giovedì 26 gennaio 2012

Loud Australia / #loudnotes

Succede che una mattina a caso (stamani) accendi il pc e ti scopri che tutti sono impazziti per l'Australia Day, la più importante festa nazionale australiana, quella che ricorda lo sbarco della First Fleet nella baia di Sydney, evento che segna la fondazione dello stato nazionale australiano. Succede che tanti, su Facebook, Twitter (dove l'hashtag #australiaday è stato trend topic per almeno un paio d'ore) e chissà dove altro, hanno deciso di dare importanza alla festa condividendone il logo, facendo auguri a destra e a manca e parlandone come fosse una cosa che li riguarda molto da vicino.

Ti guardi intorno e ti viene da chiederti se tutte queste amabili persone innamorate dell'Australia Day dimostrino un identico fervore patriottico, ogni anno, quando nella nostra povera e martoriata Italia si celebra la nostra più importante festa nazionale: il 25 aprile, la Liberazione del paese dall'oppressione nazifascista (giusto per mettere i puntini sulle i: non una fantomatica data della riconciliazione nazionale ma una data di conflitto, che segna discontinuità tra un prima e un dopo), una delle date simbolo per la nostra democrazia. E ti viene da pensare - con il cuore pieno di pregiudizi magari, certo - che no, che tutta questa gente (o gran parte di essa) è semplicemente fottuta nel più profondo dell'anima da un sistema di comunicazione di massa che non contempla l'opzione "libero arbitrio" (figuriamoci quella ancor più umana di "libertà") e che l'unica cosa che conta è "seguire il trend". Oggi il trend è la festa nazionale australiana e quindi dobbiamo sorbirci la psicosi collettiva degli auguri transcontinentali! Che noia!

E attenzione, con tutto questo pippone non voglio certo dire che gli australiani non meritino i nostri auguri (lungi da me!), quanto piuttosto sottolineare il fatto che sarebbe bene dare un senso alle nostre azioni, anche quando queste prevedono un semplice click sulla tastiera del nostro computer. E credo che l'unico modo per scongiurare la sindrome del "click compulsivo" sia quello di pensare, far fare un click al cervello e provare ad approfondire (anche se di poco) la nostra conoscenza della realtà. 

Ecco, per l'appunto, mi sarebbe piaciuto che tutti coloro che si sono precipitati a condividere l'ennesimo augurio per l'Australia Day sul proprio social network preferito si fossero posti delle semplici domande: cosa mi viene in mente quando penso all'Australia? Cosa ne so di quel paese? Domandoni eh? Io una MIA risposta ce l'ho, è uno dei motivi per cui questo blog esiste e perciò voglio condividerla con voi: i Radio Birdman!
Una band? Certo, che vi aspettavate? Siamo su Loud Notes, mica su Repubblica! Posso farvi tutti i pipponi che volete, ma qua dentro si parla pur sempre di rock'n'roll! E a me l'Australia ricorda inevitabilmente i Radio Birdman (oltre ovviamente ad un sacco di altre band: potete nominare le vostre se volete), in quanto band fondamentale per la mia formazione musicale e autrice di uno dei cinque dischi dei quali non potrei proprio fare a meno, Radios Appear. E dato che l'ho messo sul piatto di buon mattino e non riuscirò ad ascoltare altro per il resto della giornata, ho deciso di proporvi un pezzo (ma che dico un pezzo, un pezzone!) tratto da quel disco, anno di(s)grazia 1977. Alzate i volumi e gustatevelo tutto d'un fiato! Tanti auguri, Australia! :-)

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