mercoledì 19 ottobre 2011

Back To Loudness / #loudnotes

Back To Loudness once again! Dopo un periodo di pausa piuttosto lungo - dovuto ad un più-che-imprevisto trasferimento ad Atene - torno a sporcare le pagine di questo blog e a disturbare qualche orecchio non predisposto al rumore. Lo faccio a ridosso della giornata della rabbia (l'indignato #15O planetario e il molto più l'inkazzato #15ott romano), e forse proprio per questo...perché sento l'esigenza di esprimere un po' di rabbia anch'io, o forse solo perché sento l'esigenza di esprimermi, di uscire dal guscio personale per farmi animale sociale (ehm, lo so, Atene ha anche i suoi contro :-))

Ma non abbiate paura, non torno per parlare di politica... Inutile duplicare analisi e discussioni per correre dietro al proprio narcisismo, quando c'è già chi lo sta facendo egregiamente: per avere un'idea di cosa sto parlando andatevi a fare un giro sul blog di Wu Ming e leggetevi la discussione sul #15ott, un raro esempio di come si possa utilizzare la rete come strumento di educazione e autoeducazione popolare. 
Chiusa la parentesi, vorrei tornare a torturare gli sparuti lettori con del vecchio, sporco e sano rock'n'roll! L'occasione del ritorno mi è fornita da un paio di recenti buone uscite sulle quali vorrei spendere due parole. E regalare qualche assaggio.

Primus - Green Naugahyde 
(Prawn Song Records, 2011)
 
La prima uscita in questione è quella dei Primus, dei quali avevo già parlato in occasione della reunion (che poi reunion non è, dato che la band non si è mai sciolta ufficialmente) e del tour. L'album che i nostri avevano anticipato a febbraio è arrivato più o meno puntualmente a destinazione nei nostri lettori, cosicché possiamo finalmente tornare a goderci la follia del trio più folle del pianeta. Godere è decisamente il verbo azzeccato, visto il valore delle canzoni contenute in Green Naugahyde: la band mostra uno stato di forma invidiabile, regalandoci una decina di pezzi marchiati a fuoco dal classico basso slappante di Claypool (ascoltatevi - giusto per citarne una - l'iniziale Hennepin Crawler), dalla chitarra metallica di LaLonde (da notare lo splendido solo in Last Salmon Man) e dalla batteria ritmica e jazzante di Lane (dappertutto!). Sempre in bilico tra funk-rock (il groove di Tragedy's A' Comin' è trascinante!), alt-metal (la bellissima Jilly's On Smack), folli intrecci teatrali zappiani e liriche degne del Tom Waits più alcoolico, il disco suona fresco come pochi altri nel suo genere (a proposito: c'è ancora qualcuno così coraggioso da tentare di etichettarli?). 
Merita particolare menzione la folle jam di Last Salmon Man (dedicata ad figura ben nota agli adepti dell'immaginario claypooliano) un pezzone funk che si tuffa in un ritmo reggae (un pattern che ritroviamo più tardi nell'ottima Lee Van Cleef) per poi finire affogato nell'assolo metallico di Lane. 


 

The War On Drugs - Slave Ambient 
(Secretly Canadian, 2011)

La seconda uscita di cui mi preme parlare è quella dei War On Drugs, alternative folk-rock band un tempo co-guidata dal buon Kurt Vile che prosegue la sua parabola artistica sfornando il secondo-e-miglior album fin qui.
Folk rock. Queste sono, sostanzialmente, le fondamenta sulle quali si poggia l'intero edificio messo su da Adam Granduciel e soci. Ma, ovviamente, c'è molto di più: ci sono delle piacevoli atmosfere ambient che attraversano come un filo rosso l'intera tracklist; ci sono chitarre a volte shoegaze (Come To The City) a volte new wave (Brothers, Your Love Is Calling My Name) a trasformare il folk in qualcosa di sorprendentemente nuovo ed eccitante; ci sono aree psichedeliche da Paisley Underground (I Was There); c'è una sensibilità pop di matrice velvettiana (Best Night) unita ad una folk-rock di radici a volte dylaniane, a volte springstiniane (Baby Missiles); c'è la voce nasale di Granduciel (che a tratti ricorda Dylan, appunto), che dona alle canzoni un area di serietà e di perdizione. Insomma, c'è quel di più che fa di Slave Ambient un signor disco!
Se vi siete ubriacati degli ultimi dischi di Vile (io l'ho fatto, e devo dire che è stata una bella sbornia!), ci sentirete anche lui, qua dentro. E ad un primo ascolto sembra quasi di ascoltarne una copia. Ma se scaverete più a fondo, cercando di cogliere i dettagli, scoprirete un disco originale e dal gusto un po' magico che potrà farvi da ottimo compagno nelle grigie giornate autunnali. La canzone che vi propongo è la seconda traccia dell'album, Brothers, un pezzo folk-rock con chitarre new wave che lascia il fiato sospeso.

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