mercoledì 20 aprile 2011

Consigli per gli ascolti

Loud Notes non vuole essere un blog retrò, di quelli che si occupano solo dei cimeli della musica e di preziose anticaglie. E questo perché credo che il rock sia ancora vivo e vegeto, nonostante ci sia sempre qualcuno pronto a decretarne la morte e la relativa resurrezione. Mi sembra dunque doveroso iniziare a riempire queste pagine con del buon rock'n'roll fresco di uscita. Questa, grosso modo, la mia nuova playlist di questo primo scorcio di primavera.

Mind Spiders - s/t  (Dirtnap, 2011)                                 
I "ragni della mente" (?) sono l'ennesima creatura dell'infaticabile Mark Ryan, già leader di Reds, Marked Man, Riverboat Gamblers e High Tension Wires, misconosciute bands autrici di un rock'n'roll punk anfetaminico e senza fronzoli. Stiamo parlando di uno che il rock'n'roll lo ha sempre mangiato a colazione, praticamente, e che non vuole smettere di farlo per nulla al mondo. E la testardaggine sembra pagare, visto che il buon Mark riesce a fare centro pieno ancora una volta, intagliando gemme grezze di punk'n'roll (Go), power pop (No Romance, No.3), indie rock dal sapore garage (Don't Let Her Go, Goin' Away Tonight) e psichedelia pop intrisa di shoegaze e blues (Slippin' and Slidin', Your Soul).
Il disco si fa ascoltare e riascoltare senza che la noia prenda il sopravvento, e la sensazione che lascia alla fine è quella di una boccata d'aria fresca dopo una giornata afosa. Presente? Non se lo cagherà mai nessuno, il vecchio Mark: troppo testardo nel suo perseguire a testa bassa il verbo del rock'n'roll in bassa fedeltà, e perciò troppo irrimediabilmente fuori moda. Se volete un consiglio, però, non fatevi ingannare dai detrattori e  dai procacciatori di nuove tendenze e procuratevi 'sto disco, vi farete un favore! Per cominciare, ascoltatevi questa piccola bomba garage.


Erland & The Carnival - Nightingale 
(Full Time Hobby/Yep Roc, 2011)                                         
Gli psycho-folker Erland & The Carnival, guidati dal polistrumentista Simon Tong (già nei Blur, Gorillaz, Verve, e The Good, The Bad & The Queen), sfornano il loro secondo lavoro sulla corta distanza (il primo era uscito lo scorso anno). Il loro è un folk rock di matrice british pregno di atmosfere da film horror che lascia ammaliati già al primo ascolto.
L'intero album è sorretto da una vena psichedelica oscura come la pece, accompagnata da momenti elettronici più presenti che in passato, che donano a Nightingale un fascino particolare. Intendiamoci, stiamo pur sempre parlando di pop, mica di inutili e pompose cavalcate psichedeliche. E infatti il disco scorre che è una bellezza, tra atmosfere dark-wave (Emmeline, Springtime), ballate psycho-folk (East and West, Dream Of The Rood), indie rock elettronico (I'm Not Really Here, I Wish I Wish), brani di pop più (So Tired In The Morning) o meno (Map Of An Englishman) psichedelici e pezzi dalle strutture indie più "classiche" (This Night). Vivamente consigliato a chi voglia intraprendere viaggi notturni, di qualunque genere essi siano...


Low - C'mon  (Sub Pop/Audioglobe, 2011)                            
I Low sono attivi da ben 18 anni, essendo passati indenni attraverso ondate più o meno anomale di grunge, punk e ska revival, nu metal e garage revival con il loro tipico slowcore crepuscolare e senza fronzoli. C'mon non cambia coordinate ma aggiunge energia e freschezza alla formula: se il precedente (Drums and Guns) aveva sperimentato con l'elettronica, questa volta è la materia folk, jazz e gospel ad essere modellata ed adattata al formato canzone tipico dei Low. Il risultato da ragione all'esperimento (molto più che il precedente) e l'album si prenota un posto come miglior lavoro della band di Duluth.  
C'mon
(registrato in una chiesa sconsacrata di Duluth adibita a studios, così come era avvenuto per Trust) è un'affascinante compilation di ballate notturne slow-tempo che si fanno notare per la bellezza degli intrecci vocali e chitarristici, i riusciti accompagnamenti di banjo, archi e tastiere, e i soliti silenzi riempiti di note sussurrate o distorsioni all'arma bianca. La scelta dei brani da consigliare è un esercizio stupido quando ti trovi davanti a dischi di così egregia fattura ma, dovendo farlo, direi senza dubbio See You Everything (qua sotto), Witches, Especially Me, $20, e Nightingale. Merita una particolare menzione anche la copertina, una delle più belle di questo inizio 2011.  


Parts & Labor - Constant Future  (Jagjaguwar, 2011)      
I Parts & Labor giungono alla quinta tappa del loro percorso mostrando una freschezza invidiabile. La loro musica è una rara quanto preziosa miscela di noise pop e rock'n'roll epico tardo anni '80 (un po' Boredoms e un po' Husker Du) arricchita da un uso "kraut-rock" dei sintetizzatori. La formula codificata in questi 8 anni di carriera è rimasta sostanzialmente inalterata, ma i nostri sono riusciti a mettere le cose più a fuoco sfornando un album, Constant Future appunto, in cui sembrano aver trovato il giusto equilibrio tra noise, synth, strutture post-hc e melodie pop a-la Bob Mould.
Constant Future è un disco dalla personalità e dall'orchestrazione estremamente coerente, che dà l'idea di una band finalmente padrona dei propri mezzi e che regala momenti di godimento puro. Meritano particolare menzione Fake Names, Outnumbered, A Thousand Roads, Rest, Skin and Bones, e Nevercharger, oltre che, anche in questo caso, una bellissima copertina. Ci ascoltiamo qua sotto la splendida ballata A Thousand Roads.

2 commenti:

  1. Mind Spiders Forever! Ora me li scarico....

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  2. Infatti spaccano! E il disco merita tutto, dalla prima all'ultima canzone!

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