mercoledì 30 novembre 2011

2011: The Loud Notes' Lost Tapes III

Here I am, back with the third selection of The Loud Notes' Lost Tapes of 2011 (here you can find the 1st and the 2nd one). This one could be called The Indie Playlists, if I had ever liked the "Indie" label. But I don't, so you'd better take it as it is: just a 4 songs randomly chosen playlists. Enjoy it!

Yuck - Get Away
from Yuck (Fat Possum)



Stephen Malkmus & The Jicks - Senator
from Mirror Traffic (Matador)



The Twilight Singers - Waves
from Dynamite Steps (Sub Pop)



Girls - Die
from Father, Son, Holy Ghost (True Panther)



Bass Drum Of Death - Get Found
from GB City (Fat Possum)



domenica 27 novembre 2011

Sirs - Boo Hoo EP (autoprodotto, 2011)

I Sirs sono un trio di Chicago attivo dal 2008, formato (Mak III) da ex membri di Tar, The Defoliants e Sixteen Tons, che si rifà alla tradizione noise & post-hc di etichette storiche quali Touch & Go e Ampthetamine Reptile.
I Nostri ci propongono un noise rock con venature melodiche, debitore delle band madri quanto di gente come Shellac e Sebadoh.

Boo Hoo EP parte benissimo, con la title track che cita gli Shellac, immergendoli in un sound groovy, cupo e pregno di una attitudine melodica che sinceramente non dispiace.
La melodia la fa decisamente da padrone nella successiva Five Minutes, che mostra un piglio più grunge, ma forse manca un po' di mordente. Buona invece la terza Illegal Criminal Crimes (Against The Law), un improbabile mix tra il sound dei Sebadoh e la declamazione lirica stile Clash condita da un testo piccante quanto basta. Le chitarre, il basso e i ritmi a-la Shellac tornano a regnare nella track che chiude l'EP, Burlesque, al cui ritornello spetta il compito di rendere più accessibile il tutto.
Un buon EP questo Boo Hoo, che sebbene non eccella riesce comunque a mettere i Sirs sotto una buona stella; non resta che sospendere il giudizio e attendere fiduciosi il full-length. Nel frattempo possiamo gustarci questi 4 pezzi qua sotto.


links:
sirs
sirs - twitter
sirs - bandcamp 

Concerti alla Barberia

Una notizia davvero particolare: due ragazzi modenesi hanno deciso di mettersi insieme per iniziare ad organizzare concerti e djset nelle piccola cittadina emiliana. E fin qui, tutto normale.
Il luogo prescelto per le performances, tuttavia, non è un semplice locale per concerti preso in affitto, un centro sociale o un cirolo ARCI, ma un vecchio negozio di barbieri in pieno centro di Modena! A inaugurare la "sala concerti" La Barberia sono stati i Welcome Back Sailors. Qui sotto potete gustarvi la video story della giornata. Ringrazio Radio Città del Capo per la involontaria segnalazione.

Buona visione!



sabato 26 novembre 2011

Seasick Steve - You Can't Teach An Old Dog New Tricks (Pias, 2011) / #review

Se qualcuno viene a dirvi che il rock è appannaggio di ventenni arroganti e rissosi e che i vecchietti dovrebbero solo farsi da parte fategli ascoltare Seasick Steve.
Questo attempato giovinastro sui 70 (!) ha, infatti, tutte le carte in regola per partecipare ai bagordi rock'n'roll e sporcarsi le mani nella vischiosa melma del blues. 
Una vita passata in strada quella di Steve, come un Dean Moriarty reincarnato, a lavoricchiare qua e la e a fare da turnista al musicista di turno (ha persino prodotto il primo singolo dei Modest Mouse Broke, ndr). Salvo poi ricordarsi, alla veneranda età di 63 anni (il suo primo album solista - Cheap - è del 2004), che forse sarebbe stato il caso di incidere la vita su qualche solco di vinile.

Ed ora eccolo qua, spuntare di nuovo dal nulla con questa splendida collezione di pezzacci blues rock, accompagnato dal fido amico Dan Magnusson alla batteria e in 3 dei 12 episodi da John Paul Jones al basso e mandolino (e se non sapete chi sia, be', sono cazzi vostri!).
E non si tratta di blues rock di maniera, come ve lo aspettereste da un Mick Jagger qualsiasi (ops!), il compitino perfetto del primo della classe che puzza di stantio ad un miglio di distanza. Questa è roba calda ("e per caldo io intendo dire più caldo delle stesse fiamme dell'inferno", cit.), che brucia le interiora e ringhia come un cane rabbioso; un blues che raschia il fondo per risalirne orgoglioso e travolgente, un rock che sputa sangue e anima a fiotti. Insomma, roba che andrebbe insegnata a scuola!

