sabato 31 dicembre 2011

The Best 10 Songs of 2011 [playlist]

Ed ora, visto che l'anno è finalmente giunto a conclusione, vi beccate anche la playlist definitiva, contenente i pezzi migliori (de gustibus non disputandum est) usciti vivi da questo disastrato 2011. 
Avrei dovuto farne una lunghissima, per inserire tutte le canzoni che mi hanno fatto saltare il culo dalla sedia. Ma non ho mai amato i dischi lunghi e prolissi: mi stancano oltremodo e non riesco mai a vederne (cioè, ad ascoltarne) la fine. Quindi alla fine ho deciso di limitare la scelta alle prime 10, per accontentare le mie personalissime inclinazioni e anche, diciamolo, per non scassarvi troppo i coglioni. Spero gradiate. Be', che altro dire: alzate il volume e gustatevi questa preziosa collezione!

ps: le canzoni sono state, in modo molto "piratesco", caricate su Soundcloud direttamente dal sottoscritto. Non me ne vogliano i legittimi proprietari (che preferirei chiamare autori), essendo la playlist uno strumento inteso a promuovere i loro dischi, e non a condividere piratescamente il loro contenuto.

 

mercoledì 28 dicembre 2011

The Best 50 Albums of 2011 > Part II

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Dopo essere passati attraverso la prima infornata di album, siamo finalmente giunti all'Olimpo: i 10 migliori album del 2011, quelli che proprio non vi potete perdere. Cioè, insomma, se avete amato le cose che ho postato su Loud Notes in questi pochi mesi di vita del blog, questi dischi sono quelli che fanno al caso vostro! Ci ri-vediamo presto su queste frequenze, con la classifica delle miglior copertine di quest'anno e con la playlist dei 10 pezzi più belli. Hasta Luego!

Kaosleo

10. Wooden Shijps - West (Thrill Jockey) I Wooden Shjips sono la nuova psichedelia della West Coast, e lo dimostrano con un impressionante terzo album che rumba e sballa trascinato da bassi pulsanti, ritmi ripetitivi, chitarre e atmosfere space rock.

9. Radio Moscow - The Great Escape of Leslie Magnafuzz (Alive) Gli eredi più credibili dei Blue Cheer tornano a noi con un album di denso e sporco hard rock, che ruggisce come un leone e trasuda blues e psichedelia da tutti i pori. Una lunga e mastosa jam rock! 


8. Acid Baby Jesus - Acid Baby Jesus LP (Slovenly Recordings) Una bomba intelligente lanciata da Atene verso il mondo, sporca di fuzz fino al midollo e drogata di psichedelia. Una bomba di garage rock delirante che spazzerà via tanta merda putrescente che ci gira intorno! [Leggi la recensione]


7. Daisy Chains - A Story Has No Beginning Or End (RocketMan Records) Se cercate qualcosa che suoni come del buon vecchio post punk d'annata ma che sappia essere allo stesso tempo tremendamente attuale questo è l'album che fa per voi. Ve ne innamorerete! [Leggi la recensione]


6. The Cubical - It Ain't Human (Halfpenny) Il blues malato del Capitano (Beefheart) passato in un tritacarne punk e rock'n'roll e sputato fuori con rabbia e convinzione da vendere. C'è anche posto per oscure ballate "cashiane" in questo splendido disco. Da non perdere!


5. Loose - Dodge This (Autoprodotto) La miglior rock'n'roll band italica in circolazione ci regala un disco potentissimo e feroce fatto di velocità, rawness e pura rabbia di strada. Uno di quei dischi che metti sul piatto e te lo ascolti tutto d'un fiato, fino all'ultima goccia di sudore. [Leggi la recensione]


4. Sterbus - Iranian Doom (Doug The Dog Records) Se Frank Zappa fosse nato negli anni '80 avrebbe suonato come Sterbus, non ci sono dubbi. Incasellando in modo teatrale gioiellini progressive su di uno spesso muro fatto di punk e alternative rock anni '90. Eccitante e divertente! [Leggi la recensione]


3. Arbouretum - The Gathering (Thrill Jockey) Un incrocio spettacolare ed emozionante tra le ballate elettriche di zio Neil Young, il riffare stoner dei Kyuss e il noise rock a-la Sonic Youth. The Gathering è un bellissimo viaggio in macchina alle soglie dell'autunno.


2. The Movements - Follow (Teen Sound) La raccolta per i dieci anni di vita dei The Movements è una signora raccolta, piena zeppa di garage rock e psichedelia suonati come il diavolo comanda! Un discone, che ti prende allo stomaco e alle gambe!


1. The Intellectuals - In The Middle of Darkwhere (Jeetkune Records) Un mix indiavolato di sporco garage rock e psychobilly con sfumature post punk. Un disco dark e sporco, al quale il songwriting e la precisione di esecuzione forniscono le chiavi per il paradiso. Un capolavoro!

