lunedì 26 marzo 2012

Loud Notes Mix vol.1 / #cassettine

Ok, ci siamo! Dopo aver riempito il blog di recensioni, notizie, live reports, post benevolmente assurdi e/o pietosamente indecenti è venuta la volta di elaborare un gustosissimo mixtape made in Loud Notes.
E siccome i mixtape mi ricordano tanto le interminabili (non perché lunghe ma in quanto continuamente sottoposte ad aggiornamenti) e deplorevoli cassettine fatte in casa per tentare di riempire del rumore più vario e sconcertante le casse della mia povera Polo (le chiamavo "The Worst" per dare a chi varcasse la soglia del mio abitacolo il senso del loro contenuto: spazzatura musicale, roba disgustosa, stare alla larga!) ho pensato che questa cosa qui (di cui mi piace anche il nome profondamente "democratico": "Everyone's Mixtape") si adattasse pressoché perfettamente allo scopo di un blog rumoroso, gentilmente arrogante e profondamente popolare come Loud Notes.

Eccovela qua dunque, la mia prima cassettina nero-bianco fiammante piena di musica improponibile ed eppure meritevole di essere, almeno per una volta, ascoltata. Una sola avvertenza: i Loud Notes mix sono compilations senza fine ultimo, senza filo conduttore, che rifuggono qualsiasi volontà specifica che non sia quella di ascoltarci insieme un po' di sano rumore. Quello che ascolterete non è dunque una "concept compilation", quanto più semplicemente il concentrato delle cose più interessanti che ho ascoltato negli ultimi due/tre mesi durante i miei vagabondaggi tra soundcloud, youtube e vimeo. Il tutto buttato giù alla bell' e meglio, in modo meravigliosamente caotico. Spero gradiate. Buon ascolto!

Protomartyr - Dreads 85 84 7" (Urinal Cake, 2012)

I Protomartyr vengono da Detroit e si portano appresso, come c'era pure da aspettarselo, il punk e la sporcizia musicale piantata dritta nel DNA. È quindi con grande piacere che dedico due "appunti rumorosi" a questi fantastici losers che l'etichetta Urinal Cake ha avuto la folle ma bellissima idea di pubblicare.
Vi scrivo mentre le casse del mio stereo sputano fuori Dreads 85 84, un mix di disordinato, grezzo e sporco punk rock che mi prende a calci in culo senza che neanche me ne accorgo. La prima sensazione è bellissima, simile a quella che provo ogni volta che metto su qualche vecchio vinile stampato nel '77 e dintorni. Primo punto a favore, segnare please.

E anche il resto è tanta roba...Si parte con Kings Boots, un annoiato punk rock mid-tempo che si fregia di una ruvida quanto dolce chitarra garage rock'n'roll e di una voce "gentilmente" impertinente. Un riuscito mix di arroganza working class e leggerezze rock'n'roll. Per la cronaca, la canzone è dedicata allo sheep dog raffigurato in copertina. Tanto di cappello. Si prosegue con Bubba Helms, un punk-hardcore della madonna che puzza di hard-blues: una storia triste, perdente e assurda raccontata con la violenza e la rabbia di chi non ha niente da perdere.
Il Lato B è occupato da Cartier E.G.S., che vira curiosamente verso l'oscurità post-punk accompagnata da una sezione ritmica che disegna fraseggi quasi funk e aggredito da una chitarra in overdose di fuzz e da una voce bellicosa, sensuale e decadente. Qui si rasenta la perfezione.

Sono solo 3 pezzi, ma è quanto basta a fare di questo dischetto una delle cose più belle, originali ed esaltanti ascoltate ultimamente. C'è da andarci pazzi per cose del genere! E allora perché non comprarlo?

 
links:
protomartyr
urinal cake records
urinal cake records - facebook

domenica 25 marzo 2012

Iquadro - Melancholic Dick Serenade (Dim Din, 2011)

