martedì 28 febbraio 2012

Slumberwood - Everything Is Smiling / #video

A un anno e mezzo dalla pubblicazione del primo album Yawling Night Songs e a seguito degli impegni che un paio di loro ha sostenuto con Mamuthones (progetto che ha li visti coinvolti a fianco di Alessio Gastaldello e Marco Fasolo dei Jennifer Gentle), gli Slumberwood tornano con il nuovissimo e splendente Anguane. Ho già recensito l'album per Loud Notes il mese scorso (qui), presentandolo come una delle cose più belle uscite dallo stivale in questo inizio anno (e se volete ascoltare un cretino: lo sarà per anche per il resto). Oggi, 28 febbraio, è la data prescelta dai nostri e dalla Tannen Records per la release ufficiale dell'album. Finalmente lo troveremo nei banconi dei negozi dei dischi, con quella Anguana che ci guarda di sottecchi invitandoci a comprarlo (potete farlo già da qui). Per l'occasione della release gli Slumberwood hanno regalato agli utenti del web il primo video ufficiale uscito da Anguane: si tratta della splendida Everything Is Smiling, e potete gustarvelo qua sotto! Hasta luego!

giovedì 23 febbraio 2012

Ufomammut - Oro [recording sessions]

Ad anticipare la loro imminente uscita Oro: Opus Primum ed il suo naturale successore Oro: Opus Alter, gli Ufomammut hanno realizzato un teaser che testimonia il lavoro fatto in studio di registrazione e ci dà un'idea su cosa dobbiamo aspettarci dai due nuovi monoliti.

Il filmato è stato girato durante le sessioni di registrazione con Lorenzo Stecconi al Locomotore Studio di Roma, dove gli Ufomammut sono di casa, avendovi già registrato anche i loro precedenti album. Il video offre un eccezionale scorcio della band impegnata nella stesura dei loro riff "gargantueschi", delle concise esplosioni ritmiche, dei violenti passaggi vocali, nella registrazione e messa a punto dei synth e degli effetti. Man mano che il filmato volge al termine, ci si rende conto di come tutti questi elementi, apparentemente inaccostabili, convivano perfettamente e in modo armonico grazie all'opera di questo dinamico e granitico trio.

Se credevate che il precedente Eve fosse un passaggio ardito nelle avventure sonore degli Ufomammut, aspettate di ascoltare queste nuove monolitiche registrazioni dall'inizio alla fine… Non manca molto, del resto. Oro: Opus Primum verrà pubblicato da Neurot Recordings in Europa e UK il prossimo 9 Aprile. Poco più di un mese, quindi, e aspettate di sentirne ancora delle belle. In attesa di nuove succulente anticipazioni potete godervi il teaser qua sotto.

martedì 21 febbraio 2012

Port of Souls - The Life and The Damage Done 7" (Bad Man, 2011)

Meglio mettere subito le cose in chiaro: quel cazzo di mostro che campeggia sulla copertina di The Life And The Damage Done non è un mostro qualsiasi. È un mostro del cazzo, senza dubbio, ma tanto per cominciare si tratta di una faccenda uscita dalla matita e dai pennarelli di Simone Lucciola...e non è poco! Se poi lo osservate da vicino vedrete che il suddetto indossa una scrausa t-shirt dei Gun Club e un tatuaggio dei Black Flag in bella vista sul bicipite. Capito no?

Dietro quel "coso", poi, si nascondono i Port of Souls, un quartetto di veterani del rock'n'roll ("veterans of thousands of lost battles on dirty stages and low budget rock'n'roll": definizione perfetta!) di stanza a Milano che rispondono ai nomi di Reverend Andrea (chitarra), Hubo Bandannas (voce), Corrado (basso) e Tizio (batteria). Un gruppo di sfasciati con le anime irrimediabilmente rapite da Jeffrey Lee Pierce e le orecchie violentate da centinaia di dischi punk, hardcore e rock'n'roll in bassa e fedeltà, risputati fuori attraverso tre tracce sporche, corrosive e violente per rockers dai palati grezzi.

Apre le danze il garage punk di Mutant Tonight (ve la potete sparare qua sotto), una colata lavica di sporco rock'n'roll violentato da una sana attitudine hardcore old school. Un'attitudine che si trasforma in un sound violento e senza concessioni alla melodia nelle successive perle Lick My Pick e Skinning Little Humans, dei ruvidi e ubriachi "boogie hardcore" da far accapponare la pelle. Provate a immaginare un'enorme scazzottata tra Stooges, Beasts of Bourbon, The Gun Club, Black Flag e Lyres e avrete un quadro più nitido della situazione. Nitido tanto per dire, perché questo splendido 7" suona come la cosa più grezza e lercia che mi sia capitato di ascoltare da un po' di tempo a questa parte...è il rock'n'roll, bellezza!   