Sia che si soffermi su ballate strappalacrime (l'iniziale Treasures - nel quale lo possiamo ascoltare in una performance vocale tra Eddie Vedder e Mark Lanegan - o la "cashiana" It's A Long Long Way) o su alcoliche atmosfere country blues (Whiskey Ballad), che corra a perdifiato lungo le sabbiose strade della California a suon di hard-boogie (You Can't Teach An Old Dog New Tricks, Back In The Doghouse, Days Gone) o che strisci come un verme nel pantano fangoso del delta del Mississipi caricandolo di ellettricità (Burnin' Up, Underneath A Blue and Cloudless Sky) Seasick Steve riesce a regalare grandi pezzi colmi di passione che sanno smuovere anima e culo. Date una chance a questo vecchio cane bluesy che vi guarda mezzo incazzoso dalla copertina (io il disco l'ho scoperto così), non ve ne pentirete!



links:
seasick steve
seasick steve - twitter
seasick steve - facebook
pias 

venerdì 25 novembre 2011

2011: The Loud Notes' Lost Tapes II

Let's continue with the second selection of Lost Tapes (here you can find the presentation of the trip and the first selection), to get a little bit deeper inside this angry 2011, clean it from the ashes left on the ground and put some benzine in the fire of rock'n'roll! Wishing you a very hot winter, healthy conflicts and relieving victories! Keep calm and take some more streets!
Here are the tapes: as usual, in an absolute random order. Let's dance!


Wilco - Art Of Almost
from The Whole Love (dBpm)



Left Lane Cruiser - Black Lung
from Junkyard Speed Ball (Alive Records)



Tv Ghost - Sleep Composite
from Mass Dream (In The Red)



Iron & Wine - Rabbit Will Run
from Kiss Each Other Clean (4AD)



Black Lips - Raw Meat
from Arabia Mountain (Vice)


mercoledì 23 novembre 2011

2012, l'anno dei Killing Joke

In pochi sembrano essersene occupati sul serio (a parte qualche sparuto blog metal), ma sembra che l'anno musicale venturo si aprirà all'insegna degli immortali Killing Joke
La post-punk band inglese ha infatti annunciato, poco più di un mese fa attraverso Pledgemusic, l'uscita per il prossimo gennaio 2012 del "live definitivo dei Killing Joke" (così lo ha definito il chitarrista Geordie Walker), intitolato Down By The River. Il live, frutto di un concerto realizzato ad aprile alla Royal Festival Hall di Londra, è già disponibile sul sito di Pledgemusic in versione standard (2 cd) o deluxe (3 cd), e in doppio vinile, con un DVD contenenti immagini del concerto ad accompagnare il tutto.

M ai quattro baldanzosi cinquantenni, ritrovatisi in studio nella formazione originale solo l'anno scorso in occasione dello splendido Absolute Dissent, sembrano prudere le mani, e non contenti della portata dell'operazione hanno pensato bene di mettersi ai lavori forzati. È recente, infatti, la notizia dell'inizio dei lavori per la produzione del prossimo album in studio, che uscirà ad inizio anno per Spinefarm/Universal a poco più di un anno dal suo fortunato predecessore. A seguire, i nostri partiranno per un tour europeo di supporto alla nuova release, che toccherà per ben tre volte il nostro paese. Qui e qui trovate le due notizie estrapolate dal sito della band. 
Long life to Killing Joke! 

lunedì 21 novembre 2011

2011: The Loud Notes' Lost Tapes I

Here I am, back again to present you some 2011 releases which didn't appear on the blog so far because of time constraint! These are what I called The Loud Notes' Lost Tapes, a rock'n'roll trip for the end of the year, to forget the coming of another fucking christmas!
Instead of boring you with never-ending reviews (which I don't have time to write, anyway), I decided to introduce the Lost Tapes through some songs/videoclip which I believe are representative of those releases. 
So here they are, in no specific order, just for you. Don't forget to check out the albums, to support bands and labels in the way you can 'cause they really deserve it! What else to say? Enjoy the trip!