In questa assurda domenica di primavera sfregiata da inutili parate militari che festeggiano inesistenti indipendenze Loud Notes vi propone un bel dischetto uscito l'anno scorso e passato per lo più (immeritatamente) inosservato dalle nostre parti.
Gli autori di questo pezzo d'arte sono gli Iquadro, trio di stanza a Berlino (Ivan Imperiali alla chitarra e voce, Diego Ferri alla chitarra baritona e Alain Rylant alla batteria) che sorprende la mia domenica con del buon psychobilly intriso di movenze blues accompagnato da ballate rock notturne e perdenti che cantano le storie, i personaggi e le strade dei bassifondi metropolitani berlinesi. Un disco che deve qualcosa a gentaglia come Elvis Presley, Robert Johnson, Cramps, Johnny Cash, Captain Beefheart, Lou Reed (quello di Berlin, guarda caso) e Heavy Trash. Ma lasciate pure perdere 'sto inutile "citazionismo", mettete il disco sul piatto e gustatevi questa "serenata melanconica del cazzo"! 

L'opening track M10 è il biglietto da visita degli Iquadro: un pezzo che parla un linguaggio oscuro e irriverente, una sorta di psychobilly con una profonda anima punk. Il pattern si ripete con la successiva Sweet Big Jim, che risente più direttamente di umori a-la Heavy Trash. Ad emergere dai bassifondi è un bel lavoro di chitarre (da manuale nella seconda) che sostiene una voce sporca e ubriaca (tra Captain Beefheart e Jon Spencer) e uno psichedelico "stomp" che mette i brividi.

Never Trust The White Swans è un boogie molesto con una fedina penale lurida come una cloaca. I Like You Better When I'm Drunk e, soprattutto, Caroline, rallentano un poco il ritmo portando il disco su territori meno violenti ma pur sempre pericolosi, regalandoci delle splendide e ubriache ballate blues che affondano le radici in una psichedelia oscura e si perdono volentieri in abbracci noise. Call My Name, Cheap Conclusions e Today sono dei vecchi e perdenti blues metropolitani, ballate melanconiche e depresse come le poteva intendere un Lou Reed qualsiasi perso per le strade di Berlino: perfidamente belle, oscure e dannate fino al midollo. 
Un discorso a parte lo merita la title track, uno splendido esperimento di rumore e psichedelia "hardcore" applicato al blues, un pezzo assurdo che da solo varrebbe l'acquisto immediato dell'album.

A fare il paio con questo bel dischetto i nostri hanno pure registrato, in presa diretta su multitraccia a cassette e senza alcuna sovraincisione, un prezioso e accattivante live in studio (Live at Raum 14) del quale vi do un assaggino qua sotto. Fatevi un favore e correte a procuravi entrambi i dischi please...


links:
iquadro - myspace
dim din records

mercoledì 21 marzo 2012

Verbal - Verbal (Neverlab, 2012)

Premessa n°1: l'esordio omonimo dei Verbal è un album post-rock e il sottoscritto, generalmente, di quel genere non sa proprio che farsene (a parte specifiche urgenze di gabinetto). Premessa n°2: il sottoscritto si è innamorato dei Verbal.
Perché? Bah, valli a capire i gusti musicali. Una volta ascolti una cosa e ti da il voltastomaco, poi ascolti una cosa simile con un diverso stato d'animo e te ne innamori. È così che funziono, ormai mi conosco bene.

Esaurita la pippa auto-referenziale di inizio recensione (che per qualche astruso motivo ho pensato ci stesse tutta) direi di passare a Verbal e alle ragioni che me lo hanno fatto piacere. Il disco (interamente strumentale) si apre con Double D Marvin, un generoso e squilibrato noise rock dalle strutture post e dalle ritmiche math che riesce subito a ritagliarsi il giusto spazio nella testa dell'ascoltatore avido di rumore (il sottoscritto, ad esempio). La storia si ripete, anche se un po' meno folle e un po' più post con la successiva Kaspar Hauser.

Coronado è post-rock ambientale nella sua forma più compiuta e meglio riuscita: una bella canzone da ascoltare in dolce solitudine la sera in balcone con lo spino in bocca e il vento che ti passa tra i capelli. Piccolo inconveniente: mentre sfumacchi allegramente in totale relax sei aggredito da sferragliate noise; ma è poco male, che una dolce brezza sonora se le porta via quasi all'istante. Orwell è un pezzo math-rock stile Don Caballero con sfumature funk a-la Gang of Four e divagazioni post-rock a-la Mogway. Insomma, un mix della madonna, ma il risultato rende ragione all'esperimento. La chiusura è affidata a due pezzi dall'ambientazione post-rock (Benny Hills, e Kobayashi) pieni zeppi di suoni e direzioni diverse e accarezzati da dolci atmosfere ambient.