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venerdì 17 febbraio 2012

Cheap Freaks - Bury Them All (Big Neck, 2012)

Una band con un nome così che sceglie un titolo così per il proprio album di debutto non potevo non recensirla. Soprattutto se uno dei tuoi blog preferiti descrive questo Bury Them All come un felice mix di Oblivians, Lyres, Cynics, The Gun Club, Jim Jones Revue e tanta altra bella gente. Apriti cielo!

I "fricchettoni economici" sono un trio di Dublino che ha già all'attivo un singolo e un EP (che troverete in download gratuito sul blog della band) di sgangherato garage punk e rock'n'roll che ricorda band come Yardbirds, Oblivians e Jim Jones Revue. Tornano a inizio anno, sorprendendoci ancora sul nostro piatto di cotechino e lenticchie con questo splendido full-length che segna l'esordio per quei geni della Big Neck Records e che rappresenta un deciso balzo in avanti. Non che siano maturati e abbiano addolcito il suono o stronzate del genere. No, per carità, i Cheap Freaks restano sempre degli ottimi caciaroni che sanno fare del buon garage punk ad alto contenuto di testosterone. Però, come si suol dire, il livello di scrittura si è notevolmente elevato, la produzione ha reso giustizia alle potenzialità del trio, e ne è uscito fuori un disco con i controcazzi! 

Il garage punk di 1984, giusto per citarne una così a getto, è da paura. Ma se scorrete la puntina su Bury Them All incontrerete numerosissime perle grezze freak & fuzz che vi faranno passare una buona mezz'oretta di gloria e passione tra revival Nuggets (Hit), severi e fieri inni psichedelici (Cruel World), bastonate garage punk (Cryin' Shame, o la già citata 1984), splendidi garage rock sing-along carichi di farfisa (I'm Coming Home), siparietti di garage imbottiti di noise (Bolsheviks) e un sacco di altra roba da leccarsi i baffi.
Be', questo è quanto, mi sembra più che abbastanza. Ora non vi resta che ciucciarvelo così, alla goccia, che qui le mezze misure non sono di casa.


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giovedì 16 febbraio 2012

Panda Kid - Scary Monster Juice (Uglydogs / Already Dead Tapes 2011)

Panda Kid è lo pseudonimo sotto il quale si cela il vicentino Alberto, one mand band innamorata di fuzz, surf e rumore, dedita a...già, a cosa? Un po' difficile dirlo, visto che questo primo full length del ragazzo panda (secondo lavoro dopo lo split Panda Kid Meet No Monster Club, uscito sempre l'anno scorso per quelli di miacameretta) ci prende e ci sballotta qua e là come cazzo gli pare in un mondo fatto di beat, surf, garage rock, folk, elettronica, noise rock il tutto in una versione che più lo-fi proprio non si può. Un qualcosa che potremmo situare in un ideale limbo dove si incontrano i Suicide, i Beach Boys, i primi Sonic Youth, Syd Barret, i Guided By Voices...e ti stanchi solo a tirare fuori nomi che possono stare insieme solo nella mente e nella musica di un ragazzo panda.

Scary Monster Juice è un viaggio affascinante, delirante e in qualche modo pericoloso che attraversa spiagge sabbiose e assolate e luridi quanto oscuri bassifondi urbani. Un viaggio che si fregia di una colonna sonora stramba, che si muove a piccoli passi tra frammenti di garage lo-fi dal sapore folk e anche un po' elettronico (Junkie Girl, Wasted Youth), garage rock inzuppati di suoni elettronici e strani rumori di fondo (Garage On The Beach, Confidences), noise-pop da brivido (Your Candy), surf pop in versione lo-fi che sembrano improbabili mix tra Beach Boys e Suicide (A Long Long Summer), o beat psichedelici (tra Syd Barret e Guided By Voices) che qualcuno si è dimenticato di mixare per piallarne le asperità (Arizona).

