sabato 31 dicembre 2011

The Best 10 Songs of 2011 [playlist]

Ed ora, visto che l'anno è finalmente giunto a conclusione, vi beccate anche la playlist definitiva, contenente i pezzi migliori (de gustibus non disputandum est) usciti vivi da questo disastrato 2011. 
Avrei dovuto farne una lunghissima, per inserire tutte le canzoni che mi hanno fatto saltare il culo dalla sedia. Ma non ho mai amato i dischi lunghi e prolissi: mi stancano oltremodo e non riesco mai a vederne (cioè, ad ascoltarne) la fine. Quindi alla fine ho deciso di limitare la scelta alle prime 10, per accontentare le mie personalissime inclinazioni e anche, diciamolo, per non scassarvi troppo i coglioni. Spero gradiate. Be', che altro dire: alzate il volume e gustatevi questa preziosa collezione!

ps: le canzoni sono state, in modo molto "piratesco", caricate su Soundcloud direttamente dal sottoscritto. Non me ne vogliano i legittimi proprietari (che preferirei chiamare autori), essendo la playlist uno strumento inteso a promuovere i loro dischi, e non a condividere piratescamente il loro contenuto.

 

mercoledì 28 dicembre 2011

The Best 50 Albums of 2011 > Part II

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Dopo essere passati attraverso la prima infornata di album, siamo finalmente giunti all'Olimpo: i 10 migliori album del 2011, quelli che proprio non vi potete perdere. Cioè, insomma, se avete amato le cose che ho postato su Loud Notes in questi pochi mesi di vita del blog, questi dischi sono quelli che fanno al caso vostro! Ci ri-vediamo presto su queste frequenze, con la classifica delle miglior copertine di quest'anno e con la playlist dei 10 pezzi più belli. Hasta Luego!

Kaosleo

10. Wooden Shijps - West (Thrill Jockey) I Wooden Shjips sono la nuova psichedelia della West Coast, e lo dimostrano con un impressionante terzo album che rumba e sballa trascinato da bassi pulsanti, ritmi ripetitivi, chitarre e atmosfere space rock.

9. Radio Moscow - The Great Escape of Leslie Magnafuzz (Alive) Gli eredi più credibili dei Blue Cheer tornano a noi con un album di denso e sporco hard rock, che ruggisce come un leone e trasuda blues e psichedelia da tutti i pori. Una lunga e mastosa jam rock! 


8. Acid Baby Jesus - Acid Baby Jesus LP (Slovenly Recordings) Una bomba intelligente lanciata da Atene verso il mondo, sporca di fuzz fino al midollo e drogata di psichedelia. Una bomba di garage rock delirante che spazzerà via tanta merda putrescente che ci gira intorno! [Leggi la recensione]


7. Daisy Chains - A Story Has No Beginning Or End (RocketMan Records) Se cercate qualcosa che suoni come del buon vecchio post punk d'annata ma che sappia essere allo stesso tempo tremendamente attuale questo è l'album che fa per voi. Ve ne innamorerete! [Leggi la recensione]


6. The Cubical - It Ain't Human (Halfpenny) Il blues malato del Capitano (Beefheart) passato in un tritacarne punk e rock'n'roll e sputato fuori con rabbia e convinzione da vendere. C'è anche posto per oscure ballate "cashiane" in questo splendido disco. Da non perdere!


5. Loose - Dodge This (Autoprodotto) La miglior rock'n'roll band italica in circolazione ci regala un disco potentissimo e feroce fatto di velocità, rawness e pura rabbia di strada. Uno di quei dischi che metti sul piatto e te lo ascolti tutto d'un fiato, fino all'ultima goccia di sudore. [Leggi la recensione]


4. Sterbus - Iranian Doom (Doug The Dog Records) Se Frank Zappa fosse nato negli anni '80 avrebbe suonato come Sterbus, non ci sono dubbi. Incasellando in modo teatrale gioiellini progressive su di uno spesso muro fatto di punk e alternative rock anni '90. Eccitante e divertente! [Leggi la recensione]


3. Arbouretum - The Gathering (Thrill Jockey) Un incrocio spettacolare ed emozionante tra le ballate elettriche di zio Neil Young, il riffare stoner dei Kyuss e il noise rock a-la Sonic Youth. The Gathering è un bellissimo viaggio in macchina alle soglie dell'autunno.