The Cave Singers - Black Leaf 
from No Witch (Jagjaguwar)



Arbouretum - Destroying To Save
from The Gathering (Thrill Jockey)



Wooden Shjips - Home
from West (Thrill Jockey)



Orchid - Eyes Behind The Wall
from Capricorn (The Church Within)



Kurt Vile - Society Is My Friend
from Smoke Ring For My Halo (Matador)


giovedì 17 novembre 2011

Giudizi vs Voti: 1-0

Sembra di tornare a scuola, ma la faccenda è tutt'altro che da ridere (anche se non è certo drammatica!).
Qualche giorno fa mi è guizzata in mente la domanda cruciale: ma serviranno a qualcosa 'sti voti sulle recensioni? E la risposta, dopo lunghe elucubrazioni, è stata la seguente: neanche per il cazzo!

Il perché è presto detto:
  1. un voto da 1 a 10 è troppo riduttivo per giudicare il lavoro immenso fatto da bands e etichette; 
  2. non riescono a rendere a pieno il "giudizio" che chi scrive vorrebbe dare al disco, che è molto più articolato di un semplice numero;
  3. sviano l'attenzione del lettore dal contenuto della recensione (che cerca di mettere a nudo il ben più importante contenuto dell'album);
  4. sono una grande presa per il culo dell'intelligenza umana, perché intendono chiuderla in gabbie numeriche che non lasciano spazio alcuno all'immaginazione e all'interpretazione.
Morale della favola: ho scelto di togliere tutti i voti dalle recensioni che ho scritto fin qui, di non metterli in quelle che scriverò da ora in poi (è per questo che non l'avete trovato nell'ultima dei J.C. Satan) e di sostituirli con un giudizio completo a fondo recensione. In un primo momento, scriverò semplicemente quello che mi passa per la testa; con il passare del tempo, se vedrò che una parola o una frase rende bene il giudizio che voglio dare ai dischi, inizierò ad usarla con continuità, fino ad a stratificare una lista di giudizi che utilizzerò per tutte le recensioni. O anche no. Vedremo.
Questo è quanto. Buona lettura! E 'fanculo la Gelmini!

Hasta luego!

Kaosleo

mercoledì 16 novembre 2011

J.C. Satàn - Hell Death Samba (Slovenly, 2011)

È davvero un peccato che siano pochi a conoscere questi JC Satan, che i rock bloggers italiani non si siano accorti di questo Hell Death Samba (licenziato dalla sempre più cazzuta Slovenly Recordings) e che questi squinternati non siano in cima a tutte le classifiche mondiali come logica vorrebbe! Esagero? Forse. Forse è solo la mia malata concezione del pop a farmi sputare queste parole che ad altri, dopo l'ascolto del disco, potrebbero apparire incomprensibili. Perché di pop e commerciale, qua dentro, c'è effettivamente poco.
Niente? Si, lo ammetto, niente! Ma chissenefrega! Questo è il suono del demonio che viene a prenderti per portarti nei più oscuri meandri dell'inferno a suon di samba, nessuno ha mai detto che questo debba essere semplice e liscio come bere un bicchier d'acqua! E infatti non lo è. 

È sporco garage rock in bassa fedeltà, lordo fino al midollo, annegato nel fuzz e frustato da graffi di rumore all'altezza della giugulare. Qualcosa che riesci a mandar giù soltanto dopo ripetuti calci alla bocca dello stomaco! Caldo e delirante come dovrebbe essere! E, in questo caso, pure un po' sperimentale, il che non guasta. Si, perché i due "satanisti" non si sono nascosti dietro alla (per nulla) rassicurante coperta del garage rock lo-fi, e hanno buttato nel calderone brandelli di psichedelia, '60s beat, soul e gothic rock (Unhappy Girl), tirando fuori un album grezzo, caldo e...nuovo!

L'iniziale Hell Death Samba e la conclusiva Rhythm Of Sex (bellissima!) sono il perfetto lasciapassare per l'inferno, due gioiellini di garage rock in salsa lo-fi che ti si attaccano alle palle e te le mordono fino a farti sanguinare! Crystal Snake riesce a fare ancora meglio (in termini di perdizione, è chiaro), scaraventandoti a capofitto nelle fiamme ardenti con un garage-punk violentato da urla e bordate noise che sembra di riascoltare gli Oblivians (e dico poco!).
Ma c'è dell'altro, qua dentro: la zoppicante Dear Dark J riesce a mettere così tanta carne al fuoco che è difficile mangiarla tutta. In The Light è messa lì a frenare la corsa verso l'abisso, virando verso un soul psichedelico da pelle d'oca. E il dolce pop lo-fi di Abandon viaggia sulla stessa lunghezza d'onda, con le chitarre in riverbero ad accompagnare un trip acido quanto basta. L'acidità sale a livelli insostenibili qualche minuto più tardi, con la psichedelica e drogata Junkie Night, scorretta e deplorevole come solo Lou Reed sapeva essere.