Insomma, che ve lo dico a fare? Lo compriamo 'sto bel dischetto?

links:

sabato 17 marzo 2012

Melvins - The Bulls & The Bees (2012) / #download

"I Melvins sono il passato, il presente ed il futuro della musica" Kurt Cobain

Visti i quasi trent'anni di attività, i 32 album pubblicati (tra EP, full-length e live) e le innumerevoli collaborazioni, non si può certo dire che Kurt avesse torto.
E se tutto ciò non basta a convincervi della bontà di quell'affermazione eccoveli qua, tornare più vispi e in forma che mai con un EP fresco d'uscita e un nuovo album in cantiere.
Il primo, The Bulls & The Bees, è disponibile già da qualche giorno in free download: basta inserire la vostra email nel widget che trovate qua sotto e avrete le vostre 5 tracce di sporco e cavernoso sludge metal. Il secondo, Freak Puke, sarà pubblicato il 5 giugno prossimo per la ormai fidatissima Ipecac Recordings. In attesa dell'album, godiamoci questo bell'EP gratuito. Che ogni tanto ci vuole una dose di Melvins, è come quando torni a casa dopo un lungo periodo fuori.

Heisenberg - Immaginarie linee matematiche tra cielo e terra (Kill Rock Whores, 2012)

Mi accingo a recensire questo primo EP dei romani Heisenberg con un misto di emozioni contrastanti. Da una parte c'è una eccitazione bambinesca che mi deriva, sempre, quando metto sul piatto un disco di un genere "non mio" e rimango colpito dalla musica che esce fuori dalle casse. Il piacere della scoperta! Dall'altra c'è un misto di rabbia e rassegnazione che mi deriva dall'ascolto di quelle liriche e quella musica. Niente di male, intendiamoci. È solo che questo Immaginarie linee matematiche tra cielo e terra non è e non aspira ad essere un disco di facile ascolto. Ed è molto di più di una sensazione che ti coglie dopo un veloce sguardo alla copertina.

Quello che accoglie l'ascoltatore e che poi attraversa le cinque tracce dell'EP è uno screamo violento e passionale poggiato su fondamenta post-hc che tradisce spesso e volentieri velleità alternative rock (cosa subito chiara dall'ascolto dell'iniziale Majorana aveva ragione). C'è pochissima luce qui dentro. Le liriche e le ambientazioni sono oscure e rabbiose, la musica è un vorticoso arrampicarsi e discendere lungo pareti di chitarre e ritmiche post-hc (lavoro a tratti sopraffino) e la voce sta lì a violentarti le orecchie con urla e liriche decadenti. Insomma, è musica per stomaci forti.

L'intero EP si ascolta con piacere, toccando momenti di eccellenza nei momenti più duri (le due tracce di apertura - Majorana aveva ragione e Eppure aveva torto - sono da manuale del genere) e tradendo qualche ingenuità in quelle più "morbide" (Incontrarsi a Copenhagen). Bellissime anche le due Punto Omega sul finale, che si dimenano come pazze in mezzo ad arrangiamenti ben costruiti e originali.
Una buona prima prova per gli Heisenberg, che si candidano a scalare le classifiche mentali degli hardcore kids italiani con una passione e una sincerità invidiabili. Bravi!


links:
heisenberg - bandcamp

heisenberg - facebook
kill rock whores

lunedì 12 marzo 2012

Dinosaur Jr at the Monsters Of Spex Festival (full set), 1991

Il sito di musica live Kill That Cat (pieno di un sacco di ben di dio: da oggi troverete il feed di Kill That Cat su Loud Notes in fondo alla colonna di destra) ha recentemente postato un intero live set dei Dinosaur Jr degli anni d'oro: si tratta dello show che il trio (allora formato da J Mascis, Murph e Mike Johnson) tenne il 24 agosto del 1991 al Monsters Of Spex Festival, a Koln (Germania). Che altro aggiungere? Godetevelo!