Se sulla carta sembra una cosa difficile da digerire, Scary Monster Juice risulta invece un album piacevole e sorridente, pieno di piccoli gioielli lo-fi che vi cresceranno nelle casse e tra le membra ascolto dopo ascolto lasciandovi una piacevole sensazione di leggerezza.


links:
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already dead tapes
uglydogs records

lunedì 13 febbraio 2012

Joe Lally @ Six D.O.G.S., Athens, 11-02-2012 [Live Report]

"if you can just turn on the light in the room, just to see the people who came tonight...I know that nobody else does it, but I like it". Basterebbero queste parole, rivolte dal buon Joe al tecnico del suono e luci del Six D.O.G.S., per chiudere il report. Una richiesta semplice e pulita, che ci ricorda quanto il punk e l'hardcore, molto più che nel suono, stanno nell'attitudine. Basterebbe questo, certo. Ma forse no. Perché non si può davvero sottacere il fatto che Joe e la sua band, di fronte a poco più di 50 persone (e a un vecchio cane che ha dormito sul palco per l'intera durata del live), hanno dato vita ad un live act superbo, caldo, rumoroso e senza sbavature, che ha lasciato tutti contenti e consci di aver assistito a qualcosa di non ordinario.

Messo decisamente a proprio agio il pubblico con la richiesta di vederlo dritto in faccia, Joe, Elisa e Fabio hanno infestato le mura del locale per circa due ore con il buon rock sperimentale di derivazione post-hardcore che ormai conosciamo bene (e che, vi garantisco, dal vivo fa la sua porca figura molto più che su disco!), facendo ballare, cantare e "costringendo" lo scarso pubblico accorso a prestar loro attenzione per tutta la durata dello show. Uno spettacolo intimo e piacevole, duro come una roccia e soffice come piume d'oca, che ha fatto da giusto contorno ad una piovosa e nervosa notte ateniese.

Performance superba, si diceva, di un trio affiatato che sembra conoscersi a memoria e che riesce, in scioltezza, a suonare un buon rock sperimentale e a divertire allo stesso tempo. Sinuose linee di basso fanno da contorno (o forse sarebbe più corretto dire da piatto principale) alle sperimentazioni su sei corde della chitarrista siciliana e ai tempi dispari e (post)hardcore di Fabio, in un crescendo di rumore ed emozioni che ti cattura le orecchie e le trascina fino all'ultima nota. A tratti, complice la chitarra ruvida e fiammeggiante di Elisa che si fionda in lunghi e grezzi assoli all'arma bianca, sembra quasi di assistere a un concerto di quella band lì (che non nomino per non ripetermi, tanto avete capito).

In generale, le canzoni dell'ultimo Why Should I Get Used To It suonano meglio anche dal vivo, complice il maturato livello di scrittura già notato su disco e la maggior coesione della band. Una coesione che dal vivo si fa più presente e pregnante (il controcanto di Elisa su alcune tracce - vedi sotto - dona loro una marcia in più) tanto da dare l'impressione di assistere al concerto di una vera e propria band, dove non esistono gregari.
Tracce come Why Should I Get Used To It, Nothing To Lose e What Makes You suonano fresche, dirette e (quasi)hardcore, altre son buttate là in scaletta per lasciare il tempo di riposare e meditare (Ministry of The Interior) mentre a qualche pezzo meno recente (Factory Warranty, giusto per fare un esempio) spetta il compito di lanciare la band sui binari della sperimentazione, messi a ferro e fuoco con un groove e una ritmica pazzeschi e una chitarra incendiaria. Una roba che spacca, senza mezzi termini (e che vale senz'altro più dal vivo che su cd), una vera e propria overdose di emozioni per udito e vista.

In mezzo a tutto questo, Joe si prende anche il tempo di fare due chiacchiere (si parla di crisi, mica di cagate!) e di scherzare un po' con il pubblico, con una scioltezza e una naturalezza che metterebbe a proprio agio anche il più timido degli avventori e che da la sensazione di essere venuti ad assistere al concerto dell'amico del cuore.
Non credo ci sia molto da aggiungere. Solo che, se vi capita l'occasione, andateveli a vedere perché meritano di brutto!

sabato 11 febbraio 2012

Mind Spiders - Meltdown (Dirtnap, 2012)

I Mind Spiders, che bellezza! Una boccata d'aria fresca e un colpo al cuore: il primo omonimo dei "ragni della mente", infatti, fu LA prima recensione di Loud Notes (la trovate su consigli per gli ascolti).
Il caso ha voluto che i Mind Spiders abbiano deciso di uscirsene con il loro nuovo lavoro proprio mentre io festeggio il primo compleanno del blog, dandomi di nuovo l'occasione di "sporcare" queste pagine con il loro buon rock'n'roll.
Già, del buon rock'n'roll. Ottimo direi! Perché la classe non è acqua, non puoi acquistarla al supermercato e non puoi neanche perderla come perdi le chiavi della macchina, o l'ombrello. E Mark Ryan non ne ha persa neanche un po'. Semmai ne ha guadagnata, riuscendo a compattare la band intorno al progetto e a coinvolgerla nella scrittura dei pezzi. I Mind Spiders dunque, ne escono più vivi che mai, e sfornano un album superbo, che riesce a travolgere qualsiasi cosa gli metterete innanzi.