2. The Movements - Follow (Teen Sound) La raccolta per i dieci anni di vita dei The Movements è una signora raccolta, piena zeppa di garage rock e psichedelia suonati come il diavolo comanda! Un discone, che ti prende allo stomaco e alle gambe!


1. The Intellectuals - In The Middle of Darkwhere (Jeetkune Records) Un mix indiavolato di sporco garage rock e psychobilly con sfumature post punk. Un disco dark e sporco, al quale il songwriting e la precisione di esecuzione forniscono le chiavi per il paradiso. Un capolavoro!

The Best 50 Albums of 2011 > Part I

Dopo lunghi (ultimi) ascolti e lunghe elucubrazioni (par vero!), son riuscito a partorire la mia album chart del 2011! Alè! I dischi saranno 50, perché un po' mi dispiaceva lasciare completamente al buio dischi che non saranno dei capolavori assoluti ma che comunque mi son piaciuti. Come sempre (vabbe', come da copione della pagina "Anni Zero", manifesto politico di Loud Notes), però, i dischi veramente indispensabili sono i primi 20: di questi 20, infatti, vi beccate anche una mini-recensione. Per il resto, una lista. 
Data la lunghezza della chart ho deciso di dividerla in due post: nel primo, questo, troverete la fredda lista fino al 21esimo e le mini-recensioni dei dischi che vanno dal 20esimo all'11esimo. Poi, nel secondo post, l'olimpo dei primi 10 con la playlist delle 10 canzoni più belle dell'anno. Enjoy!