The Best 50 Albums of 2011 > Part I

Dopo lunghi (ultimi) ascolti e lunghe elucubrazioni (par vero!), son riuscito a partorire la mia album chart del 2011! Alè! I dischi saranno 50, perché un po' mi dispiaceva lasciare completamente al buio dischi che non saranno dei capolavori assoluti ma che comunque mi son piaciuti. Come sempre (vabbe', come da copione della pagina "Anni Zero", manifesto politico di Loud Notes), però, i dischi veramente indispensabili sono i primi 20: di questi 20, infatti, vi beccate anche una mini-recensione. Per il resto, una lista. 
Data la lunghezza della chart ho deciso di dividerla in due post: nel primo, questo, troverete la fredda lista fino al 21esimo e le mini-recensioni dei dischi che vanno dal 20esimo all'11esimo. Poi, nel secondo post, l'olimpo dei primi 10 con la playlist delle 10 canzoni più belle dell'anno. Enjoy!


50. Ry Cooder - Pull Up Some Dust and Sit Down (Nonesuch)

49. Panda Bear - Tomboy (Paw Tracks)

48. Dirty Beaches - Badlands (Zoo Music)

47. Girls - Father, Son, Holy Ghost (True Panther)

46. The War On Drugs - Slave Ambient (Secretly Canadian) [leggi la recensione]      

45. The Cave Singers - No Witch (Jagjaguwar)

44. Yuck - Yuck (Fat Possum)

43. A Classic Education - Call It Blazing (La Tempesta) [leggi la recensione] 

42. Foo Fighters - Wasting Light (Columbia) 

41. Mike Watt - Hyphenated Man (Parabolica)

40. Jello Biafra & The Guantanamo School of Medicine - Enhanced Methods of Questioning (Alternative Tentacles)

39. Orchid - Capricorn (Church Within)

38. Crystal Stilts - In Love With Oblivion (Slumberland)

37. Night Beats - Night Beats (Trouble In Mind) 

36. Wild Flag - Wild Flag (Merge) 

35. Seasick Steve - You Can't Teach An Old New Tricks (Pias) [leggi la recensione]

34. Radiohead - The King of Limbs (Autoprodotto)

33. Shape Have Fangs - Dinner In The Dark (Reverberation Appreciation Society)

32. Uncle Acid & The Deadbeats - Blood Lust (Rise Above)

31. The People's Temple - Sons of Stone (Hozac)

30. Joe Lally - Why Should I Get Used To It (Dischord) [leggi la recensione]

29. Stephen Malkmus & The Jicks - Mirror Traffic (Matador)

28. Indian Wars - Walk Around The Park (Bachelor)

27. Graveyard - Hisingen Blues (Nuclear Blast)

26. The Sick Rose - No Need For Speed (Area Pirata) [leggi la recensione]

25. Human Eye - They Came From The Sky (Sacred Bones)

24. Underdogs - Revolution Love (Go Down)

23. J.C. Sàtan - Hell Death Samba (Slovenly Recordings) [leggi la recensione]

22. Mind Spiders - Mind Spiders (Dirtnap) [leggi la recensione]

21. Giuda - Racey Roller (White Zoo)

20. Kurt Vile - Smoke Ring for My Halo (Matador) Prosegue l'opera meritoria di Kurt Vile, che continua a riscoprire le radici della musica americana imbevendole di psichedelia e bassa fedeltà. La chitarra acustica e la voce psichedelica donano al disco una splendida aurea folk decadente.
19. The Antlers - Burst Apart (Frenchkiss) Se state cercando degli eredi credibili dei Radiohead, potete benissimo fermarvi qui. Vi ascoltereste un affascinante disco di indie pop virato elettronico con momenti di eccitante sperimentazione, che da del filo da torcere ai loro più blasonati colleghi.
18. Pj Harvey - Let England Shake (Island) Il disco dell'anno per molte importanti testate, e un ottimo disco anche per il sottoscritto. Una splendida collezione di pezzi, impreziosita dalla bellissima voce di Polly, dagli arrangiamenti e dalle liriche mai così convincenti.
17. Thee Oh Sees - Carrion Crawler/The Dream (In The Red) La miglior prova dei Thee Oh Sees, che concentrano qui dentro una preziosa (e groovy) interpretazione di garage rock e psichedelia sottoposti ad una continua (ma mai noiosa) cura noise rock. Inaspettato ma benvenuto!
16. Primus - Green Naugahyde (Prawn Song) Il ritorno della formazione originale dei Primus è quanto mai piacevole. Il basso di Lay continua a spadroneggiare tra ritmiche jazz e pezzi crossover, lasciando tutti con un palmo di naso e la voglia di averne di più. [Leggi la recensione]

15. Tom Waits - Bad As Me (Anti) Il vecchio Tom ritorna col botto, dimostrando ancora una disinvoltura disarmante nel passare da oscuri momenti hard-boogie a romantiche ballate strappalacrime. Il tutto è scritto e suonato con le solite maestria e passione. Essenziale! [Leggi la recensione]

14. Ty Segall - Goodbye Bread (Drag City) Ty Segall ammorbidisce il suono, e quel che ne esce è la sua miglior prova. Pregna di psichedelia e garage rock come non mai, la "pulizia" ne esalta scrittura e melodie, regalandoci un album pressoché indimenticabile.
13. Mikal Cronin - Mikal Cronin (Trouble In Mind) Il protetto di Ty Segall fa meglio del suo protettore, sfornando un bellissimo album d'esordio che sa di garage, surf e power pop, e che fa rabbrividire qualsiasi cosa super-blasonata avete per le mani. Provuratevelo!