Meltdown è un concentrato di pregevole power-pop e pop-punk sporcato qua e là di melma garage rock e drogato di psichedelia shoegaze. Un po' come l'album di debutto, in effetti, ma con un che in più. E cos'è questo che è presto detto. Power pop immersi nel fuzz fino al collo e riportati a galla da melodie sintetiche (You Are Dead), gioiellini pop-punk che neanche i Ramones (Beat), splendidi avamposti shoegaze costruiti da fuzz e synth (More Than You) messi lì a rilassare membra e cuore prima di cadere lungo infiniti precipizi garage rock intessuti di melodie pop-punk (Play Out Lout) o rumorismi shoegaze (Fall In Line, Wait For Us). E sarebbe già un sacco di roba, se non fosse per quel capolavoro garage synth che è Skull Eyed, un pezzo praticamente perfetto che si destreggia perfettamente tra atmosfere dark, ritmi sintetici e sporche chitarre garage-noise.

Un'overdose dei sensi, questo secondo lavoro dei Mind Spiders, che prendono a calci 'sto cazzo di inverno a suon di rock'n'roll sintetico, fuzz, melodie pop-punk e rumore bianco a non finire. Per la nostra gioia e la loro gloria.

  
links: 
mind spiders - facebook
dirtnap records
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venerdì 10 febbraio 2012

Little Cuts - Plastic Disaster 7" (Dirtnap, 2011)

I Little Cuts sono la band di Dave Hernandez, meglio conosciuto per essere stato, fino a non molto tempo fa, il chitarrista degli Shins. Una fuoriuscita quella di Dave che sembra essere il viatico per un cambio d'aria, per porre una pietra sull'indie pop della sua band più famosa e tornare al sound della sua misconosciuta band pre-Shins, gli Scared of Chaka. Un cambio di rotta che risulta già evidente leggendo il nome dell'etichetta che ha deciso di pubblicare questo primo 7" (la gloriosa Dirtnap) e si palesa concretamente ascoltando le tracce in esso contenute. 

In realtà il brano singolo che da il titolo al dischetto può trarre in inganno (e far storcere un po' il naso), accompagnandoci per tre minuti con un piacevole ma ordinario lo-fi pop che fa molto The Shins, appena più sporchi e psichedelici (manco fosse una loro demo!).
Ma quello che effettivamente differenzia i Little Cuts dalla precedente esperienza di Hernandez è il lato B di questo prezioso singolo. Un super lato B condiviso da due pezzi (He Finally Must Eat His Own e RRHS) che si lanciano a capofitto sui binari di un garage rock/punk (in questa successione) sporco e crudo che poco concede a melodie semplici e caramellose. Si finisce l'ascolto con la bocca spalancata (ad imitare le urla) e il piede che batte un ritmo frenetico e fa fatica a fermarsi. Si dice che la band sia al lavoro per scrivere e registrare l'album di debutto. Loud Notes, sicuramente, li aspetta al varco!


links:
little cuts - facebook
dirtnap records
dirtnap records - facebook

mercoledì 8 febbraio 2012

Il Cielo di Bagdad - Unhappy The Land Where Heroes Are Needed or lalalala, ok (Autoprodotto, 2012)

Website - Youtube
Febbraio è il mese del folk e della psichedelia. Chi l'avrebbe mai detto? Sei lì che aspetti il nuovo anno in tutta tranquillità, e quello ti crolla addosso con una melma di suoni liquefatti e lisergici, da farti venire voglia di intraprendere quel viaggio che non hai mai provato e che (probabilmente) mai proverai. E come nelle migliori storie (o in quelle più mainstream, fate voi) un viaggio difficile e senza luce (il bellissimo Anguane) è seguito da una passeggiata tra colori, profumi e suoni celestiali.

