martedì 10 gennaio 2012

Flamin' Groovies - Teenage Head (Kama Sutra, 1971)

I Flamin' Grooovies si formano a San Francisco nel 1966 per mano di Cyril Jordan (chitarra), Tim Lynch (chitarra), Roy Loney (chitarra e voce), George Alexander (basso) e Danny Mihm (batteria).
L'obiettivo non dichiarato è quello di imprimere il proprio personale sigillo sul rock a suon di grezzo boogie, blues e rock'n'roll. Un obiettivo che deve, però, fare i conti con i tempi che corrono: il sound dei Groovies, infatti - affine ai gruppi della British Invasion - è quanto di più distante si possi immaginare da una Frisco votata alle orde psichedeliche di Jefferson Airplane, Grateful Dead e compagnia bella.

Consci di ciò, e pur con tutte le difficoltà che questo comporterà loro, i Groovies riescono ad esordire e a portare in dote al dio del rock'n'roll - nell'arco di soli due anni - due buoni album di indiavolato boogie come Supersnazz (1969) e Flamingo (1970).
Ma è con quest'album che i Flamin' Groovies (con il contributo di Jim Dickinson al piano) fanno quel salto di qualità che avrebbe potuto portarli definitivamente nell'olimpo del rock, se solo la fortuna avesse giocato dalla loro parte. Teenage Head - l'ultimo album con Roy Loney in organico - è l'album della maturità compositiva del quintetto e, secondo il sottoscritto, il migliore della carriera della band (non me ne abbiano i fan di Shake Some Action) e uno degli album più belli degli anni 70.

Il boogie rock'n'roll costruito su una slide guitar dell'iniziale High Flyin' Baby (che sembra quasi di ascoltare il Captain Beefheart di Safe As Milk a braccetto con Jagger) e il garage (hard)rock da manuale di Teenage Head sono gli esempi più pregnanti di un sound ormai maturo e consapevole, un mix infiammabile ed eccitante capace di dare del filo da torcere alle band più blasonate dell'epoca.
Ma provate ad ascoltare anche l'ispiratissima cover rock'n'roll-punk di Have You Seen My Baby? di Randy Newman, o il rock di Yesterday's Numbers, che tiene testa a un pezzo qualsiasi dei Rolling Stones a vostra scelta. O Evil-Hearted Ada, uno psychobilly che sembra quasi uscito da un disco dei Cramps, se questi ultimi avessero avuto più "gentilezza" e più interesse per le melodie. O ancora, la ballata rock di Whiskey Woman (che finisce in accelerata) e quella stonesiana (che, per la cronaca, non ne hanno ancora scritte di così belle) di City Lights sono altre due perle da brividi che si fa fatica a crederci.

La fortuna, come avrete intuito, gioca un'altra volta contro i Flamin' Groovies, e a soli tre mesi da Teenage Head i Rolling Stones danno alla luce uno dei loro capolavori, Sticky Fingers. La frittata è fatta: il disco degli Stones oscura quello pur altrettanto buono (se non migliore: parola di Jagger) dei Groovies, che finiscono condannati allo status di band di culto. Inutile fare dietrologia: i se non fanno la storia, neanche quella del rock'n'roll. Tuttavia, se provate a togliere la polvere da questo disco e a metterlo sul piatto, scoprirete un capolavoro, uno splendido affresco rock-blues di una delle rock'n'roll band più influenti di sempre.

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