12. Low - C'mon (Sub Pop) Il miglior album dei Low, frutto di una perfetta di combinazione di voci, suoni e melodie, che sanno avvolgere ed ammaliare al primo ascolto. Se cercate un buon disco per una nottata in relax questo è quanto di meglio vi potete permettere. [Leggi la recensione]
11. Blasted Canyons - Blasted Canyons (Castle Face)  L'esordio dei Blasted Canyons è una mazzata tra capo e collo, né più né meno, che si fa forza di un garage punk sguaiato e lo-fi fino al midollo. Le chitarre e i synth sono graffianti e folli a livelli immaginabili. Urticante!

lunedì 26 dicembre 2011

Jim Carroll: A Catholic Boy / #loudnotes

Non c'entra veramente un cazzo, lo ammetto! Magari vi sareste aspettati, a questo punto, una bella chart dei Top Albums del 2011 (che comunque arriverà fra qualche giorno: l'anno mica è finito, eccheddiavolo!), ma mi premeva dirlo e non ce l'ho fatta a fermarmi: adoro quel buon "ragazzo cattolico" che era Jim Carroll... e quindi ora vi beccate questo capolavoro di poesia punk, con allegato un bel testo (purtroppo incompiuto) di Eve Blisset trovato per caso stamattina su internet. Enjoy them!

mercoledì 21 dicembre 2011

Joe Lally - Why Should I Get Used To It (Dischord, 2011)

Website - Myspace - Dischord
Cazzo, questo mi era proprio sfuggito. Grave errore, perdere di vista il buon Joe Lally, già bassista degli immensi Fugazi e recentemente (causa pausa ingiustificata delle band madre) passato ad una prolifica attività solista. 
Già, un errore imperdonabile, perché dopo averci un po' annichilito con due precedenti lavori un po' troppo sperimentali e "concettualoidi" (There To There del 2006 e Nothing Is Underrated del 2008) lo zio Joe si è ripresentato alle orecchie del mondo con un piccolo gioiello di indie rock e post-hc che risponde al nome di Why Should I Get Used To It.

Coadiuvato in cabina di regia dalla chitarrista catanese Elisa Abela e dal batterista Emanuele Tomasi, Joe ha smussato un po' gli angoli e lavorato a fondo su melodie e ritmi (che si sono fatti più rock) per dare fiato alle sperimentazioni. E il risultato è piacevolmente sorprendente. What Makes You e, soprattutto, Nothing To Lose rimandano la memoria alle sonorità con le quali ci hanno lasciato i Fugazi (vedi Argument, del 2001): il suo basso è ancora super-presente, come un pennello gentile che disegna le melodie, ma la ritmica è accelerata e le chitarre più taglienti (vedi Nothing To Lose), e il tutto suona decisamente più rock.

Si torna su territori più sperimentali con Revealed In Fever, figlia di un flauto e una chitarra appena accennati che fanno da contrappunto alle sinuosità del basso e alle ritmiche quasi jazz della batteria. Continuano a calpestare lo stesso terrreno Let It Burn, un buon pezzo rock con chitarra noisy sullo sfondo poggiato su una ritmica quasi tribale e Philosophy For Insects, un piacevole esperimento di psichedelia noise su base slowcore.
Ma sembra che questa volta Joe non abbia voglia di perdersi in seghe mentali, e lo dimostra con la splendida title track, che ci accoglie a braccia aperte sulla seconda facciata del disco: il tiro è (indie)rock e la melodia azzeccata, e il tutto è rinforzato da una buona performance vocale, un basso sinuoso, e una chitarra che sa essere tagliente e dolce. Il pattern si ripete poco dopo, possibilmente migliorato e incattivito, con Coral and Starfish.

