domenica 13 febbraio 2011

Bone Broke part 1

Salve a tutti!

Accantonata la presentazione del blog e il doveroso benvenuto, eccomi qua per inziare a riempire Loud Notes con un po' di sano rumore. 
Quando mi è venuta l'idea del blog, qualche settimana fa, pensavo che avrei sicuramente iniziato con la recensione di un disco d'esordio che mi era particolarmente piaciuto (che comunque arriverà a giorni). Poi la settimana scorsa una notizia ha sconvolto i miei piani, spingendomi ad iniziare con un necessario e doveroso epitaffio. 

Già, perché il 2 febbraio scorso una delle band più rappresentative degli ultimi 15 anni ha annunciato lo scioglimento, e non restava altro che dedicargli l'apertura di Loud Notes (l'ho già fatto tra le righe del post di benvenuto, e sono sicuro che qualcuno - almeno uno - se ne è accorto). Sto parlando di Jack and Meg White, a.k.a. The White Stripes!!!

Non è assolutamente mia intenzione tediarvi con l'intera storia della band dagli albori allo scioglimento, anche perché rischierei di scrivere qualcosa che altri hanno già scritto (ondarock, allmusic, wikipedia, e chissà quanti altri), e i doppioni non mi sono mai piaciuti!
Quello che vorrei fare, invece, è far parlare la musica, ripercorrendo i 14 anni di carriera dei nostri attraverso alcuni dei loro pezzi più significativi. Il compito non è dei più semplici, e data la mole di pezzi indimenticabili scritta da Jack & Meg, dividerò questo mio omaggio in 4 puntate; inoltre, per non monopolizzare l'attenzione del blog su un solo artista per troppo tempo, e dare l'opportunità di interiorizzare le canzoni, cercherò di spalmare le 4 puntate in un mese, intervallandole con posts di contenuto diverso.

Be', non resta che iniziare: aprite bene le orecchie, alzate il volume e... Enjoy it!

I White Stripes nascono a Detroit nel 1997, e pubblicano il loro primo singolo per la piccola etichetta Italy Records nel febbraio 1998: si tratta di Let's Shake Hands/Look Me Over Closely, stampato su vinile con una tiratura di 1000 copie. Le Striscie Bianche si presentano al mondo della musica con una miscela di garage-punk urticante in salsa lo-fi, che poco concede alla radiofonicità, e un'estetica imperniata su tre colori base: il bianco, il rosso e il nero.

  

Il terzo singolo dei nostri, The Big Three Killed My Baby, esce nel marzo 1999, e segna il passaggio della band alla Sympathy For The Record Industry, di Long Gone John; il cambio di etichetta non sposta di un millimetro l'asticella piantata dai fratelli White, che proseguono il proprio percorso artistico con un blues-punk di chiara matrice Stooges-Gories (Detroit pesa una tonnellata!) che scortica i timpani. Il testo della canzone è un attacco contro lo sfruttamento del lavoro compiuto dalle maggiori case automobilistiche americane durante gli anni '60 e '70, e costituirà, almeno fino all'ultimo album Icky Thump, l'unica canzone "politica" scritta da Jack White.  

 

Il 1999 è anche l'anno dell'esordio su LP, con l'album The White Stripes. Il disco viene registrato interamente (e si sente) nel garage di Jack, e prodotto dallo stesso Jack con la collaborazione di Jim Diamond, produttore ed ex membro dei The Dirtbombs, con una strumentazione volutamente vintage.  The White Stripes (dedicato alla memoria di Son House, grande bluesman degli anni '30 ed eterna fissazione di Jack) ci regala, oltre alla già citata The Big Three..., altri pezzi significativi quali il garage blues di Jimmy The Exploder; il blues-punk sghembo di Astro, Broken Bricks, When I Hear My Name Screwdriver, da segnalare quest'ultima come la prima canzone scritta dal duo; Do (qui sotto in versione live), dalla quale emerge la vena pop (malata, di scuola Velvet Underground) delle Strisce Bianche; Sugar Never Tasted So Good, che riporta in vita gli Zeppelin più esoterici, riducendoli all'osso; e I Fought Piranhas, lo slide-blues con la quale i nostri chiudono più che degnamente il disco (qua sotto nella versione di Jack White, tratta dal documentario It Might Get Loud). L'LP contiene anche tre cover: Stop Breakin' Down, del grande bluesman Robert Johnson (irriconoscibile), il tradizionale St. James Infirmary Blues e One More Cup Of Coffee del menestrello Dylan




La sensazione generale è quella di un disco abrasivo, sporco, tagliente e profondo, blues nell'anima e punk nella forma. L'approccio è volutamente lo-fi, con la batteria ossessiva di Meg presa in prestito a Maureen Tucker, una chitarra capace di profondità blues e sferragliate punk, e una voce tirata e stridula che sembra uscire dal fondo di una cantina. The White Stripes si presentano così, con un disco-manifesto che prende a calci le grandi produzioni, tuffandosi a capofitto nel pantano blues del Delta del Mississipi, sotto braccio a Stooges e Zeppelin. Se il buon giorno si vede dal mattino... 

Continua...

4 commenti:

  1. Ok mi prendo l'onore di postare il primo commento!
    Solo per dirti che sono tra quelli che non avevano colto la dedica ai White Stripes nel post di apertura..........
    All'inizio pensavo che facessi riferimento al film "it might get loud".......
    Poi sono andato a rileggermi il post.....e alla fine ho capito "death letter"......ovviamente non me la ricordavo l'ho trovata su allmusic....magari me l'hai fatta ascoltare tremila volte....

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  2. Grande Andreeee, ci voleva qualcuno che inziasse a commentare. Chi meglio di te? :-)
    Si, lo immaginavo, non era così facile capirlo. Comunque ci sei arrivato alla grande!
    In realtà la canzone non è neanche dei White Stripes, ma di Son House...ma loro l'hanno rifatta talmente bene adattandola al loro stile che spesso la ascolto come se fosse un pezzo dei White Stripes. L'ho usata come titolo del post di apertura perché mi piaceva il contrasto tra il suo significato (Lettera di Morte) e il fatto che la stessi usando per un post che segnava una nascita, quella di Loud Notes.

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  3. I got a letter this morning....
    Non posso che encomiare la scelta del Leo, per non parlare del fatto che mi sento di essere quell'almeno uno....
    Per il resto, voglio sperare che la fine di una cosa bella porti alla nascita di qualcos'altro, speriamo anch'esso valido. Non vedo l'ora di poter leggere le altre puntate della rubrica "Bone Broke" (che tra parentesi è un cazzo di capolavoro). Look at all the way girl I'm telling ya....

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  4. Sei esattamente quell'almeno uno a cui pensavo. Si, lo spero anch'io: Jack comunque continuerà a suonare, e questa è già una mezza garanzia per le nostre orecchie.
    "Un cazzo di capolavoro" mi sembra esagerato! Comunque grazie mille Luce Scala! A presto, con la seconda puntata di "Bone Broke"...

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