venerdì 4 novembre 2011

Tom Waits - Bad As Me (Anti, 2011)

Come avevo anticipato un paio di settimane fa, torno puntuale (o quasi) per propinarvi la recensione dell'ultimo disco di Zio Waits, dopo intensi e ripetuti ascolti. Bene. E se mi mancassero le parole? Già, le parole... Perché recensire l'ultimo disco (il ventunesimo, se non ho fatto male i conti) di uno dei monumenti della musica del XX secolo (e pure di quello nuovo) non è mica cosa da tutti i giorni. Soprattutto se il suddetto ha pensato bene di ripresentarsi al pubblico - alla veneranda età di 62 anni - con uno dei migliori album della sua intera carriera...
Eggià, appunto, questa è roba che scotta, materiale che andrebbe maneggiato con cura da chicchessia: un disco con le palle, i pugni serrati, gli occhi pieni di lacrime e la gola bruciata. Un classico a firma Tom Waits, insomma, che si mostra in imbarazzante (per gli altri) splendida forma.

Prendete ad esempio la breve e inkazzata Chicago, che apre il disco facendoci precipitare direttamente nei bassifondi del nostro "Rain Dog", menando come dio comanda. O la successiva Raised Right Men (con Flea al basso), con la voce roca di Waits che ti gambizza, ti attacca al muro e ti costringe a sputare fuori il rospo. Get Lost riesce a fare ancora meglio, con un rock'n'roll jazz sgangherato e aggressivo che ti mette l'argento vivo addosso, con quell'incedere aggressivo e ballabile e la chitarra di Marc Ribot a disegnare sporchi arabeschi tuttattorno. Ma prendete pure uno a caso dei pezzi morbidi dell'album, come la splendida ballata in odor di jazz di Talking At The Same Time (con la voce di Waits che ci regala un inatteso falsetto), o il folk cupo di Face To The Highway, la notturna Pay Me, o la super-romantica Back In The Crowd. Tutto sembra incastrarsi alla perfezione qua dentro, niente che sia fuori posto.

La title track è uno splendido rock-blues venato di jazz come solo Lui sa scriverne, stuprato da una voce sofferente e malata e dalla chitarra blues-rumorista di Ribot. Kiss Me è un'altra ballata d'autore, sporcata dall'effetto vinile in sottofondo, che riporta al Waits di una ventina di anni fa. Bellissima!
Come se non bastasse tutto ciò, c'è pure il blues sgangherato di Satisfied (con Les Claypool al basso) messo lì ad omaggiare gli Stones, i quali rispondono prontamente con Keith Richards, che presta il plettro (nonché la backing voice) ad un pregevole duetto chitarristico nella successiva ballata The Last Leaf. Il "capitano cuore di manzo" sarebbe fiero di un pezzo come Hell Broke Luce, al quale spetta senza dubbio la palma di pezzo più hard dell'album (e dell'intera carriera di Waits?). Chiude le danze la ballata notturna e alcolica New Year's Eve, buttata là per farci riposare. Soddisfatti.

 
links:
tom waits
tom waits - facebook
tom waits - twitter
anti

Nessun commento:

Posta un commento