50. Ry Cooder - Pull Up Some Dust and Sit Down (Nonesuch)

49. Panda Bear - Tomboy (Paw Tracks)

48. Dirty Beaches - Badlands (Zoo Music)

47. Girls - Father, Son, Holy Ghost (True Panther)

46. The War On Drugs - Slave Ambient (Secretly Canadian) [leggi la recensione]      

45. The Cave Singers - No Witch (Jagjaguwar)

44. Yuck - Yuck (Fat Possum)

43. A Classic Education - Call It Blazing (La Tempesta) [leggi la recensione] 

42. Foo Fighters - Wasting Light (Columbia) 

41. Mike Watt - Hyphenated Man (Parabolica)

40. Jello Biafra & The Guantanamo School of Medicine - Enhanced Methods of Questioning (Alternative Tentacles)

39. Orchid - Capricorn (Church Within)

38. Crystal Stilts - In Love With Oblivion (Slumberland)

37. Night Beats - Night Beats (Trouble In Mind) 

36. Wild Flag - Wild Flag (Merge) 

35. Seasick Steve - You Can't Teach An Old New Tricks (Pias) [leggi la recensione]

34. Radiohead - The King of Limbs (Autoprodotto)

33. Shape Have Fangs - Dinner In The Dark (Reverberation Appreciation Society)

32. Uncle Acid & The Deadbeats - Blood Lust (Rise Above)

31. The People's Temple - Sons of Stone (Hozac)

30. Joe Lally - Why Should I Get Used To It (Dischord) [leggi la recensione]

29. Stephen Malkmus & The Jicks - Mirror Traffic (Matador)

28. Indian Wars - Walk Around The Park (Bachelor)

27. Graveyard - Hisingen Blues (Nuclear Blast)

26. The Sick Rose - No Need For Speed (Area Pirata) [leggi la recensione]

25. Human Eye - They Came From The Sky (Sacred Bones)

24. Underdogs - Revolution Love (Go Down)

23. J.C. Sàtan - Hell Death Samba (Slovenly Recordings) [leggi la recensione]

22. Mind Spiders - Mind Spiders (Dirtnap) [leggi la recensione]

21. Giuda - Racey Roller (White Zoo)

20. Kurt Vile - Smoke Ring for My Halo (Matador) Prosegue l'opera meritoria di Kurt Vile, che continua a riscoprire le radici della musica americana imbevendole di psichedelia e bassa fedeltà. La chitarra acustica e la voce psichedelica donano al disco una splendida aurea folk decadente.
19. The Antlers - Burst Apart (Frenchkiss) Se state cercando degli eredi credibili dei Radiohead, potete benissimo fermarvi qui. Vi ascoltereste un affascinante disco di indie pop virato elettronico con momenti di eccitante sperimentazione, che da del filo da torcere ai loro più blasonati colleghi.
18. Pj Harvey - Let England Shake (Island) Il disco dell'anno per molte importanti testate, e un ottimo disco anche per il sottoscritto. Una splendida collezione di pezzi, impreziosita dalla bellissima voce di Polly, dagli arrangiamenti e dalle liriche mai così convincenti.
17. Thee Oh Sees - Carrion Crawler/The Dream (In The Red) La miglior prova dei Thee Oh Sees, che concentrano qui dentro una preziosa (e groovy) interpretazione di garage rock e psichedelia sottoposti ad una continua (ma mai noiosa) cura noise rock. Inaspettato ma benvenuto!
16. Primus - Green Naugahyde (Prawn Song) Il ritorno della formazione originale dei Primus è quanto mai piacevole. Il basso di Lay continua a spadroneggiare tra ritmiche jazz e pezzi crossover, lasciando tutti con un palmo di naso e la voglia di averne di più. [Leggi la recensione]

15. Tom Waits - Bad As Me (Anti) Il vecchio Tom ritorna col botto, dimostrando ancora una disinvoltura disarmante nel passare da oscuri momenti hard-boogie a romantiche ballate strappalacrime. Il tutto è scritto e suonato con le solite maestria e passione. Essenziale! [Leggi la recensione]

14. Ty Segall - Goodbye Bread (Drag City) Ty Segall ammorbidisce il suono, e quel che ne esce è la sua miglior prova. Pregna di psichedelia e garage rock come non mai, la "pulizia" ne esalta scrittura e melodie, regalandoci un album pressoché indimenticabile.
13. Mikal Cronin - Mikal Cronin (Trouble In Mind) Il protetto di Ty Segall fa meglio del suo protettore, sfornando un bellissimo album d'esordio che sa di garage, surf e power pop, e che fa rabbrividire qualsiasi cosa super-blasonata avete per le mani. Provuratevelo!

12. Low - C'mon (Sub Pop) Il miglior album dei Low, frutto di una perfetta di combinazione di voci, suoni e melodie, che sanno avvolgere ed ammaliare al primo ascolto. Se cercate un buon disco per una nottata in relax questo è quanto di meglio vi potete permettere. [Leggi la recensione]
11. Blasted Canyons - Blasted Canyons (Castle Face)  L'esordio dei Blasted Canyons è una mazzata tra capo e collo, né più né meno, che si fa forza di un garage punk sguaiato e lo-fi fino al midollo. Le chitarre e i synth sono graffianti e folli a livelli immaginabili. Urticante!

lunedì 26 dicembre 2011

Jim Carroll: A Catholic Boy / #loudnotes

Non c'entra veramente un cazzo, lo ammetto! Magari vi sareste aspettati, a questo punto, una bella chart dei Top Albums del 2011 (che comunque arriverà fra qualche giorno: l'anno mica è finito, eccheddiavolo!), ma mi premeva dirlo e non ce l'ho fatta a fermarmi: adoro quel buon "ragazzo cattolico" che era Jim Carroll... e quindi ora vi beccate questo capolavoro di poesia punk, con allegato un bel testo (purtroppo incompiuto) di Eve Blisset trovato per caso stamattina su internet. Enjoy them!