Un disco interessante, nel complesso, che si fa forte del solito basso sinuoso e pulsante del buon Joe accompagnato dai servigi di due buoni musicisti, e di un (finalmente raggiunto) buon livello di songwriting. Un disco in bilico tra rock e sperimentazione (la conclusiva Last of The Civilized rappresenta appieno l'equilibrio tra queste due anime) che rende finalmente giustizia al nome che porta in dote, quello di uno dei più grandi bassisti dell'epopea alternative.



links:
joe lally
joe lally - facebook
dischord records

martedì 20 dicembre 2011

Nazi Punks Fuck Off! / #loudnotes

Stamani, girando come sempre negli angoli più oscuri e rivoltanti (nel senso di rivolta) della rete mi sono imbattuto in un'interessante post del blog "Stati di Agitazione" dedicato alla musica di destra (si può dire fascista?). 
Il tema del post è, appunto, quel "nazi-rock" che era già stato analizzato per la prima volta dall'omonimo documentario di Claudio Lazzaro (2008). Nonostante il tema sia ormai conosciuto ai più, credo sia nondimeno interessante tornare su quelle tracce, per tentare di comprendere meglio la brodaglia culturale nella quale sguazzano i "neo-fascisti" (si può essere fascisti e allo stesso tempo "nuovi"? Io credo di no) di Casa Pound e i loro amichetti assassini. È interessante notare la xenofobia, la misoginia, e l'odio nei confronti di tutto ciò che è altro (che lo sia in relazione al colore della pelle, alle convinzioni sociali, alla religione o al... sesso!). 
Credo sia interessante capire cosa sta nella testa di chi, un giorno, esce di casa con la sua pistola del cazzo e decide di far fuoco a caso su persone che hanno un colore della pelle diverso dal suo. Credo sia doveroso riconoscere per tempo questo tipo di realtà e questo tipo di persone (e chiamarle con il loro nome è sicuramente un buon punto di partenza: razzisti, fascisti, non semplicemente folli caro sindaco Renzi!), per approntare gli strumenti necessari a combatterli e...per mandarli anche un po' affanculo, perché no?

2011: The Loud Notes' Lost Tapes V

Here is the fifth and final playlists of Loud Notes' Lost Tapes of 2011 (here are the 1st, the 2nd, the 3rd and the 4th one, check them out). This is a rock'n'roll one! I could have done more playlists, as the interesting albums that I listened to during the year are really a lot, but I decided to stop here in order not to bore you and myself and to focus on other stuff.
So, enjoy these last Lost Tapes and see you for the annual chart and the definitive playlist (which will not come out in December, anyway, 'cause I want to have the opportunity to catch ALL the albums of the year). Let's rock now! Bye!

Ty Segall - Goodbye Bread
from Goodbye Bread (Drag City)



The Intellectuals - A Cheap Religion
from In The Middle of Darkwhere (Jeetkune Records)



The Peawees - Leave It Behind
from Leave It Behind (Wild Honey)



Mikal Cronin - Gone
from Mikal Cronin (Trouble In Mind)


venerdì 16 dicembre 2011

The Doggs - Black Love EP (autoprodotto, 2011)

website - myspace - facebook
Un treno è deragliato sull'asse Detroit - New York - Milano: si chiama The Doggs, e porta con se un carico di rock'n'roll depravato e proto-punk di derivazione tardo 60s. 

Il decennio dell'amore stava finendo, e band come Stooges e Velvet Underground tormentavano i propri ignari strumenti tirandone fuori un suono loud, ruvido e impudico accompagnato da liriche disperate e tossiche come erano le vite di chi le cantava. Era una rivoluzione, che seppelliva i fiori, i peace&love e l'intero l'immaginario hippie per disotterrare le asce ed aprire le porte agli anni '70 e al punk rock.

È il 2011, ci siamo appena lasciati alle spalle gli anni zero, ci ritroviamo in piena crisi e non c'è rimasto veramente un cazzo da ridere! Ce ne avremmo di cose da seppellire (e di asce da disotterrare), così tante che non ci basta il tempo. Ma per fortuna nostra ci sono band come i The Doggs, che provano a dar vita (musicale) alla nostra e alla loro disperazione. In attesa di dignitose e salutari rivolte!

E per far ciò ci rilasciano un bellissimo EP di cinque tracce (registrato e mixato nel maggio 2011 ai Toxic Basement Studios) che corre violento su binari rock'n'roll. Ci sono gli Stooges di Funhouse a fare da numi tutelari: il wah wah onnipresente e il free sax a fare da contorno stanno lì a testimoniarlo. C'è una voce drogata a metà tra Iggy Pop e Lou Reed a violentare pezzi già di per sé sulla retta via della depravazione. 
L'iniziale Black Love mette le cose in chiaro e Hit Me ci mette il carico da undici, chiedendo disperatamente di colpire e reagendo furiosamente all'attacco con un blues ipnotico e rabbioso. Life Kills è puro rock'n'roll lascivo in stile Iggy, che si contorce, si accartoccia e poi ti attacca quando meno te lo aspetti. Dead City Bleeds è una splendida ballata pre-punk che parte calma e ipnotica e finisce furiosa e tagliente, come una nuova L.A.Blues. Il disco si chiude con una cover di Venus In Furs dei Velvet Underground, a ribadire le radici e catapultarci definitivamente all'inferno.

