mercoledì 16 novembre 2011

J.C. Satàn - Hell Death Samba (Slovenly, 2011)

È davvero un peccato che siano pochi a conoscere questi JC Satan, che i rock bloggers italiani non si siano accorti di questo Hell Death Samba (licenziato dalla sempre più cazzuta Slovenly Recordings) e che questi squinternati non siano in cima a tutte le classifiche mondiali come logica vorrebbe! Esagero? Forse. Forse è solo la mia malata concezione del pop a farmi sputare queste parole che ad altri, dopo l'ascolto del disco, potrebbero apparire incomprensibili. Perché di pop e commerciale, qua dentro, c'è effettivamente poco.
Niente? Si, lo ammetto, niente! Ma chissenefrega! Questo è il suono del demonio che viene a prenderti per portarti nei più oscuri meandri dell'inferno a suon di samba, nessuno ha mai detto che questo debba essere semplice e liscio come bere un bicchier d'acqua! E infatti non lo è. 

È sporco garage rock in bassa fedeltà, lordo fino al midollo, annegato nel fuzz e frustato da graffi di rumore all'altezza della giugulare. Qualcosa che riesci a mandar giù soltanto dopo ripetuti calci alla bocca dello stomaco! Caldo e delirante come dovrebbe essere! E, in questo caso, pure un po' sperimentale, il che non guasta. Si, perché i due "satanisti" non si sono nascosti dietro alla (per nulla) rassicurante coperta del garage rock lo-fi, e hanno buttato nel calderone brandelli di psichedelia, '60s beat, soul e gothic rock (Unhappy Girl), tirando fuori un album grezzo, caldo e...nuovo!

L'iniziale Hell Death Samba e la conclusiva Rhythm Of Sex (bellissima!) sono il perfetto lasciapassare per l'inferno, due gioiellini di garage rock in salsa lo-fi che ti si attaccano alle palle e te le mordono fino a farti sanguinare! Crystal Snake riesce a fare ancora meglio (in termini di perdizione, è chiaro), scaraventandoti a capofitto nelle fiamme ardenti con un garage-punk violentato da urla e bordate noise che sembra di riascoltare gli Oblivians (e dico poco!).
Ma c'è dell'altro, qua dentro: la zoppicante Dear Dark J riesce a mettere così tanta carne al fuoco che è difficile mangiarla tutta. In The Light è messa lì a frenare la corsa verso l'abisso, virando verso un soul psichedelico da pelle d'oca. E il dolce pop lo-fi di Abandon viaggia sulla stessa lunghezza d'onda, con le chitarre in riverbero ad accompagnare un trip acido quanto basta. L'acidità sale a livelli insostenibili qualche minuto più tardi, con la psichedelica e drogata Junkie Night, scorretta e deplorevole come solo Lou Reed sapeva essere.

E se scavate a fondo in questo sporco angolo di terra ci troverete senza dubbio molto altro, qualcosa di tremendamente affascinante, capace di saziare anche le gole e le orecchie più ingorde. E ringrazierete JC Satan per questo affascinante viaggio agli inferi...e ora provate a tornare a casa!


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