mercoledì 21 dicembre 2011

Joe Lally - Why Should I Get Used To It (Dischord, 2011)

Website - Myspace - Dischord
Cazzo, questo mi era proprio sfuggito. Grave errore, perdere di vista il buon Joe Lally, già bassista degli immensi Fugazi e recentemente (causa pausa ingiustificata delle band madre) passato ad una prolifica attività solista. 
Già, un errore imperdonabile, perché dopo averci un po' annichilito con due precedenti lavori un po' troppo sperimentali e "concettualoidi" (There To There del 2006 e Nothing Is Underrated del 2008) lo zio Joe si è ripresentato alle orecchie del mondo con un piccolo gioiello di indie rock e post-hc che risponde al nome di Why Should I Get Used To It.

Coadiuvato in cabina di regia dalla chitarrista catanese Elisa Abela e dal batterista Emanuele Tomasi, Joe ha smussato un po' gli angoli e lavorato a fondo su melodie e ritmi (che si sono fatti più rock) per dare fiato alle sperimentazioni. E il risultato è piacevolmente sorprendente. What Makes You e, soprattutto, Nothing To Lose rimandano la memoria alle sonorità con le quali ci hanno lasciato i Fugazi (vedi Argument, del 2001): il suo basso è ancora super-presente, come un pennello gentile che disegna le melodie, ma la ritmica è accelerata e le chitarre più taglienti (vedi Nothing To Lose), e il tutto suona decisamente più rock.

Si torna su territori più sperimentali con Revealed In Fever, figlia di un flauto e una chitarra appena accennati che fanno da contrappunto alle sinuosità del basso e alle ritmiche quasi jazz della batteria. Continuano a calpestare lo stesso terrreno Let It Burn, un buon pezzo rock con chitarra noisy sullo sfondo poggiato su una ritmica quasi tribale e Philosophy For Insects, un piacevole esperimento di psichedelia noise su base slowcore.
Ma sembra che questa volta Joe non abbia voglia di perdersi in seghe mentali, e lo dimostra con la splendida title track, che ci accoglie a braccia aperte sulla seconda facciata del disco: il tiro è (indie)rock e la melodia azzeccata, e il tutto è rinforzato da una buona performance vocale, un basso sinuoso, e una chitarra che sa essere tagliente e dolce. Il pattern si ripete poco dopo, possibilmente migliorato e incattivito, con Coral and Starfish.

Un disco interessante, nel complesso, che si fa forte del solito basso sinuoso e pulsante del buon Joe accompagnato dai servigi di due buoni musicisti, e di un (finalmente raggiunto) buon livello di songwriting. Un disco in bilico tra rock e sperimentazione (la conclusiva Last of The Civilized rappresenta appieno l'equilibrio tra queste due anime) che rende finalmente giustizia al nome che porta in dote, quello di uno dei più grandi bassisti dell'epopea alternative.



links:
joe lally
joe lally - facebook
dischord records

martedì 20 dicembre 2011

Nazi Punks Fuck Off! / #loudnotes

Stamani, girando come sempre negli angoli più oscuri e rivoltanti (nel senso di rivolta) della rete mi sono imbattuto in un'interessante post del blog "Stati di Agitazione" dedicato alla musica di destra (si può dire fascista?). 
Il tema del post è, appunto, quel "nazi-rock" che era già stato analizzato per la prima volta dall'omonimo documentario di Claudio Lazzaro (2008). Nonostante il tema sia ormai conosciuto ai più, credo sia nondimeno interessante tornare su quelle tracce, per tentare di comprendere meglio la brodaglia culturale nella quale sguazzano i "neo-fascisti" (si può essere fascisti e allo stesso tempo "nuovi"? Io credo di no) di Casa Pound e i loro amichetti assassini. È interessante notare la xenofobia, la misoginia, e l'odio nei confronti di tutto ciò che è altro (che lo sia in relazione al colore della pelle, alle convinzioni sociali, alla religione o al... sesso!). 
Credo sia interessante capire cosa sta nella testa di chi, un giorno, esce di casa con la sua pistola del cazzo e decide di far fuoco a caso su persone che hanno un colore della pelle diverso dal suo. Credo sia doveroso riconoscere per tempo questo tipo di realtà e questo tipo di persone (e chiamarle con il loro nome è sicuramente un buon punto di partenza: razzisti, fascisti, non semplicemente folli caro sindaco Renzi!), per approntare gli strumenti necessari a combatterli e...per mandarli anche un po' affanculo, perché no?

