lunedì 13 febbraio 2012

Joe Lally @ Six D.O.G.S., Athens, 11-02-2012 [Live Report]

"if you can just turn on the light in the room, just to see the people who came tonight...I know that nobody else does it, but I like it". Basterebbero queste parole, rivolte dal buon Joe al tecnico del suono e luci del Six D.O.G.S., per chiudere il report. Una richiesta semplice e pulita, che ci ricorda quanto il punk e l'hardcore, molto più che nel suono, stanno nell'attitudine. Basterebbe questo, certo. Ma forse no. Perché non si può davvero sottacere il fatto che Joe e la sua band, di fronte a poco più di 50 persone (e a un vecchio cane che ha dormito sul palco per l'intera durata del live), hanno dato vita ad un live act superbo, caldo, rumoroso e senza sbavature, che ha lasciato tutti contenti e consci di aver assistito a qualcosa di non ordinario.

Messo decisamente a proprio agio il pubblico con la richiesta di vederlo dritto in faccia, Joe, Elisa e Fabio hanno infestato le mura del locale per circa due ore con il buon rock sperimentale di derivazione post-hardcore che ormai conosciamo bene (e che, vi garantisco, dal vivo fa la sua porca figura molto più che su disco!), facendo ballare, cantare e "costringendo" lo scarso pubblico accorso a prestar loro attenzione per tutta la durata dello show. Uno spettacolo intimo e piacevole, duro come una roccia e soffice come piume d'oca, che ha fatto da giusto contorno ad una piovosa e nervosa notte ateniese.

Performance superba, si diceva, di un trio affiatato che sembra conoscersi a memoria e che riesce, in scioltezza, a suonare un buon rock sperimentale e a divertire allo stesso tempo. Sinuose linee di basso fanno da contorno (o forse sarebbe più corretto dire da piatto principale) alle sperimentazioni su sei corde della chitarrista siciliana e ai tempi dispari e (post)hardcore di Fabio, in un crescendo di rumore ed emozioni che ti cattura le orecchie e le trascina fino all'ultima nota. A tratti, complice la chitarra ruvida e fiammeggiante di Elisa che si fionda in lunghi e grezzi assoli all'arma bianca, sembra quasi di assistere a un concerto di quella band lì (che non nomino per non ripetermi, tanto avete capito).

In generale, le canzoni dell'ultimo Why Should I Get Used To It suonano meglio anche dal vivo, complice il maturato livello di scrittura già notato su disco e la maggior coesione della band. Una coesione che dal vivo si fa più presente e pregnante (il controcanto di Elisa su alcune tracce - vedi sotto - dona loro una marcia in più) tanto da dare l'impressione di assistere al concerto di una vera e propria band, dove non esistono gregari.
Tracce come Why Should I Get Used To It, Nothing To Lose e What Makes You suonano fresche, dirette e (quasi)hardcore, altre son buttate là in scaletta per lasciare il tempo di riposare e meditare (Ministry of The Interior) mentre a qualche pezzo meno recente (Factory Warranty, giusto per fare un esempio) spetta il compito di lanciare la band sui binari della sperimentazione, messi a ferro e fuoco con un groove e una ritmica pazzeschi e una chitarra incendiaria. Una roba che spacca, senza mezzi termini (e che vale senz'altro più dal vivo che su cd), una vera e propria overdose di emozioni per udito e vista.

In mezzo a tutto questo, Joe si prende anche il tempo di fare due chiacchiere (si parla di crisi, mica di cagate!) e di scherzare un po' con il pubblico, con una scioltezza e una naturalezza che metterebbe a proprio agio anche il più timido degli avventori e che da la sensazione di essere venuti ad assistere al concerto dell'amico del cuore.
Non credo ci sia molto da aggiungere. Solo che, se vi capita l'occasione, andateveli a vedere perché meritano di brutto!

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