E se scavate a fondo in questo sporco angolo di terra ci troverete senza dubbio molto altro, qualcosa di tremendamente affascinante, capace di saziare anche le gole e le orecchie più ingorde. E ringrazierete JC Satan per questo affascinante viaggio agli inferi...e ora provate a tornare a casa!


links:
j.c.satàn
j.c.satàn - facebook
slovenly recordings

martedì 15 novembre 2011

Daisy Chains - The End Of The Affair / #video

È uscito da qualche giorno, in antemprima sul sito della rivista "Paper Street", il videoclip di The End Of The Affair dei nostrani Daisy Chains, realizzato dalla neonata "Sandimar Production": una riuscitissima miscela tra alcune riprese della band in versione live e immagini di repertorio di Londra in versione '60s. Vi potete gustare il video ed avere maggiori informazioni sulla sua realizzazione a questo link
Qui, invece, potete trovare la mia recensione del loro ultimo full length, A Story Has No Beginning Or End, scritta per "The Empty Dream" (a breve, sempre su "The Empty Dream" la mia intervista realizzata con Carlo Pinchetti, voce e chitarra dei Daisy Chains*). Se poi, dopo aver letto la recensione, vi dovesse interessare l'album, potete ascoltarlo in streaming sul soundcloud della band; e a parte questo, è uno di quegli album che meriterebbe l'acquisto ad occhi chiusi!

links:
paper street

* eccola qua!

lunedì 14 novembre 2011

Jail Guitar Doors: Paul Simonon in prigione

Sembra che la scorsa estate, per l'ex bassista dei Clash (e attuale bassista dei The Good, The Bad & The Queen) Paul Simonon si siano aperte le porte di una cella in Groenlandia. 
Salito sulla nave di Greenpeace Esperanza in qualità di "Paul, l'assistente di cucina", Simonon è stato arrestato dalla polizia insieme ai suoi 17 compagni durante un attacco contro una stazione petrolifera. Durante i 15 giorni di galera Paul ha continuato a rimanere anonimo e a svolgere le funzioni di cuoco per i suoi compagni di cella. 
Solo recentemente, in occasione di un concerto dei The Good, The Bad & The Queen per Greenpeace, Paul ha finalmente rivelato la sua identità ai suoi ex compagni, uno dei quali ha ammesso: "questo ragazzo cucina degli eccellenti piatti vegetariani. Il cibo in prigione era orribile, ci ha salvato"!
Qui trovate la storia per intero.



giovedì 10 novembre 2011

Some "new stuff"

Rieccomi qua per proporre qualche recente uscita che a mio modesto parere merita di essere acquistata, ascoltata e consumata a dovere. Come al solito: le orecchie delicate si tengano cautamente lontane da questa roba.

La prima proposta sono i The Movements, vecchia conoscenza del garage rock svedese e probabilmente una delle migliori garage band in circolazione. In occasione del decennale della band la generosa Teen Sound (una sussidiaria di Misty Lane) ha pensato benissimo di dare alla luce una succosissima raccolta di outtake e materiale inedito (Follow The Movements) per allietare questo nostro fine anno a suon di fuzz e farfisa. Grazie di cuore! Ascoltatevi questa chicca It's Time To Go



Il secondo album che Loud Notes vi propone appartiene ad una freschissima band di garage rockers ateniesi, gli Acid Baby Jesus, autori di un buonissimo primo LP omonimo uscito recentemente per la Slovenly Records. Il disco suona come una versione più melodica e meglio riuscita dei primi Black Lips, e la band merita sicuramente un posto di onore nel parterre sporco e sgraziato del garage rock europeo. L'album merita tutta l'attenzione che potrete dedicargli, e magari anche l'acquisto; beccatevi questa Tomboy e poi ne riparliamo!



Per la terza proposta ci spostiamo negli Stati Uniti, dove Radio Moscow è attiva dal 2003 ed ha già sfornato due buoni full-length di sporco e bluesy hard rock. Tornano quest'anno con il nuovo The Great Escape Of Leslie Magnafuzz (uscito per la Alive Records, una sussidiaria della Bomp!), un mix ardente di blues hendrixiano e fuzz rock a-la Blue Cheer che fa saltare il culo dalla sedia. Provate ad iniziare con questa Little Eyes, e non li lascerete! 



