robert Johnson, Cramps, Johnny Cash, Captain Beefheart, Lou Reed (quello di Berlin, guarda caso) e Heavy Trash. Ma lasciate pure perdere 'sto inutile "citazionismo", mettete il disco sul piatto e gustatevi questa "serenata melanconica del cazzo"! 

L'opening track M10 è il biglietto da visita degli Iquadro: un pezzo che parla un linguaggio oscuro e irriverente, una sorta di psychobilly con una profonda anima punk. Il pattern si ripete con la successiva Sweet Big Jim, che risente più direttamente di umori a-la Heavy Trash. Ad emergere dai bassifondi è un bel lavoro di chitarre (da manuale nella seconda) che sostiene una voce sporca e ubriaca (tra Captain Beefheart e Jon Spencer) e uno psichedelico "stomp" che mette i brividi.

Never Trust The White Swans è un boogie molesto con una fedina penale lurida come una cloaca. I Like You Better When I'm Drunk e, soprattutto, Caroline, rallentano un poco il ritmo portando il disco su territori meno violenti ma pur sempre pericolosi, regalandoci delle splendide e ubriache ballate blues che affondano le radici in una psichedelia oscura e si perdono volentieri in abbracci noise. Call My Name, Cheap Conclusions e Today sono dei vecchi e perdenti blues metropolitani, ballate melanconiche e depresse come le poteva intendere un Lou Reed qualsiasi perso per le strade di Berlino: perfidamente belle, oscure e dannate fino al midollo. 
Un discorso a parte lo merita la title track, uno splendido esperimento di rumore e psichedelia "hardcore" applicato al blues, un pezzo assurdo che da solo varrebbe l'acquisto immediato dell'album.

A fare il paio con questo bel dischetto i nostri hanno pure registrato, in presa diretta su multitraccia a cassette e senza alcuna sovraincisione, un prezioso e accattivante live in studio (Live at Raum 14) del quale vi do un assaggino qua sotto. Fatevi un favore e correte a procuravi entrambi i dischi please...


links:
iquadro - myspace
dim din records

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