2011: The Loud Notes' Lost Tapes V

Here is the fifth and final playlists of Loud Notes' Lost Tapes of 2011 (here are the 1st, the 2nd, the 3rd and the 4th one, check them out). This is a rock'n'roll one! I could have done more playlists, as the interesting albums that I listened to during the year are really a lot, but I decided to stop here in order not to bore you and myself and to focus on other stuff.
So, enjoy these last Lost Tapes and see you for the annual chart and the definitive playlist (which will not come out in December, anyway, 'cause I want to have the opportunity to catch ALL the albums of the year). Let's rock now! Bye!

Ty Segall - Goodbye Bread
from Goodbye Bread (Drag City)



The Intellectuals - A Cheap Religion
from In The Middle of Darkwhere (Jeetkune Records)



The Peawees - Leave It Behind
from Leave It Behind (Wild Honey)



Mikal Cronin - Gone
from Mikal Cronin (Trouble In Mind)


venerdì 16 dicembre 2011

The Doggs - Black Love EP (autoprodotto, 2011)

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Un treno è deragliato sull'asse Detroit - New York - Milano: si chiama The Doggs, e porta con se un carico di rock'n'roll depravato e proto-punk di derivazione tardo 60s. 

Il decennio dell'amore stava finendo, e band come Stooges e Velvet Underground tormentavano i propri ignari strumenti tirandone fuori un suono loud, ruvido e impudico accompagnato da liriche disperate e tossiche come erano le vite di chi le cantava. Era una rivoluzione, che seppelliva i fiori, i peace&love e l'intero l'immaginario hippie per disotterrare le asce ed aprire le porte agli anni '70 e al punk rock.

È il 2011, ci siamo appena lasciati alle spalle gli anni zero, ci ritroviamo in piena crisi e non c'è rimasto veramente un cazzo da ridere! Ce ne avremmo di cose da seppellire (e di asce da disotterrare), così tante che non ci basta il tempo. Ma per fortuna nostra ci sono band come i The Doggs, che provano a dar vita (musicale) alla nostra e alla loro disperazione. In attesa di dignitose e salutari rivolte!

E per far ciò ci rilasciano un bellissimo EP di cinque tracce (registrato e mixato nel maggio 2011 ai Toxic Basement Studios) che corre violento su binari rock'n'roll. Ci sono gli Stooges di Funhouse a fare da numi tutelari: il wah wah onnipresente e il free sax a fare da contorno stanno lì a testimoniarlo. C'è una voce drogata a metà tra Iggy Pop e Lou Reed a violentare pezzi già di per sé sulla retta via della depravazione. 
L'iniziale Black Love mette le cose in chiaro e Hit Me ci mette il carico da undici, chiedendo disperatamente di colpire e reagendo furiosamente all'attacco con un blues ipnotico e rabbioso. Life Kills è puro rock'n'roll lascivo in stile Iggy, che si contorce, si accartoccia e poi ti attacca quando meno te lo aspetti. Dead City Bleeds è una splendida ballata pre-punk che parte calma e ipnotica e finisce furiosa e tagliente, come una nuova L.A.Blues. Il disco si chiude con una cover di Venus In Furs dei Velvet Underground, a ribadire le radici e catapultarci definitivamente all'inferno.