Non dev'essere facile vivere a Milano, tra smog, nebbia, meschini altolocati e specialisti avvoltoi. E questo Black Love EP sembra essere il prodotto (per antitesi) di tutto il marciume che Milano ti lascia sul groppone. E perciò non può che essere difficile, ostico, tagliente e corrosivo, mica innocuo indie-rock per borghesucci da happy hour. È musica che è solo nella misura in cui la vivi sulla tua pelle, ogni stronzissimo giorno. Lo slogan dei The Doggs è: we don't play for fun, we don't play for pleasure, we play to survive. E Black Love EP ne è la viva testimonianza. Fatevi un favore: ascoltatelo e vivetelo anche voi!



links:
the doggs
the doggs - facebook

2011: The Loud Notes' Lost Tapes IV

Here is the forth playlists of Loud Notes Lost Tapes of 2011 (here are the 1st, the 2nd and the 3rd one). No need for any presentation anymore, just listen to it and enjoy the videos!

Graveyard - Hisingen Blues
from Hisingen Blues (Nuclear Blast)



Thee Oh Sees - Contraption/Soul Desert
from Carrion Crawler/The Dream (In The Red)



The Antlers - Every Night My Teeth Are Falling Out
from Burst Apart (Frenchkiss)



J Mascis - Is It Done
from Several Shades of Why (Sub Pop)

martedì 13 dicembre 2011

Loose - Dodge This (autoprodotto, 2011)

facebook - myspace
Come avrebbero suonato gli Stooges se fossero nati a Sydney invece che a Detroit? Come i Radio Birdman, ovvio. La stessa rabbia di strada sviscerata attraverso una schietta attitudine rock'n'roll.
E come avrebbero suonato i Radio Birdman se si fossero formati alle fine del ventesimo secolo nel maceratese? Come i Loose, non c'è alcun dubbio!

Se ciò potrebbe rappresentare il riassunto del sound dei Loose, e basterebbe già questo a decretare l'imprescindibilità assoluta di questo lavoro per ogni amante del rock'n'roll stradaiolo, è però cosa buona e giusta aggiungere qualche parola e cercare di non omettere nulla. 
Si, perché questo Dodge This è una delle cose più perversamente eccitanti venute fuori dall'anno disgraziato 2011, e sarebbe da criminali lasciarlo passare così, sottotono. 

Quel che attende l'ascoltatore (al quale è giusto consigliare un volume oltre la soglia di sopportazione) è un concentrato di sporcizia, attitudine di strada, rawness, velocità e passione che ha pochi uguali nel panorama rock'n'roll planetario. I Loose hanno fatto tesoro della lezione dei grandi Radio Birdman per sfornare un album compatto, veloce, rumoroso, grezzo e con una selvaggia anima rock'n'roll, un toro incazzato capace di dare del filo da torcere anche al miglior torero.

Ascoltatevi Nothin' In Return e Detroit Syndrome, due pezzi che rockenrollano più di quanto vi potevate ragionevolmente aspettare e vi inchiodano al muro a suon di sferragliate punk'n'roll condite da chitarre sporche e piano sullo sfondo. O Death Won't Kill Me, un pezzo dallo straordinario feeling hard & rock'n'roll, tra MC5 e Radio Birdman. O ancora Jerktown Blues (qua sotto), con quell'intro di farfisa messa lì per mandare in pappa il cervello e poi attaccarlo a suon di rock'n'roll punk lascivo e ruvido. Bellissima!
Ci sono anche le cover giuste (City Slang della Sonic's Rendezvous Band e No Next Time dei New Christs), suonate con un'attitudine e una passione da lasciare a bocca aperta! Se non vi è ancora bastato quanto ascoltato fin qui, c'è pure il punk (come altro definirlo?) di Mad Brains che vi costringerà al pogo e vi metterà letteralmente al tappeto.

Allora, se siete arrivati a questo punto e avete ascoltato Dodge This come il diavolo comanda, ditemi un po': che altro volete chiedere ad un buon disco di rock'n'roll?

 
links:
loose - facebook

mercoledì 30 novembre 2011

2011: The Loud Notes' Lost Tapes III

Here I am, back with the third selection of The Loud Notes' Lost Tapes of 2011 (here you can find the 1st and the 2nd one). This one could be called The Indie Playlists, if I had ever liked the "Indie" label. But I don't, so you'd better take it as it is: just a 4 songs randomly chosen playlists. Enjoy it!

Yuck - Get Away
from Yuck (Fat Possum)



Stephen Malkmus & The Jicks - Senator
from Mirror Traffic (Matador)



The Twilight Singers - Waves
from Dynamite Steps (Sub Pop)



Girls - Die
from Father, Son, Holy Ghost (True Panther)



Bass Drum Of Death - Get Found
from GB City (Fat Possum)



domenica 27 novembre 2011

Sirs - Boo Hoo EP (autoprodotto, 2011)

I Sirs sono un trio di Chicago attivo dal 2008, formato (Mak III) da ex membri di Tar, The Defoliants e Sixteen Tons, che si rifà alla tradizione noise & post-hc di etichette storiche quali Touch & Go e Ampthetamine Reptile.
I Nostri ci propongono un noise rock con venature melodiche, debitore delle band madri quanto di gente come Shellac e Sebadoh.