Questo è un po' il riassunto del suono de Il Cielo di Baghdad, band un tempo dedita a oscure e malinconiche sonorità post-rock (Export For Malinconique, 2008) e recentemente convertitasi ad una sorta di sperimentazione folk-progressive colorata. Non c'avete capito una mazza vero? Be', provate allora a mettere insieme i Beatles di Magical Mistery Tour (We're Fine) e il pop barocco dei primi Arcade Fire (It's Over) e vedete se riuscite a cavarne qualcosa...ecco, è un po' come se questi ultimi, invece di aver dato alla luce il bellissimo Funeral avessero partorito un immaginario Carnival, un barocchismo pop-folk profumato di margherite e viole anziché di rose bianche.

Una psichedelia burlona vestita a festa, che canta un "lalalala" a volte infantile e gioioso (Happy Heroes) a volte più adulto e rifinito (il bellissimo singolo lalalala, ok), o un "hey ho" buono per una serata danzante tra adolescenti (Stop! Stop! Stop!: e qui forse esagerano un po'!). Il tutto è circondato e affogato in una overdose di suoni dolci e caramellati che fanno da giusto contorno ad un pane imburrato a dovere (The Light Place). Violini, pianola, cori a non finire, chitarre, basso, percussioni, batteria, synth, e forse è meglio smetterla qui perché si finisce per rimanerne ubriachi senza neppure volerlo.

Un disco dagli spunti decisamente interessanti (lalalala, ok, We're Fine e It's Over sono da manuale della psichedelia pop), ma che forse si perde troppo spesso in un barocchismo fine a se stesso non riuscendo a concludere. Ecco. E forse Brecht era meglio non scomodarlo. Non per un semplice "lalalala".


links:
il cielo di Bagdad
il cielo di Bagdad - you tube

lunedì 6 febbraio 2012

The Spyrals - The Spyrals (autoprodotto, 2012)

Seguendo i suggerimenti del sempre prezioso Styrofoam Drome mi sono fatto prendere da questo trio psichedelico di stanza a San Francisco, gli Spyrals, che a inizio anno (in senso letterale: è uscito il primo gennaio!) hanno pubblicato un buon LP autoprodotto passato un po' sotto silenzio sulla stampa specializzata. E siccome Loud Notes se ne frega altamente della stampa specializzata (in che poi, in cagate?) eccomi qui a proporvelo di getto.

Perché questo The Spyrals è veramente un bel disco, di quelli che ti prendono orecchie, stomaco e cuore con una certa facilità. E lo fa sparandoti in piena faccia un buon rock psichedelico di derivazione hard, sanguigno e rumoroso, figlio dei Nuggets, degli immancabili 13th Floor Elevators e di tutta quella roba fantastica che transitò per Frisco nel biennio 1964-1966. E, se vogliamo trovare un riferimento all'oggi, è impossibile non citare i Black Angels.

Un pelino più hard e meno trippy di quest'ultimi, gli Spyrals ci sorprendono sull'uscio del loro primo lavoro con un piccolo capolavoro hard-psychedelic (Lonely Eyes) che ci lascia basiti e ci costringe a proseguire l'ascolto. Un ascolto tutto sommato piacevole, intrippante ed eccitante, che si ripete tutte le volte che metti il disco sul piatto, senza che la tradizionale "rottura di coglioni" intervenga sul più bello. Chitarre in riverbero (Evil Kind), riff hard (Calling Out Your Name), batteria martellante modello Tucker e lunghe ballate psichedeliche avvolte dai rumori della chitarra sono gli ingredienti ben amalgamati che fanno di quest'album un must listen di quest'anno.
Oltre alle tre canzoni di cui sopra vale la pena citare Long Road Out e Trying To Please (nel video qua sotto) due bellissimi mantra freak-psichedelici che sembrano usciti dalla mente malata di Rocky Erickson; Radiator, che affoga allegramente i Velvet Underground nell'acido lisergico; e Save Yourself, il pezzo migliore del disco, con quel suo sapore hard-psichedelico-rumorista e una sezione ritmica che gli imprime un'andatura quasi punk.