Setlist:

1. No Bones
2. The Lung
3. Water
4. Budge
5. Blowing It
6. I Live For That Look
7. The Wagon
8. Sludgefeast

venerdì 9 marzo 2012

Mind Spiders - Wait For Us / #video

E siccome Loud Notes ha instaurato un rapporto quasi di simbiosi con i Mind Spiders (avendone recensito l'omonimo album d'esordio e il recente Meltdown), eccomi tornare a voi per annunciarvi la release del primo videoclip della band texana. La canzone clippata è la bellissima Wait For Us, tratta appunto da Meltdown, e...niente, semplicemente gustatevelo come più vi piace. Consiglio spassionato: funziona benissimo accompagnato da un bel bicchiere di vino rosso, poi fate voi :-)



giovedì 8 marzo 2012

Movie Star Junkies - Son of The Dust (Outside Inside/Wild Honey, 2012)

I Movie Star Junkies sono come l'aria fumosa di un chiassoso bar di provincia, e come una piovosa notte autunnale in mezzo ad una valle alpina presa a caso. E ad essere sinceri, in questo fine inverno un po' squallido, turbato da incombenti austerità, immanenti repressioni e assordanti silenzi (connivenze), un disco così ci sta tutto.
Ci sta tutto perché ti getta in faccia una manciata di polvere rispedendoti dritto in mezzo all'inverno a fare i conti con il freddo, te stesso, le tue lotte interiori e quelle collettive. Ti costringe a pensare, scandagliare e analizzare, e questo, pur essendo doloroso e struggente, è una mano santa.

Poche stronzate, quindi: Son of Of The Dust - il terzo disco a portare la firma del quintetto Torinese e il primo a portare quella della Outside Inside Records - è un disco serio, cruento, doloroso e ubriaco fino al midollo; un "album-colla", che ti si appiccica alle calcagna sciogliendoti i pensieri con calde, livide e vischiose atmosfere dark blues & rock'n'roll degne dei migliori Nick Cave (Cold Stone Road), Tom Waits (How It All Began), The Doors (There's A Storm) e Leonard Cohen (A Long Goodbye), celebrate e stuprate da una severa attitudine punk alla maniera di band gloriose come The Gun Club e X.

Son of The Dust è un disco fatto di ruvide, rabbiose e alcoliche ballate blues (In An Autumn Made of Gold, Cold Stone Road, The Damage is Done), momenti strappabudella (Son of The Dust) che hanno il sapore dell'ultimo rum bevuto dopo una serata passata a fare compagnia al bancone, vecchi rockabilly di frontiera (This Love Apart) e beffarde speronate blues (post)punk (These Woods Have Ears, End of The Day) che ti passano sopra come un treno in corsa mandandoti a mangiare la polvere.
Il tutto è impreziosito da un buon lavoro di squadra, da una produzione nuda e cruda e da una serie di fruttuosi contributi esterni (il lavoro ai cori di Nathalie Naigre, Marie Mourier, e del Father Murphy Federico Zanatta e il tocco di Fender Rhodes di Michele Guglielmi degli oAxAcA). Un disco con le palle, questo Son of The Dust, che ci distoglie dal nulla regalandoci la polvere. Prezioso!  



links:
movie star junkies - myspace
movie star junkies - facebook
outside inside records

martedì 6 marzo 2012

Amelie Tritesse - Cazzo ne sapete voi del rock'n'roll (Interno4/NdA press, 2011)

Un libro e un cd. Che chiedere di più? Se non siete tra quello stuolo di cretini che è già pronto a rispondere "qualcuno che mi faccia un caffè" potete anche continuare a leggere e magari avvicinarvi a questo bel prodotto in qualche polveroso negozio di provincia (simile a quello cantato-raccontato in Una ballata per Jeffrey Lee Pierce).

