sabato 7 gennaio 2012

The Jesus Lizard - Head (Touch and Go, 1990)

Ogni tanto, in mezzo a tante novità che il dio rock'n'roll ci fornisce ogni indiavolato anno, bisognerà pur fare un po' di storia. Che il rock è sempre giovane e vivo, certo (mica puttanate), ma quel che è stato è stato, e Cesare ha bisogno di ricevere indietro il suo, sennò si incazza!

Oggi, quindi, siccome è il giorno dopo la Befana e di nuovi dischi che meritino di essere recensiti neanche l'ombra... E siccome ho passato la mattinata cercando qualche suono strano da introdurre nel padiglione auricolare...e poi mi sono rotto abbondantemente il cazzo e mi sono dovuto rifugiare su qualcosa di rumoroso e potente, che nella fattispecie trattasi dei sempreverdi & ruvidi Jesus Lizard... Per tutte queste ragioni ora vi beccate 'sto disco qua, e fareste meglio a non fiatare, metterlo immediatamente sul piatto e gustarvelo tutto d'un fiato.

Già, perché questo non è un disco qualunque. È piuttosto il disco d'esordio di una delle band più importanti degli anni '90, un pilastro importante nell'evoluzione del noise rock e dell'alternative rock più in generale. Questo è il disco con il quale la band formata da Duane Denison (chitarra), David Yow (voce), David Sims (basso) e Mac McNeilly (batteria) mette a punto (con l'aiuto determinante del "registratore sconosciuto" Steve Albini e della mitica Touch and Go) un sound personalmente abrasivo fatto di riff noise, linee di basso metalliche, ritmiche matematiche e atonali e una voce rauca e vibrata che sbraita versi dal fondo di una cantina lercia e umida. Un sound che avrebbe fatto scuola in ambito noise e che avrebbe influenzato indelebilmente quel rock alternativo che di lì a poco sarebbe esploso per mano degli arcinoti Nirvana (non a caso dei grandi estimatori di David Sims e soci). 

Il successivo Goat (anno di grazia 1991) è unanimemente considerato (ed io non faccio eccezione) il miglior lavoro della band, e uno dei dischi più influenti dell'epopea grunge. Ma il ruolo di apripista, e qui sta l'importanza del disco, spetta ad Head: un disco compatto, rumoroso e potente capace di accendere la miccia che darà vita ad una delle storie più riuscite e influenti dell'alternative rock.
Abbandonato il sound electro-noise dell'EP d'esordio Pure (1989), frutto della formazione a tre sostenuta da una drum machine (modello Big Black), i nostri imbracciano gli strumenti e si producono in un disco di una violenza e una ruvidità inimmaginabili, costruendo e decostruendo brandelli di rock.

Ed è tutto subito chiaro con l'iniziale One Evening, un mix ruvido e impuro composto da un piacevole riff di chitarra poggiato su una ritmica matematica e noise. Il capolavoro di Head, e un pattern che ha influenzato parecchia roba venuta dopo. O il successivo hard-noise di S.D.B.J., un mantra lento, pesante e violento, trascinato sul fondo da una voce rauca e sofferente che urla fino allo spasimo. 
My Own Urine è un blues radicale e oscuro, con quell'arpeggio melodico e abrasivo violentato dalle urla e da sfuriate post-hc. 7 vs 8 è un capolavoro noise rock, basato su un riff ruvido e lascivo che trascina una pesante camminata hard e le impedisce di perdere totalmente il controllo, in perenne conflitto con la voce rabbiosa e sofferente che cerca di distruggere tutto. Pastoral è una ballata post-punk oscura e perdente basata su un ripetitivo arpeggio di chitarra, che da fiato e melodia al disco. Ci pensano poi gli assalti all'arma bianca di Waxeater e Good Thing a riportarlo sui binari del rumore, regalandoci riuscitissimi esempi di grunge in salsa noise rock. Chiude il disco il punk-noise di Killer McHann, che si schianta violento contro le casse dello stereo e lascia poco spazio al riposo.

Un disco importante, dunque, indispensabile esemplare di ogni discografia noise rock che si rispetti, e una scheggia impazzita che può far piacere alle vostre orecchie avide di rumore. Se non ce l'avete, è pur giunta l'ora!

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