Prendetevi 40 minuti e fatevi un tuffo in questa splendida San Francisco hard-freak, in queste spirali di rumore e musica che vi si avvolgono attorno come edera ai muri. Difficilmente tornerete indietro.



sabato 4 febbraio 2012

Jack White - Love Interruption / #songs #streaming

No, niente, son di nuovo qui per dirvi che il prossimo 23 aprile esce l'album solista di Jack White: si chiamerà Blunderbuss, è stato prodotto da se medesimo e sarà pubblicato per la sua etichetta personale Third Man Records (se la canta e se la suona: non è un buon segno). Queste le parole che lo stesso White ha usato per descrivere il suo primo parto solista dopo la separazione da Meg (ehmm, la seconda): "è un album che non sarebbe potuto uscire prima di adesso perché le canzoni sono talmente personali e diverse da qualunque cosa incisa e pubblicata ad oggi, da poter essere pubblicate solo con il mio nome".

Bando alle quisquilie (o alle ciance, che dir si voglia) questo qua sotto è il primo singolo estratto dall'album, Love Interruption. Ascoltatelo, giudicate e commentate, che mi sfava recensire una canzone singola. Soprattutto QUESTA...


[update 10-2-2012]
Zio jack ha deciso di farci ascoltare un altro brano inedito, che andrà a costituire il lato B del singolo Love Interruption e non sarà invece inclusa nella tracklist di Blunderbuss. S'intitola Machine Gun Silhouette. Che ve ne pare?

[update 6-5-2012]
qui trovate la recensione di Blunderbuss

venerdì 3 febbraio 2012

Fine Before You Came - Ormai (La Tempesta, 2012)

Ormai ne avranno scritto cani e porci, me ne rendo conto, ma è così bello, ben scritto, ben suonato, passionale e ruggente che è davvero difficile non spendere qualche parola per descriverlo.
Sto parlando ovviamente del nuovo album dei nostrani Fine Before You Came, Ormai, quell'oggetto tanto atteso apparso come per magia sul sito de La Tempesta (in download gratuito) durante una fredda e oscura notte di gennaio. E che ora risplende e si espande come un sole nero (anzi, blu) nei nostri lettori e nelle nostre stanze, con una forza e una rabbia impressionanti e allo stesso tempo umane, aggredendo le casse, le orecchie e il vicinato con pezzi sanguigni e decadenti pregni di liriche dall'appeal poetico urlate con la foga di chi non ha nulla da perdere.

Il successore del bellissimo e fortunato (ehmm...) Sfortuna (2009) è un pelino meno sporco e urgente di quello, ma ha dentro di se tutto quello che serve a farne un discone, uno di quei dischi che metti sul piatto la prima volta e fai fatica a dimenticarli. È un disco di rock'n'roll cupo e perdente come i tempi che viviamo, rabbioso, disperato e necessario come una rivolta. È la rabbia gridata a squarciagola, le lacrime che scendono acide sulle guance e i pugni che fendono l'aria a cercare un nemico da colpire. È il sasso lanciato di scatto verso il nulla, estremo tentativo di sfogare l'indeterminato.
Ormai è un disco pieno di significati, che emergono e riemergono ad ogni ascolto nascosti tra le trame dei riff e di una sezione ritmica a volte urgenti a volte pensose. Probabilmente sarà il disco italiano dell'anno, o forse sto solo esagerando un po' (d'altronde è solo febbraio), ma è sicuramente la cosa che più si avvicina al vostro IO e al nostro NOI. Buon ascolto!


links:
fine before you came
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la tempesta

mercoledì 1 febbraio 2012

Austin Psych Fest 2012 mixtape / #streaming

Austin da qualche tempo è tornata ad essere (tornata perché un tempo c'erano loro e loro) la patria della psichedelia, e il festival musicale (oltre al fatto di aver dato i natali ai Black Angels, una delle band più importanti del panorama psychedelic rock mondiale) che vi si tiene da ormai cinque anni ne è la dimostrazione concreta.

L'edizione dell'Austin Psych Fest del 2012, che si terrà dal 27 al 29 aprile all'Emo’s East & Beauty Ballroom, si preannuncia come una delle più interessanti, la più internazionale (tra gli artisti stranieri gli Acid Baby Jesus, da Atene, giusto per fare un nome a caso) e uno dei raduni rock più importanti dell'anno.
Basta scorrere velocemente l'elenco dei nomi in cartellone (Brian Jonestown Massacre, i locals Black Angels, i Black Lips, i Dead Meadow, i Wooden Shijps, solo per citare quelli più importanti) nel poster qua accanto per farsi un'idea di cosa aspetta i fortunati avventori del festival.

Gli organizzatori hanno postato un free bandcamp mixtape contenente brani di alcuni degli artisti in cartellone. Noi, dato che con ogni probabilità non potremmo partecipare al festival, gliene siamo sinceramente grati e ce lo ascoltiamo di buon grado.