Boo Hoo EP parte benissimo, con la title track che cita gli Shellac, immergendoli in un sound groovy, cupo e pregno di una attitudine melodica che sinceramente non dispiace.
La melodia la fa decisamente da padrone nella successiva Five Minutes, che mostra un piglio più grunge, ma forse manca un po' di mordente. Buona invece la terza Illegal Criminal Crimes (Against The Law), un improbabile mix tra il sound dei Sebadoh e la declamazione lirica stile Clash condita da un testo piccante quanto basta. Le chitarre, il basso e i ritmi a-la Shellac tornano a regnare nella track che chiude l'EP, Burlesque, al cui ritornello spetta il compito di rendere più accessibile il tutto.
Un buon EP questo Boo Hoo, che sebbene non eccella riesce comunque a mettere i Sirs sotto una buona stella; non resta che sospendere il giudizio e attendere fiduciosi il full-length. Nel frattempo possiamo gustarci questi 4 pezzi qua sotto.


links:
sirs
sirs - twitter
sirs - bandcamp 

Concerti alla Barberia

Una notizia davvero particolare: due ragazzi modenesi hanno deciso di mettersi insieme per iniziare ad organizzare concerti e djset nelle piccola cittadina emiliana. E fin qui, tutto normale.
Il luogo prescelto per le performances, tuttavia, non è un semplice locale per concerti preso in affitto, un centro sociale o un cirolo ARCI, ma un vecchio negozio di barbieri in pieno centro di Modena! A inaugurare la "sala concerti" La Barberia sono stati i Welcome Back Sailors. Qui sotto potete gustarvi la video story della giornata. Ringrazio Radio Città del Capo per la involontaria segnalazione.

Buona visione!



sabato 26 novembre 2011

Seasick Steve - You Can't Teach An Old Dog New Tricks (Pias, 2011) / #review

Se qualcuno viene a dirvi che il rock è appannaggio di ventenni arroganti e rissosi e che i vecchietti dovrebbero solo farsi da parte fategli ascoltare Seasick Steve.
Questo attempato giovinastro sui 70 (!) ha, infatti, tutte le carte in regola per partecipare ai bagordi rock'n'roll e sporcarsi le mani nella vischiosa melma del blues. 
Una vita passata in strada quella di Steve, come un Dean Moriarty reincarnato, a lavoricchiare qua e la e a fare da turnista al musicista di turno (ha persino prodotto il primo singolo dei Modest Mouse Broke, ndr). Salvo poi ricordarsi, alla veneranda età di 63 anni (il suo primo album solista - Cheap - è del 2004), che forse sarebbe stato il caso di incidere la vita su qualche solco di vinile.

Ed ora eccolo qua, spuntare di nuovo dal nulla con questa splendida collezione di pezzacci blues rock, accompagnato dal fido amico Dan Magnusson alla batteria e in 3 dei 12 episodi da John Paul Jones al basso e mandolino (e se non sapete chi sia, be', sono cazzi vostri!).
E non si tratta di blues rock di maniera, come ve lo aspettereste da un Mick Jagger qualsiasi (ops!), il compitino perfetto del primo della classe che puzza di stantio ad un miglio di distanza. Questa è roba calda ("e per caldo io intendo dire più caldo delle stesse fiamme dell'inferno", cit.), che brucia le interiora e ringhia come un cane rabbioso; un blues che raschia il fondo per risalirne orgoglioso e travolgente, un rock che sputa sangue e anima a fiotti. Insomma, roba che andrebbe insegnata a scuola!

Sia che si soffermi su ballate strappalacrime (l'iniziale Treasures - nel quale lo possiamo ascoltare in una performance vocale tra Eddie Vedder e Mark Lanegan - o la "cashiana" It's A Long Long Way) o su alcoliche atmosfere country blues (Whiskey Ballad), che corra a perdifiato lungo le sabbiose strade della California a suon di hard-boogie (You Can't Teach An Old Dog New Tricks, Back In The Doghouse, Days Gone) o che strisci come un verme nel pantano fangoso del delta del Mississipi caricandolo di ellettricità (Burnin' Up, Underneath A Blue and Cloudless Sky) Seasick Steve riesce a regalare grandi pezzi colmi di passione che sanno smuovere anima e culo. Date una chance a questo vecchio cane bluesy che vi guarda mezzo incazzoso dalla copertina (io il disco l'ho scoperto così), non ve ne pentirete!



links:
seasick steve
seasick steve - twitter
seasick steve - facebook
pias 

venerdì 25 novembre 2011

2011: The Loud Notes' Lost Tapes II

Let's continue with the second selection of Lost Tapes (here you can find the presentation of the trip and the first selection), to get a little bit deeper inside this angry 2011, clean it from the ashes left on the ground and put some benzine in the fire of rock'n'roll! Wishing you a very hot winter, healthy conflicts and relieving victories! Keep calm and take some more streets!
Here are the tapes: as usual, in an absolute random order. Let's dance!