E per ultimo, ma non per questo meno importante, veniamo ad uno dei miglior dischi usciti dal buco di culo della nostra penisola in questo maledetto 2011. Si tratta dello splendido Iranian Doom del romano Sterbus (uscito per la Doug The Dog), un mix improbabile quanto eccitante di punk, alternative rock anni '90 e verbo progressive zappiano. Il disco lo trovate generosamente in free download e free listening sul bandcamp ufficiale della band. Qui invece trovate la mia recensione (la prima) per IYEzine. 


sabato 5 novembre 2011

Nuovo album per Il Teatro degli Orrori

La notizia è fresca e succulenta: sembra essere in dirittura d'arrivo il nuovo (terzo)album del Teatro degli Orrori. Le registrazioni sono state effettuate allo Studio SAM di Lari (Pistoia), e i 19 brani sono attualmente in fase di mixing. La masterizzazione, invece, avverrà a fine mese all'Air Studio Mastering di Londra per mano del noto Giulio Ragno Favero, e il disco dovrebbe vedere la luce ad inizio 2012 (la data precisa non è ancora stata comunicata).
In attesa di ascoltare la nuova creazione di Capovilla & Co possiamo goderci in anteprima alcuni stralci dei nuovi pezzi in questo video, un anticipazione del documentario-film che Annapaola Martin ha realizzato in collaborazione con il SAE institute per raccontare il "making of" del nuovo album.



venerdì 4 novembre 2011

Tom Waits - Bad As Me (Anti, 2011)

Come avevo anticipato un paio di settimane fa, torno puntuale (o quasi) per propinarvi la recensione dell'ultimo disco di Zio Waits, dopo intensi e ripetuti ascolti. Bene. E se mi mancassero le parole? Già, le parole... Perché recensire l'ultimo disco (il ventunesimo, se non ho fatto male i conti) di uno dei monumenti della musica del XX secolo (e pure di quello nuovo) non è mica cosa da tutti i giorni. Soprattutto se il suddetto ha pensato bene di ripresentarsi al pubblico - alla veneranda età di 62 anni - con uno dei migliori album della sua intera carriera...
Eggià, appunto, questa è roba che scotta, materiale che andrebbe maneggiato con cura da chicchessia: un disco con le palle, i pugni serrati, gli occhi pieni di lacrime e la gola bruciata. Un classico a firma Tom Waits, insomma, che si mostra in imbarazzante (per gli altri) splendida forma.

Prendete ad esempio la breve e inkazzata Chicago, che apre il disco facendoci precipitare direttamente nei bassifondi del nostro "Rain Dog", menando come dio comanda. O la successiva Raised Right Men (con Flea al basso), con la voce roca di Waits che ti gambizza, ti attacca al muro e ti costringe a sputare fuori il rospo. Get Lost riesce a fare ancora meglio, con un rock'n'roll jazz sgangherato e aggressivo che ti mette l'argento vivo addosso, con quell'incedere aggressivo e ballabile e la chitarra di Marc Ribot a disegnare sporchi arabeschi tuttattorno. Ma prendete pure uno a caso dei pezzi morbidi dell'album, come la splendida ballata in odor di jazz di Talking At The Same Time (con la voce di Waits che ci regala un inatteso falsetto), o il folk cupo di Face To The Highway, la notturna Pay Me, o la super-romantica Back In The Crowd. Tutto sembra incastrarsi alla perfezione qua dentro, niente che sia fuori posto.

La title track è uno splendido rock-blues venato di jazz come solo Lui sa scriverne, stuprato da una voce sofferente e malata e dalla chitarra blues-rumorista di Ribot. Kiss Me è un'altra ballata d'autore, sporcata dall'effetto vinile in sottofondo, che riporta al Waits di una ventina di anni fa. Bellissima!
Come se non bastasse tutto ciò, c'è pure il blues sgangherato di Satisfied (con Les Claypool al basso) messo lì ad omaggiare gli Stones, i quali rispondono prontamente con Keith Richards, che presta il plettro (nonché la backing voice) ad un pregevole duetto chitarristico nella successiva ballata The Last Leaf. Il "capitano cuore di manzo" sarebbe fiero di un pezzo come Hell Broke Luce, al quale spetta senza dubbio la palma di pezzo più hard dell'album (e dell'intera carriera di Waits?). Chiude le danze la ballata notturna e alcolica New Year's Eve, buttata là per farci riposare. Soddisfatti.

 
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