Amelie Tritesse è un progetto letterario-musicale (qualcosa di raro nel panorama musicale italiano) messo su da Manuel Graziani (meglio conosciuto come penna di Rumore, qui in veste di scrittore, voce narrante, batteria e basso) in combutta con gli amici Giustino de Gregorio (suoni, piano e arrangiamenti), Paolo Marini (voce cantante, chitarre e basso) e Stefano di Gregorio (batteria, percussioni e basso). Un progetto che nasce sulla scorta della precedente esperienza narrativa di Graziani (La mia banda suona il (punk)rock, Coniglio Editore, 2007) con l'obiettivo di mettere al mondo un testo sul quale fosse possibile suonarci su qualcosa e portarlo in giro a mo' di tour con una band di amici. Non è poco...ma in realtà è anche di più.

Cazzo ne sapete voi del rock'n'roll (un 10 solo per il titolo) è un prodotto ambizioso, un read'n'rocking imbevuto di folk e elettronica e di testi che esplorano i vicoli (fisici e mentali) sperduti, oscuri e bagnati della provincia italiana. Un disco/libro (arricchito dalle illustrazioni di Fabrizio Pluc di Nicola) che racconta le storie semplici e dimenticate, sballate, blasfeme, alcoliche e rabbiose - e qui sta la sua forza evocativa e letteraria - di un qualsiasi gruppo di eterni precari nell'Italia degli anni 10. Storie che sanno di luppolo e marijuana, che toccano le vite di vecchi esemplari umani (Oplà), gli incontri occasionali e imbarazzanti (La sudarella), le alcoliche e noiose serate al bar della cittadina (Liverpool Pub, Le biciclette) con una colonna sonora fatta di rock malato, sporco e decadente (nell'anima) e di elettro-folk autunnale (nella forma).

Un disco che, musicalmente, si trova da qualche parte tra i Gun Club (omaggiati dalla bellissima Una ballata per Jeffrey Lee Pierce), i Massimo Volume e i Notwist. Un'avventura musicale che si divide equamente tra i reading di Graziani lanciati su tappeti di folk ed elettronica (a volte più l'uno a volte più l'altra) e le ballate folktroniche disegnate dalla voce di Paolo Marini (la bella opening/title track qua sotto è un bell'esempio di quel mix). Un'avventura divertente e appagante sia dal punto di vista musicale che da quello delle liriche, un bel quadro che sa cogliere e raccontare un vissuto quotidiano comune in modo sapiente e sarcastico, sputandolo fuori in forma di rock'n'roll. Una buonissima prova che speriamo sia solo un bell'inizio.



links:
amelie tritesse - myspace
interno4 records
nda press

sabato 3 marzo 2012

Il Buio - Via dalla Realtà, 7 7" (Corpoc, 2012)

Via dalla Realtà, 7 è il secondo EP della band vicentina Il Buio, autori di un post-hardcore furioso quanto basta reso più malleabile da una certa sensibilità emo/indie rock e da una propensione per le melodie. 
L'EP è composto di due canzoni che si fanno ascoltare senza intoppi, aggredendo e cullando l'ascoltatore con ritmiche e schitarrate post-hardcore (da qualche parte tra i Drive Like Jehu e i nostrani Fine Before You Came), melodie orecchiabili (ma non ruffiane) tenute insieme da un buon livello di songwriting. 

Un secondo EP che mostra una band già matura, che si inerpica senza troppa fatica lungo pareti di suoni e ritmi schizofrenici con una voce rabbiosa e melodica e liriche che riescono a dire tutto quello che c'è da dire senza cadere nella retorica. Personalmente ho preferito Via dalla Realtà, 7, una traccia che sa urlare rabbia e sana ribellione (contro "il manganello, con il rosario, l'autorità") su ritmiche e sferragliate hardcore, riuscendo anche a sciogliersi in un minuto di rock melodico che fa riposare le membra prima dell'attacco finale. La seconda traccia è la cover di un pezzo del cantautore bergamasco Caso, opportunamente riarrangiata e incattivita secondo modalità vagamente emo/hardcore (quello di casa Dischord). Bella l'originale, bella anche questa (forse di più, ma è questione di gusti), e nient'altro da aggiungere.

Una buona prova, questo Via dalla Realtà, 7 (merita particolare menzione pure la veste grafica), che ci dona 10 minuti di buona musica e regala alla scena indie nostrana un'altra buona band sulla quale ben sperare per il futuro.

 
links:
il buio - facebook
corpoc