Wilco - Art Of Almost
from The Whole Love (dBpm)



Left Lane Cruiser - Black Lung
from Junkyard Speed Ball (Alive Records)



Tv Ghost - Sleep Composite
from Mass Dream (In The Red)



Iron & Wine - Rabbit Will Run
from Kiss Each Other Clean (4AD)



Black Lips - Raw Meat
from Arabia Mountain (Vice)


mercoledì 23 novembre 2011

2012, l'anno dei Killing Joke

In pochi sembrano essersene occupati sul serio (a parte qualche sparuto blog metal), ma sembra che l'anno musicale venturo si aprirà all'insegna degli immortali Killing Joke
La post-punk band inglese ha infatti annunciato, poco più di un mese fa attraverso Pledgemusic, l'uscita per il prossimo gennaio 2012 del "live definitivo dei Killing Joke" (così lo ha definito il chitarrista Geordie Walker), intitolato Down By The River. Il live, frutto di un concerto realizzato ad aprile alla Royal Festival Hall di Londra, è già disponibile sul sito di Pledgemusic in versione standard (2 cd) o deluxe (3 cd), e in doppio vinile, con un DVD contenenti immagini del concerto ad accompagnare il tutto.

M ai quattro baldanzosi cinquantenni, ritrovatisi in studio nella formazione originale solo l'anno scorso in occasione dello splendido Absolute Dissent, sembrano prudere le mani, e non contenti della portata dell'operazione hanno pensato bene di mettersi ai lavori forzati. È recente, infatti, la notizia dell'inizio dei lavori per la produzione del prossimo album in studio, che uscirà ad inizio anno per Spinefarm/Universal a poco più di un anno dal suo fortunato predecessore. A seguire, i nostri partiranno per un tour europeo di supporto alla nuova release, che toccherà per ben tre volte il nostro paese. Qui e qui trovate le due notizie estrapolate dal sito della band. 
Long life to Killing Joke! 

lunedì 21 novembre 2011

2011: The Loud Notes' Lost Tapes I

Here I am, back again to present you some 2011 releases which didn't appear on the blog so far because of time constraint! These are what I called The Loud Notes' Lost Tapes, a rock'n'roll trip for the end of the year, to forget the coming of another fucking christmas!
Instead of boring you with never-ending reviews (which I don't have time to write, anyway), I decided to introduce the Lost Tapes through some songs/videoclip which I believe are representative of those releases. 
So here they are, in no specific order, just for you. Don't forget to check out the albums, to support bands and labels in the way you can 'cause they really deserve it! What else to say? Enjoy the trip!


The Cave Singers - Black Leaf 
from No Witch (Jagjaguwar)



Arbouretum - Destroying To Save
from The Gathering (Thrill Jockey)



Wooden Shjips - Home
from West (Thrill Jockey)



Orchid - Eyes Behind The Wall
from Capricorn (The Church Within)



Kurt Vile - Society Is My Friend
from Smoke Ring For My Halo (Matador)


giovedì 17 novembre 2011

Giudizi vs Voti: 1-0

Sembra di tornare a scuola, ma la faccenda è tutt'altro che da ridere (anche se non è certo drammatica!).
Qualche giorno fa mi è guizzata in mente la domanda cruciale: ma serviranno a qualcosa 'sti voti sulle recensioni? E la risposta, dopo lunghe elucubrazioni, è stata la seguente: neanche per il cazzo!

Il perché è presto detto:
  1. un voto da 1 a 10 è troppo riduttivo per giudicare il lavoro immenso fatto da bands e etichette; 
  2. non riescono a rendere a pieno il "giudizio" che chi scrive vorrebbe dare al disco, che è molto più articolato di un semplice numero;
  3. sviano l'attenzione del lettore dal contenuto della recensione (che cerca di mettere a nudo il ben più importante contenuto dell'album);
  4. sono una grande presa per il culo dell'intelligenza umana, perché intendono chiuderla in gabbie numeriche che non lasciano spazio alcuno all'immaginazione e all'interpretazione.
Morale della favola: ho scelto di togliere tutti i voti dalle recensioni che ho scritto fin qui, di non metterli in quelle che scriverò da ora in poi (è per questo che non l'avete trovato nell'ultima dei J.C. Satan) e di sostituirli con un giudizio completo a fondo recensione. In un primo momento, scriverò semplicemente quello che mi passa per la testa; con il passare del tempo, se vedrò che una parola o una frase rende bene il giudizio che voglio dare ai dischi, inizierò ad usarla con continuità, fino ad a stratificare una lista di giudizi che utilizzerò per tutte le recensioni. O anche no. Vedremo.
Questo è quanto. Buona lettura! E 'fanculo la Gelmini!

Hasta luego!