Non dev'essere facile vivere a Milano, tra smog, nebbia, meschini altolocati e specialisti avvoltoi. E questo Black Love EP sembra essere il prodotto (per antitesi) di tutto il marciume che Milano ti lascia sul groppone. E perciò non può che essere difficile, ostico, tagliente e corrosivo, mica innocuo indie-rock per borghesucci da happy hour. È musica che è solo nella misura in cui la vivi sulla tua pelle, ogni stronzissimo giorno. Lo slogan dei The Doggs è: we don't play for fun, we don't play for pleasure, we play to survive. E Black Love EP ne è la viva testimonianza. Fatevi un favore: ascoltatelo e vivetelo anche voi!



links:
the doggs
the doggs - facebook

2011: The Loud Notes' Lost Tapes IV

Here is the forth playlists of Loud Notes Lost Tapes of 2011 (here are the 1st, the 2nd and the 3rd one). No need for any presentation anymore, just listen to it and enjoy the videos!

Graveyard - Hisingen Blues
from Hisingen Blues (Nuclear Blast)



Thee Oh Sees - Contraption/Soul Desert
from Carrion Crawler/The Dream (In The Red)



The Antlers - Every Night My Teeth Are Falling Out
from Burst Apart (Frenchkiss)



J Mascis - Is It Done
from Several Shades of Why (Sub Pop)

martedì 13 dicembre 2011

Loose - Dodge This (autoprodotto, 2011)

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Come avrebbero suonato gli Stooges se fossero nati a Sydney invece che a Detroit? Come i Radio Birdman, ovvio. La stessa rabbia di strada sviscerata attraverso una schietta attitudine rock'n'roll.
E come avrebbero suonato i Radio Birdman se si fossero formati alle fine del ventesimo secolo nel maceratese? Come i Loose, non c'è alcun dubbio!

Se ciò potrebbe rappresentare il riassunto del sound dei Loose, e basterebbe già questo a decretare l'imprescindibilità assoluta di questo lavoro per ogni amante del rock'n'roll stradaiolo, è però cosa buona e giusta aggiungere qualche parola e cercare di non omettere nulla. 
Si, perché questo Dodge This è una delle cose più perversamente eccitanti venute fuori dall'anno disgraziato 2011, e sarebbe da criminali lasciarlo passare così, sottotono. 

Quel che attende l'ascoltatore (al quale è giusto consigliare un volume oltre la soglia di sopportazione) è un concentrato di sporcizia, attitudine di strada, rawness, velocità e passione che ha pochi uguali nel panorama rock'n'roll planetario. I Loose hanno fatto tesoro della lezione dei grandi Radio Birdman per sfornare un album compatto, veloce, rumoroso, grezzo e con una selvaggia anima rock'n'roll, un toro incazzato capace di dare del filo da torcere anche al miglior torero.

Ascoltatevi Nothin' In Return e Detroit Syndrome, due pezzi che rockenrollano più di quanto vi potevate ragionevolmente aspettare e vi inchiodano al muro a suon di sferragliate punk'n'roll condite da chitarre sporche e piano sullo sfondo. O Death Won't Kill Me, un pezzo dallo straordinario feeling hard & rock'n'roll, tra MC5 e Radio Birdman. O ancora Jerktown Blues (qua sotto), con quell'intro di farfisa messa lì per mandare in pappa il cervello e poi attaccarlo a suon di rock'n'roll punk lascivo e ruvido. Bellissima!
Ci sono anche le cover giuste (City Slang della Sonic's Rendezvous Band e No Next Time dei New Christs), suonate con un'attitudine e una passione da lasciare a bocca aperta! Se non vi è ancora bastato quanto ascoltato fin qui, c'è pure il punk (come altro definirlo?) di Mad Brains che vi costringerà al pogo e vi metterà letteralmente al tappeto.

Allora, se siete arrivati a questo punto e avete ascoltato Dodge This come il diavolo comanda, ditemi un po': che altro volete chiedere ad un buon disco di rock'n'roll?

 
links:
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