Kaosleo

mercoledì 16 novembre 2011

J.C. Satàn - Hell Death Samba (Slovenly, 2011)

È davvero un peccato che siano pochi a conoscere questi JC Satan, che i rock bloggers italiani non si siano accorti di questo Hell Death Samba (licenziato dalla sempre più cazzuta Slovenly Recordings) e che questi squinternati non siano in cima a tutte le classifiche mondiali come logica vorrebbe! Esagero? Forse. Forse è solo la mia malata concezione del pop a farmi sputare queste parole che ad altri, dopo l'ascolto del disco, potrebbero apparire incomprensibili. Perché di pop e commerciale, qua dentro, c'è effettivamente poco.
Niente? Si, lo ammetto, niente! Ma chissenefrega! Questo è il suono del demonio che viene a prenderti per portarti nei più oscuri meandri dell'inferno a suon di samba, nessuno ha mai detto che questo debba essere semplice e liscio come bere un bicchier d'acqua! E infatti non lo è. 

È sporco garage rock in bassa fedeltà, lordo fino al midollo, annegato nel fuzz e frustato da graffi di rumore all'altezza della giugulare. Qualcosa che riesci a mandar giù soltanto dopo ripetuti calci alla bocca dello stomaco! Caldo e delirante come dovrebbe essere! E, in questo caso, pure un po' sperimentale, il che non guasta. Si, perché i due "satanisti" non si sono nascosti dietro alla (per nulla) rassicurante coperta del garage rock lo-fi, e hanno buttato nel calderone brandelli di psichedelia, '60s beat, soul e gothic rock (Unhappy Girl), tirando fuori un album grezzo, caldo e...nuovo!

L'iniziale Hell Death Samba e la conclusiva Rhythm Of Sex (bellissima!) sono il perfetto lasciapassare per l'inferno, due gioiellini di garage rock in salsa lo-fi che ti si attaccano alle palle e te le mordono fino a farti sanguinare! Crystal Snake riesce a fare ancora meglio (in termini di perdizione, è chiaro), scaraventandoti a capofitto nelle fiamme ardenti con un garage-punk violentato da urla e bordate noise che sembra di riascoltare gli Oblivians (e dico poco!).
Ma c'è dell'altro, qua dentro: la zoppicante Dear Dark J riesce a mettere così tanta carne al fuoco che è difficile mangiarla tutta. In The Light è messa lì a frenare la corsa verso l'abisso, virando verso un soul psichedelico da pelle d'oca. E il dolce pop lo-fi di Abandon viaggia sulla stessa lunghezza d'onda, con le chitarre in riverbero ad accompagnare un trip acido quanto basta. L'acidità sale a livelli insostenibili qualche minuto più tardi, con la psichedelica e drogata Junkie Night, scorretta e deplorevole come solo Lou Reed sapeva essere.

E se scavate a fondo in questo sporco angolo di terra ci troverete senza dubbio molto altro, qualcosa di tremendamente affascinante, capace di saziare anche le gole e le orecchie più ingorde. E ringrazierete JC Satan per questo affascinante viaggio agli inferi...e ora provate a tornare a casa!


links:
j.c.satàn
j.c.satàn - facebook
slovenly recordings

martedì 15 novembre 2011

Daisy Chains - The End Of The Affair / #video

È uscito da qualche giorno, in antemprima sul sito della rivista "Paper Street", il videoclip di The End Of The Affair dei nostrani Daisy Chains, realizzato dalla neonata "Sandimar Production": una riuscitissima miscela tra alcune riprese della band in versione live e immagini di repertorio di Londra in versione '60s. Vi potete gustare il video ed avere maggiori informazioni sulla sua realizzazione a questo link
Qui, invece, potete trovare la mia recensione del loro ultimo full length, A Story Has No Beginning Or End, scritta per "The Empty Dream" (a breve, sempre su "The Empty Dream" la mia intervista realizzata con Carlo Pinchetti, voce e chitarra dei Daisy Chains*). Se poi, dopo aver letto la recensione, vi dovesse interessare l'album, potete ascoltarlo in streaming sul soundcloud della band; e a parte questo, è uno di quegli album che meriterebbe l'acquisto ad occhi chiusi!

links:
paper street

* eccola qua!

lunedì 14 novembre 2011

Jail Guitar Doors: Paul Simonon in prigione

Sembra che la scorsa estate, per l'ex bassista dei Clash (e attuale bassista dei The Good, The Bad & The Queen) Paul Simonon si siano aperte le porte di una cella in Groenlandia. 
Salito sulla nave di Greenpeace Esperanza in qualità di "Paul, l'assistente di cucina", Simonon è stato arrestato dalla polizia insieme ai suoi 17 compagni durante un attacco contro una stazione petrolifera. Durante i 15 giorni di galera Paul ha continuato a rimanere anonimo e a svolgere le funzioni di cuoco per i suoi compagni di cella. 
Solo recentemente, in occasione di un concerto dei The Good, The Bad & The Queen per Greenpeace, Paul ha finalmente rivelato la sua identità ai suoi ex compagni, uno dei quali ha ammesso: "questo ragazzo cucina degli eccellenti piatti vegetariani. Il cibo in prigione era orribile, ci ha salvato"!
Qui trovate la storia per intero.